Anniversario Borsellino

Giovanni Biancone, “Borsellino e Falcone hanno segnato la storia del nostro paese”

A 25 anni dalla sua morte, ricordiamo Borsellino e l'amico Falcone con un'intervista al giornalista Giovanni Biancone

MILANO – Sono passati ben 25 anni dalla Strage di Via D’Amelio e l’importanza di figure alla stregua di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si fa ancora sentire, anche oggi. E proprio in occasione dell’anniversario di morte del noto magistrato italiano, noi di Libreriamo abbiamo deciso di intervistare il giornalista e scrittore, Giovanni Bianconi che ha scritto vari libri, raccontando vicende criminali avvenute nella capitale negli ultimi trent’anni, legandosi inoltre alla migliore tradizione di giornalismo investigativo italiano. Nel 2017 ha, inoltre, pubblicato il libro “L’assedio” legato proprio alla storia di Giovanni Falcone e la sua lotta contro la mafia.

Che significato ha ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?

Potremmo dire che da un lato ha un significato evidente considerando che si tratta di due persone che con la loro storia e per la morte che hanno subito hanno segnato la storia del nostro paese come pochi altri avvenimenti – mi viene in mente, ad esempio, il delitto Moro. L’intreccio che ha caratterizzato la loro vita tra politiche e criminali definì una sorta di punto di svolta; pose le basi per il maxi processo di Cosa Nostra e, al giorno d’oggi, è anche piuttosto significativo il modo in cui sono stati uccisi che presenta ancora dei punti interrogativi.

Che importanza ha avuto per la storia della società italiana?

Hanno scoperto e giudicato con successo la mafia e dopo il maxi processo, Falcone ha cominciato a perdere paradossalmente proprio a causa delle istituzioni più che per la mafia. Tra i vari “torti” vi fu la mancata nomina a procuratore e queste ostilità sarebbero un altro punto importante ed interessante da approfondire.

A distanza di 25 anni, che risultati ha avuto la loro morte nella lotta alla mafia?

Paradossalmente, ha avuto un risultato più grande dopo la loro morte. Dopo il 1992 è iniziata una strategia anti-mafia; solo da morti hanno ottenuto quello che volevano: un ordinamento legislativo per poter affrontare e possibilmente sconfiggere la mafia.

Come descriverebbe questi due uomini a prescindere dai loro ruoli istituzionali?

Sicuramente due persone normali che facevano un lavoro complicato e molto pericoloso. Proprio per questo furono prese delle misure di protezione per i pericoli cui erano sottoposti. Negli ultimi dieci anni loro e le loro famiglie vissero praticamente blindati e tutto ciò ovviamente andava contro quelli che erano i loro ideali di vita, la loro quotidianità.

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