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Le interviste di Fotografiamo

Giuseppe Di Piazza, ”La fotografia è la mia primordiale forma d’espressione”

''Le donne sono per me il centro del mondo. Per quella che è stata la mia crescita, tutto deriva dal rapporto con le donne. Dal punto di vista personale per me è naturale raccontare le donne, ascoltarle.'' Ed è proprio un inno alle donne...

Lo scrittore e giornalista parla della mostra “Negli occhi delle donne” e ci presenta la sua passione per la fotografia

 

MILANO – “Le donne sono per me il centro del mondo. Per quella che è stata la mia crescita, tutto deriva dal rapporto con le donne. Dal punto di vista personale per me è naturale raccontare le donne, ascoltarle.” Ed è proprio un inno alle donne quello che il giornalista scrittore Giuseppe Di Piazza ha realizzato attraverso “Negli occhi delle donne”, la mostra fotografica in esposizione dal 25 settembre al 31 ottobre a milano nell’auditorium “Piero Calamandrei” dello Studio Legale La Scala. Venti ritratti di donne, attrici, scrittrici, sconduttrici tv, professioniste della comunicazione, tutte in bianco e nero e realizzate tra il 2013 e il 2014. LA mostra, organizzata in collaborazione con lo Studio Legale La Scala e curata da Denis Curti, resterà aperta fino al 31 ottobre. Ecco come Giuseppe di Piazza parla della mostra e ci presenta la sua passione per la fotografia.

 

Come nasce la sua passione per la fotografia?

Non è la prima mostra fotografica che realizzo. La fotografia è stata probabilmente la mia prima forma d’espressione. Ho iniziato a 12 anni, poi negli anni ’80 ho iniziato professionalmente, collaborando con un’agenzia americana che distribuiva in Africa e in Asia, per la quale realizzavo reportage.

La fotografia è la mia primordiale forma d’espressione. Attraverso le immagini, cerco di raccontare la vita della gente, i luoghi.  Lavoro sia sul paesaggio, a colori,  sia sul ritratto, in bianco e nero.

Quali sono i punti d’incontro e le differenze con il mondo della scrittura?

Sono molte le differenze. La fotografia è l’espressione di un istante. Anche la più costruita delle fotografie è figlia di un battito di ciglia. La scrittura è esattamente il contrario: va in profondità, è costruita nella lentezza della parola, della costruzione delle frasi. Due mezzi distanti, ma che arrivano al medesimo risultato: entrano entrambe nel cuore delle persone, essendo le due principali forme di comunicazione.

“Negli occhi delle donne”. Come nasce il progetto fotografico?

Stavo lavorando da tempo su una serie di amiche sia di lavoro sia personali, tra le quali diverse scrittrici, attrici, conduttrici tv. Una mia amica che si occupava di ufficio stampa mi ha proposto di mettere le foto insieme e fare la mostra in un posto particolare, che è questo grande studio legale a Milano, con un auditorium molto bello in cui sono state già ospitate diverse mostre. All’inaugurazione hanno preso parte molte persone.

C’è una fotografia a cui è particolarmente legato?

Sicuramente quella di mia moglie è la foto a cui sono più legato, oramai da 23 anni.

Le donne sono state muse ispiratrici per diversi artisti nel passato e continuano ad esserlo ancora oggi. Come è cambiata la loro situazione ed il loro ruolo all’interno della società oggi?

Le donne sono per me il centro del mondo. Per quella che è stata la mia crescita, tutto deriva dal rapporto con le donne. Dal punto di vista personale per me è naturale raccontare le donne, ascoltarle. In generale, si sta facendo faticosamente qualche progresso: le donne spesso sono le più brave sul posto di lavoro, ma non sempre vengono trattate allo stesso modo. Esistono grandi e piccole discriminazioni, sia in Italia che in Europa, dove la democrazia per le donne è a responsabilità limitata, non certo per colpa loro.  

 

29 settembre 2014

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