Giuseppe Calabrese, ”Rispetto e passione sono i valori che il CT Prandelli vuole trasmettere ai giovani”

Il giornalista di Repubblica di Firenze confessa com'è stata l'esperienza di scrivere un libro insieme al CT della Nazionale 

MILANO – Trasmettere ai giovani l’importanza di valori come il rispetto e la famiglia, e la necessità di coltivare le proprie passioni, in particolare modo in un momento eticamente delicato come quello attuale per il calcio italiano. E’ il messaggio lanciato nel libro “Il calcio fa bene“, scritto dal CT della nazionale Cesare Prandelli insieme al giornalista di Repubblica di Firenze Giuseppe Calabrese, al quale abbiamo rivolto domande sul libro e sul mondo del calcio in generale.

 

 

Com’è stato scrivere il libro insieme al ct della nazionale Cesare Prandelli? Cosa è emerso di lui che magari non traspare all’esterno sui media?
E’ stata senza dubbio una bella esperienza. Ho avuto modo di conoscere ancora meglio una persona che stimo moltissimo. Ci siamo trovati in sintonia su tutto, abbiamo scoperto di avere lo stesso modo di pensare a proposito dei valori nel calcio. Ci siamo divertiti molto a scrivere questo libro, e speriamo di aver dato un piccolo contributo alla crescita della cultura sportiva in questo paese. Per chi segue e conosce il calcio in certi passaggi il libro potrà sembrare un po’ didascalico, ma è una scelta voluta perché come ci siamo detti spesso questo è un libro “per” il calcio e non un libro “sul” calcio, quindi rivolto a tutti, specialmente a chi non ha nessuna conoscenza del mondo del pallone. Per quanto riguarda Cesare, invece, posso dire che è esattamente quello che sembra. Una persona che crede fermamente nella famiglia, nel rispetto, nell’amicizia. Uno con la schiena dritta.

 

Quale aneddoto contenuto nel libro l’ha più colpita?
Non ci sono molti aneddoti perché, sempre per scelta, abbiamo evitato di farlo diventare un libro autobiografico. La nostra intenzione non era raccontare Cesare Prandelli, ma spiegare la sua visione del calcio. E la cosa che emerge fin dall’inizio è la passione di Cesare ragazzino che saltava il muro dell’oratorio per giocare a pallone, quella stessa passione che ha ancora oggi che è commissario tecnico della Nazionale. Passione e la consapevolezza che il calcio è un gioco. Prima la scuola, poi il divertimento. Lui è cresciuto così e ha cresciuto così anche i ragazzini del settore giovanile dell’Atalanta. Oggi il rapporto con i suoi calciatori è diverso, ma valori come rispetto e passione sono sempre i suoi punti di riferimento.

 

Un libro che parla dei valori legati al calcio e che, alla luce degli ultimi scandali, assume un significato ancor più forte. Che idea si è fatto lei delle ultime vicende riguardanti il calcio scommesse?
Penso che il calcio stia vivendo un momento molto difficile in cui c’è bisogno di fermezza e sentenze esemplari. Se qualcuno ha barato la giustizia sportiva deve essere inflessibile. Fossi io il giudice radierei a vita tutti quelli che verranno ritenuti colpevoli. Via dal calcio per sempre. Però accanto a questo penso che sia sbagliato generalizzare. C’è una parte di calcio che è indubbiamente malata, ma ce n’è un’altra, stando ai numeri molto più grande, che è sana e quindi va difesa e tutelata. E’ demagogia dire che si dovrebbero fermare i campionati. Non è quella la soluzione.

 

Con quale altro calciatore o sportivo italiano le piacerebbe scrivere un libro in futuro?
Federica Pellegrini. E’ un’atleta straordinaria e una donna che mi piacerebbe scoprire. Avrei mille domande da farle. In un atleta di successo gli affetti, i sentimenti, le depressioni sono viste sempre come debolezze. Federica è stata fatta a pezzi, accusata di tutto, dipinta come un essere orribile. Inseguita, fotografata, tartassata. E per cosa? Per un amore? Per un errore? Vorrei raccontare la ragazza cresciuta troppo in fretta, l’altra faccia della campionessa.

 

9 giugno 2012

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