L'intervista a Giovanni Masi

Giovanni Masi, “Rileggere oggi ‘Cuore di Tenebra’ è fondamentale per capire la nostra società”

Ecco l'intervista a Giovanni Masi, sceneggiatore di "Roberto Recchioni presenta: I maestri dell'avventura. Cuore di tenebra"
Giovanni Masi, "Rileggere oggi 'Cuore di Tenebra' è fondamentale per capire la nostra società"

MILANO – C’è chi viaggia per cercare esperienze nuove e chi per tornare a casa. C’è chi viaggia per trovare pace e chi viaggia per scappare dalla quiete e dalla monotonia. Marlow, invece, viaggia per trovare la luce e rischiarare le tenebre. Quali tenebre, chiedete? Sono troppe per elencarle tutte. Di questo viaggio parla però “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, da cui è stato tratto un fumetto, “Roberto Recchioni presenta: I maestri dell’avventura. Cuore di tenebra“, sceneggiato da Giovanni Masi e disegnato da Francesca Ciriegia. Il romanzo a fumetti è uno dei quattro volumi della serie curata da Roberto Recchioni che propone una fedele trasposizione a fumetti di quattro grandi classici dell’avventura (della serie fanno parte anche “L’isola del tesoro”,  “20.000 Leghe sotto i mari” e “Uno studio in rosso”). Abbiamo intervistato lo sceneggiatore di “Cuore di tenebra”, Giovanni Masi. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quando hai letto per la prima volta il capolavoro di Conrad? Ricordi che impressione ti ha fatto? E’ stata diversa rispetto all’impressione provata rileggendo il romanzo prima di lavorare alla sceneggiatura?

Credo di aver letto Cuore di Tenebra intorno ai diciotto anni. In quel periodo leggevo un sacco di romanzi “moderni”, anche se sicuramente il termine è sbagliato. Roba alla Borges o alla Eco, per capirci, che cercavano di raccontare in una forma nuova e che, spesso, si interrogavano anche su cosa fosse il raccontare vero e proprio. Non so perché Cuore di Tenebra finì in quel mucchio, ma di sicuro ricordo l’impressione che mi fece. L’edizione che avevo era un tascabile di piccolo formato e il libro al tatto risultava più un racconto lungo che un vero e proprio romanzo. Ma quello che c’era dentro era, appunto, “il cuore di una tenebra immensa”. Come Conrad raccontava questa immensità oscura al di fuori e all’interno dei suoi personaggi mi colpì moltissimo. Rimettendoci mano per lavorare all’adattamento, quella tenebra era ancora tutta lì. In più, sono passati quasi vent’anni da quando l’ho letto la prima volta, e il libro ora mi è sembrato ancora più oscuro. Marlow è reticente a raccontare ciò che gli è veramente successo e i suoi accenni sono piccoli barlumi nell’oscurità generale. Fanno solo intuire quanto ci sia di non detto, di nascosto, di terribile nel cuore della tenebra.

Qual è stato il tuo lavoro sul testo di Conrad? Come hai lavorato alla sceneggiatura? Come hai interpretato le direttive di Recchioni, che voleva un fumetto quanto più fedele possibile all’originale.

Ogni adattamento è un po’ un tradimento, ma l’idea di base di Roberto per tutta la collana è quella, come hai detto tu, di tradire il meno possibile. Questo significa, per me, non solo adattare il testo, ma cercare anche di capire perché quella storia è stata scritta in quel determinato modo. Una cosa che mi piace fare e che ho fatto anche per Alle Montagne della Follia di Lovecraft, che è stato il mio primo adattamento per I Maestri dell’Orrore, è quella di tradurre il testo. Ovviamente solo le parti che finiranno nel fumetto, ma cerco di non usare per nulla traduzioni di altri. Questo perché voglio provare a ridare anche il senso di uno stile linguistico oltre che la mera vicenda che vado ad adattare. Questo tipo di approccio si riflette anche nella scelta di cosa raccontare e come. Con Francesca Ciregia, che è la disegnatrice dell’adattamento, spesso ci siamo interrogati su come rendere il senso di spaesamento di Marlow in alcuni passaggi del romanzo. Oppure, come rendere al meglio i bruschi passaggi di tempo che spesso Conrad usa per accelerare la storia e le descrizioni che, invece, dilatano il tempo e che raccontano più degli stati d’animo che dei veri e propri luoghi. Queste domande, e le risposte che ci siamo dati e che abbiamo usato per il nostro lavoro, sono la nostra interpretazione della direttiva di fare un fumetto quanto più fedele possibile all’originale.

