L'intervista a Glenn Cooper

Glenn Cooper, “I misteri vanno risolti con l’intelligenza, non con la forza”

Glenn Cooper, autore del bestseller "La biblioteca dei morti", è tornato in libreria con un nuovo romanzo, "Il segno della croce" (Nord)
Glenn Cooper, "I misteri vanno risolti con l'intelligenza, non con la forza"

MILANO – Albert Einstein diceva che “quello che è più incomprensibile è che ci sia ancora qualcosa di comprensibile”. Può sembrare strano o esagerato però spesso abbiamo la sensazione che le cose stiano proprio così. Sensazione che più di una volta deve aver avuto anche Glenn Cooper, lui che nell’intervista ci ha detto: “Tutto è misterioso nella nostra vita”. Lo scrittore americano, che ha debuttato nel 2009 col bestseller “La biblioteca dei morti”, è tornato in libreria con un nuovo romanzo, “Il segno della croce” (Nord), in cui il mistero ha un ruolo fondamentale. Quando l’abbiamo chiamato era a Palermo, per la seconda tappa del tour che lo sta portando in giro in tutta Italia per parlare del nuovo libro (sul suo sito ufficiale, www.glenncooper.it, sono indicate tutte le tappe). Sabato 19 parteciperà anche a Bookcity Milano, in un incontro alla Triennale dove dialogherà con Gianluigi Nuzzi. Noi l’abbiamo intervistato in anteprima. Ecco cosa ci ha raccontato.

Il romanzo è ambientato in Italia, Antartide, Siria, Stati Uniti. Cosa lega tutti questi luoghi?

Come avrai già visto leggendo i miei libri precedenti, sai che mi piace spostarmi da un’epoca all’altra, da un luogo geografico all’altro. Cos’hanno in comune tutti questi posti? Senz’altro il fatto di tenere insieme una storia, una trama che spero sia entusiasmante, e che inviti anche il lettore a riflettere su alcuni temi. In questo caso, la storia di un giovane prete italiano che riceve le stigmate e di un ricercatore di Harvard che viene incaricato direttamente dal papa di indagare su questo caso di stigmate: l’obiettivo è determinare se si tratta di un impostore che si procura queste ferite o se è veramente un prete con le stigmate.

Ci può rivelare qualcosa di più su questo affascinante ricercatore, Cal Donovan?

Donovan è il protagonista dei miei romanzi che amo di più ed è un po’ l’evoluzione dei personaggi dei miei libri precedenti, da Will Piper a John Camp. E’ un uomo con tante debolezze e difetti, che però riesce a superare eroicamente quando è necessario. Credo che Donovan sia il mio protagonista preferito perché, come me, è un ricercatore e come me ama la storia e la religione, anche se è decisamente più atletico del sottoscritto. Per risolvere i misteri non usa però la forza fisica ma il cervello.

Nei suoi romanzi il mistero è un elemento importate. Allora ci siamo chiesti, qual è il rapporto di Glenn Cooper col mistero? Come si relaziona con ciò che non conosce?

Tutto è misterioso nella nostra vita. Perché siamo qui? Dove andremo? Che cosa ci sarà dopo la vita? Uno dei misteri che cerco di affrontare è chi sono e chi siamo noi, come specie umana. Cosa ci facciamo in questo mondo pazzo? Questo mi porta ad affrontare altri argomenti interessanti e altri misteri, come il rapporto tra libero arbitrio e predestinazione, tra il bene e il male. In questo ultimo libro affronta il rapporto e la commistione tra fede e scienza, se si esclude a vicenda. Tutto parte però da questo grande mistero che è la vita.

Quindi si escludono a vicenda scienza e fede?

Non lo so, ma è ciò che spero di esplorare in vari libri, a partire da “Il calice della vita”. E’ un argomento che attraversa tutta la trilogia dei “Dannati”. E’ una domanda che io continuo a pormi e lascio ai lettori il compito di trovare una risposta. Per me resta un grande punto interrogativo.

Cosa rappresentano per lei le reliquie?

Secondo me le reliquie permettono di ricostruire un legame col passato, in particolare le reliquie sacre, che sono appartenute a persone venerate, come Cristo. Quelle cristiane, per esempio, sono la base su cui è nata la Chiesa. In generale le reliquie hanno un compito importante perché rafforzano il rapporto delle persone con la fede e questo accade da 2000 anni ormai. Io personalmente, come archeologo, ogni volta che trovo una reliquia, un reperto storico, sento un legame molto forte col passato.

Come si spiega questo feeling con i lettori italiani?

Credo che sia una ammirazione reciproca: io amo molto questo paese, la sua storia, la sua cultura, gravito molto intorno alle storie italiane. E credo che agli italiani piaccia molto che racconti queste storie. Sono molto lieto che si sia instaurato questo circolo virtuoso.

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