CULTURA - Il ricordo di Paolo Borsellino

Giuseppe di Piazza ”Occorrerebbe studiare la vita di Borsellino a scuola come materia obbligatoria”

'Un uomo che non si è tirato indietro di fronte ai rischi ed alla paura che fare il proprio dovere in quella Sicilia comportava”. E' stato questo Paolo Borsellino secondo il giornalista e scrittore palermitano Giuseppe Di Piazza...
Giuseppe Di Piazza, ''Paolo Borsellino era un uomo di legge ed ordine''

In occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio, ecco il personale e toccante ricordo da parte del giornalista e scrittore palermitano nei confronti di Paolo Borsellino. In questa intervista Giuseppe Di Piazza ci spiega cosa ha rappresentato per l’Italia una figura come quella del magistrato siciliano.
 

MILANO – ‘Un uomo che non si è tirato indietro di fronte ai rischi ed alla paura che fare il proprio dovere in quella Sicilia comportava”.  E’ stato questo Paolo Borsellino secondo il giornalista e scrittore palermitano Giuseppe Di Piazza. A distanza di 23 anni dalla strage di via D’Amelio, in questa intervista Giuseppe Di Piazza ci spiega cosa ha rappresentato per l’Italia una figura come quella del magistrato Borsellino.
 
In che modo è possibile ricordare Paolo Borsellino oggi, senza cadere nella retorica?
Borsellino è stato un siciliano innanzi tutto, e poi un italiano. Era molto legato alla nostra terra, e lo ha fatto con un senso etico fortissimo. Lui sapeva, come molti personaggi shakespeariani, a cosa stava andando incontro. Questo non è stato motivo per farlo scappare, tutt’altro. Parlare di un eroe è quasi obbligatorio. Insieme a Giovanni Falcone, ha ispirato intere generazioni. Lo voglio ricordare come un siciliano che ha saputo affrontare la vita a testa alta, senza averne paura. Questa è stata la sua lezione più grande.

 
Le viene in mente un aneddoto emblematico del Borsellino uomo?
Lo racconto spesso. Era stato da poco ucciso Falcone, e Paolo Borsellino si trovata a Roma per una riunione durante la quale si doveva decidere come sostituire la figura di Giovanni Falcone. Andai per scriverne per Il Messaggero. Lo vidi, lo seguii con gli occhi per questa sala. Aveva uno sguardo completamente perso, in questo caos che aveva intorno. La morte di Falcone aveva risvegliato tutte le attenzioni popolari sul tema della Mafia. Lui era quasi impreparato a quest’urto. Ricordo il caldo, il suo sudore, quest’uomo che andava avanti quasi spaurito in questo caos romano, lontano da ciò che aveva a che fare in Sicilia.

 
In che modo istituzioni e cittadini possono rendere omaggio a Borsellino, non solo in occasione del suo anniversario?
Occorrerebbe studiare, come materia obbligatoria, quegli anni. Rivedere quello che loro hanno fatto per restituire dignità alla Sicilia. Falcone e Borsellino, in quegli anni, sono riusciti con il loro lavoro ed il loro sacrificio a ridare dignità all’essere siciliani. Occorre studiare quello che hanno fatto.
 
19 luglio 2015
 
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