Non credo che tu ti sia limitato a trasportare da un medium all’altro la storia. Dove hai lasciato sfogare la tua fantasia e il tuo modo di essere?

Credo proprio nell’organizzazione del racconto che ti dicevo prima. Cercando di tenere il più possibile le descrizioni e i dialoghi originali, mi sono divertito molto a cercare di rendere in un medium visivo come il fumetto il modo di raccontare di Conrad. Per farti solo un esempio, nel racconto ci sono varie digressioni. Non sono necessarie per nulla alla vicenda di Marlow, ma sono importanti per raccontare il fiume e l’esperienza umana del protagonista. In quel caso non ho voluto usare flashback nel flashback, anche perché tutto il romanzo alla fine è una lunga digressione, ma ho messo in scena Marlow anziano che racconta sulla barca. In questo modo spero di essere riuscito a rendere più forte l’impressione che Marlow stesse proprio raccontando al lettore quei dettagli e proprio in quel momento, per poi tornare con le immagini alla vicenda principale.

“Cuore di tenebra” è soprattutto un testo di denuncia. Contro chi si scaglia l’autore? Perché, nella postfazione, lo definisci molto attuale?

Perché sapevo che Cuore di Tenebra era una denuncia neanche troppo velata del colonialismo Belga in Congo, ma quando ho raccolto la documentazione storica per iniziare a lavorare sull’adattamento mi sono reso conto di quanto sia un argomento ancora attuale. Sia perché la corona Belga ha fatto di tutto per nascondere la storia dell’eccidio di dieci milioni di persone perpetrato da Leopoldo II, sia perché i luoghi che Conrad descrive sono facilmente identificabili su una mappa dell’Africa e sono i luoghi in cui ancora oggi il post-colonialismo miete vittime a ritmi spaventosi. All’avorio di Kurtz si sono sostituiti i metalli necessari all’industria elettronica, ma la storia tristemente non è cambiata. Credo che rileggere Cuore di Tenebra oggi sia fondamentale per capire la nostra società e come lo sfruttamento dell’Africa non sia una cosa del secolo scorso e lontana da noi, ma sia una cosa che tocchiamo tutti i giorni quando prendiamo in mano il cellulare.

Un ruolo fondamentale nel fumetto è svolto dal male, come sottolinea anche Recchioni nelle pagine finali. Come ci si relaziona, Charlie Marlow, col male? Come fronteggiarlo?

Marlow è ambivalente al riguardo. Da una parte la respinge, dall’altro è affascinato dalla tenebra. Da una parte prova orrore di Kurtz, di ciò che ha fatto e di quanto si sia spinto troppo in là, dall’altra è l’unica figura che rispetta in tutto il libro. Gli altri vengono descritti come meschini e ridicoli, mentre Marlow ha una considerazione enorme per Kurtz, tanto che decide di restare fedele alla sua memoria fino alla fine… Non so se c’è un modo di fronteggiare il male, Conrad almeno non lo dice. Dice però che non si può distogliere lo sguardo e fare finta di niente. Dice che la tenebra è nel cuore di ognuno di noi e che proprio i più virtuosi come Kurtz possono essere quelli che si perdono maggiormente in questa immensità. L’orrore è assoluto, e proprio per questo non si può fare finta di niente.

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