“Gli dèi e la legge” è un saggio che ci permette di dotarci di uno strumento critico essenziale. Il saggio, curato da Aglaia McClintock e pubblicato da Il Mulino, non è un libro specialistico riservato agli addetti ai lavori, ma un’opera capace di parlare a chiunque voglia comprendere come le categorie del sacro e del giuridico abbiano costruito, e continuino a costruire, le nostre società.
Attraverso un’indagine rigorosa ma accessibile, “Gli dèi e la legge” mostra come nel mondo antico il diritto non fosse mai separato dalla religione, e come questa fusione abbia lasciato tracce profonde nel nostro modo di pensare il potere, la giustizia, la colpa e la responsabilità collettiva.
“Gli dèi e la legge”
“Gli dèi e la legge” è un saggio che educa allo spirito critico. Non chiede al lettore di prendere posizione, ma di interrogarsi. Mostra come il diritto non sia mai neutro, come il sacro non sia mai innocente e come la storia antica possa offrirci strumenti preziosi per comprendere il presente.
In un momento storico in cui le leggi vengono spesso invocate come verità assolute, leggere “Gli dèi e la legge” significa ricordare che ogni norma nasce da un equilibrio di poteri, paure e credenze. E che solo conoscendo queste origini possiamo davvero difendere la libertà di pensiero e la responsabilità collettiva.
“Gli dèi e la legge” è un volum curato da Aglaia McClintock, studiosa riconosciuta a livello internazionale per i suoi lavori sul diritto romano e sulle intersezioni tra norme giuridiche e pratiche religiose nel mondo antico. Il libro uscito per Il Mulino, una delle case editrici italiane più autorevoli nel campo della saggistica storica, filosofica e giuridica.
La scelta editoriale è chiara: offrire un saggio solido dal punto di vista scientifico ma leggibile, capace di collegare passato e presente senza semplificazioni fuorvianti.
Di cosa parla “Gli dèi e la legge”
Nel mondo antico, e in particolare a Roma, gli dèi non abitano un altrove separato dalla vita civile. Condividono la città con gli uomini, ne regolano i confini simbolici e partecipano, indirettamente ma concretamente, all’amministrazione della giustizia. “Gli dèi e la legge” parte da questa constatazione fondamentale per mostrare come il diritto non fosse soltanto un insieme di norme razionali, ma un sistema profondamente intrecciato con il rito, il sacrificio, l’espiazione.
Il libro spiega come le divinità straniere potessero essere accolte solo tramite un atto giuridico, come il senato regolasse il culto e come persino la guerra fosse sottoposta a una forma di legittimazione religiosa. Non si trattava di superstizione, ma di un equilibrio delicato: la pax deorum, la pace con gli dèi, era considerata una condizione necessaria per la sopravvivenza della comunità.
In “Gli dèi e la legge” emerge con forza un’idea che può risultare disturbante per il lettore contemporaneo: il diritto antico non separa mai completamente il corpo umano, la violenza e il sacro. Il sangue versato deve essere espiato, il nemico sconfitto deve essere giustificato, la trasgressione non è solo un reato ma una frattura dell’ordine cosmico.
Perché leggere “Gli dèi e la legge” oggi
Il grande merito di “Gli dèi e la legge” è quello di non limitarsi alla ricostruzione storica. Il saggio utilizza il mondo antico come uno specchio, attraverso cui osservare le contraddizioni del presente. Quando leggiamo delle regole che disciplinavano il culto, il sacrificio o l’accesso al corpo, non stiamo leggendo qualcosa di definitivamente superato. Stiamo leggendo l’origine di un modo di pensare che, sotto altre forme, continua a operare.
Il libro mostra con chiarezza come l’idea di legge assoluta, non negoziabile, abbia spesso bisogno di un fondamento trascendente per imporsi. Nel mondo antico questo fondamento erano gli dèi; oggi possono essere altri dogmi, altre ideologie, altre verità proclamate come indiscutibili. “Gli dèi e la legge” invita il lettore a riconoscere questi meccanismi, a smascherarli, a non accettarli passivamente.
Dal punto di vista stilistico, il saggio riesce in un equilibrio non scontato: mantiene un alto livello di rigore accademico senza rinunciare alla chiarezza. I concetti complessi vengono spiegati attraverso esempi concreti, casi storici, confronti tra epoche e culture. Questo rende “Gli dèi e la legge” un testo adatto anche a chi non ha una formazione specifica in diritto o storia antica, ma vuole comprendere come nascono le norme che governano la nostra vita collettiva.
C’è poi un altro elemento che rende questo libro particolarmente attuale: l’attenzione alle dinamiche biopolitiche. Il controllo dei corpi, la regolamentazione della violenza, il ruolo del sacrificio sono temi che attraversano l’antichità ma parlano direttamente al presente, dalle questioni bioetiche ai conflitti armati, dal rapporto tra religione e Stato alle decisioni politiche che si rivendicano come “necessarie” o “inevitabili”.
Leggere “Gli dèi e la legge” significa imparare a diffidare delle semplificazioni, capire che ogni sistema giuridico è il risultato di scelte storiche, culturali e ideologiche. È un libro che non offre risposte facili, ma pone domande fondamentali. Ed è proprio questa la sua forza.
Aglaia McClintock curatrice di “Gli dèi e la legge”
Aglaia McClintock è una delle voci più autorevoli nello studio del diritto romano e delle sue implicazioni culturali. I suoi lavori si concentrano sul rapporto tra norme giuridiche, pratiche religiose e costruzione del potere nel mondo antico. In “Gli dèi e la legge” la sua competenza emerge non solo nella scelta dei contributi, ma nella capacità di costruire un discorso unitario, coerente e stimolante.
