Giovanni Peresson di AIE, ”Investire nelle biblioteche scolastiche favorisce la crescita economica di un Paese”

Nei Paesi dove si legge di più il tasso di crescita economica è più alto. E' un dato che emerge da una delle ricerche commissionate dal'AIE. Per diffondere questa buona abitudine, indispensabile è il ruolo svolto per i giovani dalle biblioteche presenti nelle loro scuole. Per questo gli organi di governo dovrebbero interessarsi allo sviluppo di tali strutture...
Il responsabile dell’Ufficio studi dell’AIE riassume i risultati dell’indagine condotta dall’Associazione sullo stato delle biblioteche scolastiche in Italia
 

MILANO – Nei Paesi dove si legge di più il tasso di crescita economica è più alto. E’ questo il dato che emerge da una delle ricerche commissionate dall’AIE. Per diffondere questa buona abitudine, indispensabile è il ruolo svolto per i giovani dalle biblioteche presenti nelle loro scuole. Per questo gli organi di governo dovrebbero interessarsi allo sviluppo di tali strutture. Purtroppo invece le biblioteche scolastiche in Italia non godono di buona salute. Ciò è quanto emerge dalle parole di Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio studi dell’AIE, che ci presenta i principali risultati di un’indagine condotta su questa realtà. Molte delle sue affermazioni confermano quanto già riportato in un nostro precedente articolo redatto in collaborazione con Luisa Marquardt.

Dovrebbero uscire a breve i risultati dell’indagine condotta dall’AIE sullo stato delle biblioteche scolastiche. Può spiegarci la tipologia e i metodi di quest’indagine?
È stato inviato un questionario abbastanza complesso a tutte le scuole italiane, elementari, medie inferiori e superiori, e abbiamo avuto un ritorno di 8.372 questionari compilati. Ne risulta una radiografia complessa e articolata della situazione delle biblioteche scolastiche in Italia.
Uno dei primi quaderni dell’Ufficio Studi di AIE – stiamo parlando della prima metà degli anni Novanta – era dedicato proprio a questa domanda: quali risorse servirebbero per avere anche nelle scuole italiane una biblioteca scolastica, che è presente negli istituti di tutti gli altri Paesi europei? Si tratta infatti di una struttura fondamentale per formare nei ragazzi un’abitudine forte alla lettura, non solo di libri scolastici, ma anche di libri di intrattenimento, e per far capire allo studente che il libro è uno strumento da cui si possono ricavare informazioni utili nelle vita e nell’attività quotidiana. È questa la ragione per cui abbiamo ritenuto importante condurre quest’indagine. A questo riguardo però, purtroppo, c’è un completo disinteresse da parte degli organi di governo.

L’AIE evidenzia che c’è una correlazione tra indice di lettura e tasso di crescita di un Paese: è possibile tradurre questa affermazione in cifre?
Se la Calabria nel 1972 avesse avuto lo stesso indice di lettura della Liguria, che in quel momento aveva uno degli indici di lettura più alti d’Italia, nel 1995 il suo prodotto interno lordo sarebbe stato superiore di 20 punti percentuali. È quanto risultato da uno studio commissionata dall’AIE al dipartimento di Economia dell’Università di Bologna.

Quante sono, in percentuale, le scuole dotate di biblioteche in Italia e dove sono dislocate per lo più?

