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Giulio Calella di Alegre, ”Pubblichiamo libri con l’ambizione di cambiare il mondo in cui viviamo”

Obiettivo della casa editrice è rivitalizzare la letteratura sociale, realizzare libri che critichino la realtà da punti di vista diversi, per rafforzare le aspirazioni al cambiamento. Così Giulio Calella, uno degli editori, ci parla dell'attività di Alegre Edizioni...
Uno degli editori di Alegre ci presenta l’attività e il catalogo della casa editrice

MILANO – Obiettivo della casa editrice è rivitalizzare la letteratura sociale, realizzare libri che critichino la realtà da punti di vista diversi, per rafforzare le aspirazioni al cambiamento. Così Giulio Calella, uno degli editori, ci parla dell’attività di Alegre Edizioni.

Quando e con quali intenti è nata la casa editrice?
Alegre nasce nel 2003 nel periodo più alto della stagione dei movimenti, dai no-global al movimento per la pace. Il nome della casa editrice infatti si ispira a Porto Alegre, in quegli anni “capitale dei movimenti dei Forum sociali”. Quella intuizione resta per me, Salvatore Cannavò e Checchino Antonini, gli altri due soci, un orientamento prezioso, nel tentativo di raccordare le nuove forme della politica e dei movimenti con le culture che, pur sconfitte nel Novecento, hanno resistito alla resa e hanno cercato di esplorare la realtà a "contropelo". Il nostro intento era ed è cucire le ragioni dei movimenti con le intuizioni e le suggestioni di un marxismo critico e creativo ancora ampiamente inesplorato. E sperimentare e rivitalizzare la letteratura sociale, in cui la narrazione influenza e cerca di modificare la realtà.

Quali sono i principi guida della linea editoriale?

Viviamo in un mercato editoriale sostanzialmente oligopolistico, in cui i quattro gruppi principali detengono non solo i più importanti marchi editoriali ma anche le più grosse aziende di promozione e distribuzione e le grandi catene di vendita. È un mercato che rischia di uccidere la bibliodiversità, e con essa la possibilità di criticare la realtà da più punti di vista, e quindi di costruire grandi narrazioni in grado di parlare di "un altro mondo possibile".
In questo mercato così difficile la nostra ambizione è pubblicare libri che passino di mano in mano allargando la visuale per criticare il reale, rafforzando le aspirazioni al cambiamento. Il lavoro culturale è per noi fondamentale per ridare dignità ad una politica ormai corrotta e succube del potere dei mercati, che deve recuperare le proprie ragioni di fondo e cambiare radicalmente il proprio linguaggio.

Quali personalità hanno maggiormente contribuito a definire l’identità della casa editrice?
Due autori in particolare, entrambi purtroppo recentemente scomparsi.
Sul piano della saggistica e della filosofia politica, fondamentale è stato per noi il lavoro del filosofo francese Daniel Bensaid, di cui abbiamo appena pubblicato “Elogio della politica profana”. Il titolo della sua autobiografia – “Una lenta impazienza” – è per noi lo slogan del nostro lavoro culturale. Sul piano della narrativa, l’autore più importante è stato per noi Stefano Tassinari, scomparso nel maggio del 2012. Tassinari ha fondato “Letteraria. Semestrale di letteratura sociale”, la rivista che pubblichiamo con la collaborazione di una redazione prestigiosa: dai Wu Ming a Carlo Lucarelli, da Marcello Fois a Pino Cacucci e tanti altri e altre.

Ci può presentare le collane principali?
Abbiamo in catalogo nove collane, ma ne cito quattro che rappresentano il lavoro fondamentale della nostra casa editrice. Nella collana di narrativa Scritture resistenti pubblichiamo esperimenti di letteratura sociale in cui finzione e realtà si confondono, denuncia e immaginazione si fondono. Recentemente per questa collana abbiamo pubblicato in collaborazione con la Fiom l’antologia di racconti “Lavoro vivo”. La collana Tempi moderni è invece la nostra collana di inchiesta giornalistica, che indaga il presente con gli occhi dell’impegno civile. Cito come esempio l’inchiesta sulla protezione civile di Manuele Bonaccorsi “Potere assoluto”, che ha anticipato tutte le indagini su l’Aquila e Bertolaso, divenute poi note al grande pubblico. La collana Tracce
indaga invece la storia dalla parte delle vittime e non dei “vincitori”, collana per cui è uscito recentemente il libro di Tariq Ali e Oliver Stone “Un’altra storia. Dialogo sul Novecento”. Infine Futuro anteriore, riflessioni inedite su percorsi inesplorati della politica e dei movimenti sociali, per ricostruire una cultura politica all’altezza dei tempi e per cui – come già detto – è appena uscito il libro di Daniel Bensaid “Elogio della politica profana”.

Ci può anticipare qualche titolo in uscita?
Per il 2013 mi piace segnalare in particolare l’uscita di due libri.
Uno è la traduzione italiana del libro di Yves Citton, “Mitocrazia. Storytelling e immaginatio della sinistra” la cui edizione italiana avrà un’ampia prefazione di Wu Ming 1. L’altro è la nuova edizione del più importante romanzo di Stefano Tassinari, “L’amore degli insorti”, che uscirà a maggio per l’anniversario della sua scomparsa.

13 febbraio 2013

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