L’89,4% delle scuole dichiara di avere una biblioteca, ma a questo riguardo c’è il problema di capire che cosa si intenda per biblioteca scolastica. Complica le cose il fatto che nel nostro Paese non esista né la figura del bibliotecario scolastico né il riconoscimento che una scuola debba essere dotata di questa struttura. Non c’è questo riconoscimento a livello legale, ma neppure da parte delle famiglie o dei sindacati insegnanti: non c’è l’idea che un insegnante possa svolgere meglio il suo lavoro se ha a disposizione una biblioteca che funziona. Non esiste poi la definizione di uno standard cui le biblioteche scolastiche devono adeguarsi, mentre c’è a livello internazionale. Quando nella metà degli anni Novanta abbiamo calcolato quali dovessero essere le risorse per lo sviluppo di una biblioteca scolastica, ci eravamo riferiti agli standard fissati dall’IFLA, la principale associazione bibliotecaria internazionale.  L’IFLA dà disposizione precise circa orari di apertura, superficie che deve essere messa a disposizione per la consultazione, numero di libri per popolazione residente, numero di prestiti. Come per le biblioteche di pubblica lettura, questi standard sono fissati anche per le biblioteche scolastiche. A partire da questi standard poi, ogni Paese può definire cosa si debba intendere per biblioteca, ma dato che una tale definizione non esiste per la biblioteca scolastica in Italia, ci si pone una serie problemi: quando si può effettivamente parlare di biblioteca scolastica? Quanti volumi deve avere una struttura presente in una scuola perché la si possa definire tale?
L’altro vero problema è l’ammontare irrisorio della spesa media per studente investita nell’acquisto di libri, che nel 2011 è stata di 0,39 centesimi.  È evidente che con risorse di questo genere praticamente non c’è rinnovamento della collezione, che è l’elemento vitale di una biblioteca: il numero degli utenti cresce solo se sono disponibili le ultime novità.
È evidentissimo infine lo squilibrio tra Nord, dove si concentrano le biblioteche scolastiche meglio fornite, e Sud, dove invece è difficile che ci siano istituti dotati di un buon patrimonio librario.

E invece tra scuola pubblica e privata?

C’è uno squilibrio paradossalmente a favore della scuola pubblica. Le scuole private hanno minori dotazioni librarie di biblioteca.

Per quanto riguarda l’ordine delle scuole, elementari, medie e superiori, quali sono quelle che presentano il maggior numero di biblioteche?

Più le scuole primarie dell’obbligo che quelle superiori. Questo dovrebbe portare a riflettere sul fatto che, per formare dei professionisti, oggi sicuramente non basta più il solo libro di testo, serve anche tutta una produzione bibliografica professionale, utile agli stessi insegnanti. È vero che molte informazioni passano ormai attraverso il digitale, ma l’uso del libro per aggiornarsi sulla didattica credo sia ancora molto importante. Perché i bambini e ragazzi fino ai 14 anni leggono di più rispetto alla media della popolazione? Forse questo è dovuto anche alla migliore dotazione libraria delle loro scuole.

Abbandoniamo i dati e i numeri: dall’indagine emergono anche alcuni aspetti qualitativi relativi allo stato di salute delle biblioteche scolastiche?
Il fatto che non esista la realtà delle biblioteca scolastica a livello istituzionale porta due conseguenze: in primo luogo, come dicevamo prima, manca la figura professionale del bibliotecario scolastico. Manca cioè una persona che gestisca la struttura integrando la sua attività all’interno del piano formativo della scuola, che si procuri i testi più adeguati a supportare la didattica dell’istituto. In secondo luogo, la biblioteca scolastica finisce per essere una realtà completamente separata rispetto al sistema delle biblioteche pubbliche. Non c’è un rapporto strutturato, se non legato alla volontà dei singoli insegnanti, dei singoli bibliotecari e delle singole amministrazioni. Immaginiamo un comune in cui sia presente una biblioteca pubblica ben fornita, magari con sezioni distribuite sul territorio, e immaginiamo che in quello stesso comune ci sia, per esempio, un istituto nautico d’eccellenza. La biblioteca dell’istituto potrebbe integrare l’offerta della biblioteca comunale procurandosi tutte le pubblicazioni specializzate nel settore nautico, offerte alla consultazione, oltre che degli studenti, di tutti i cittadini. Naturalmente la collaborazione sarebbe a doppio senso: la biblioteca scolastica potrebbe avere accesso al catalogo di quella comunale, gli studenti potrebbero procurarsi un libro presente nella biblioteca pubblica facendone richiesta attraverso quella scolastica. Si potrebbe pensare anche, in determinati giorni e orari, di mettere a disposizione degli studenti per la consultazione e il prestito certi testi presi alla biblioteca pubblica. Un lavoro di questa portata non può essere gestito da un insegnante che si occupa della biblioteca nelle ore libere o un genitore che vi lavora su base volontaria.

27 febbraio 2013

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