Gianrico Carofiglio, ”Il mio romanzo narra l’iniziazione alla violenza e all’amore”

''Il mio libro nasce dall'idea di raccontare l'iniziazione alla violenza, tutto il resto è venuto dopo''. Sono queste le parole con cui Gianrico Carofiglio ha descritto ''Il bordo vertiginoso delle cose''...

“Il bordo vertiginoso delle cose” è il nuovo romanzo dello scrittore barese Gianrico Carofiglio. Il libro è stato presentato qualche giorno fa dall’autore nella sede del Corriere della Sera durante un incontro con i blogger

MILANO – “Il mio libro nasce dall’idea di raccontare l’iniziazione alla violenza, tutto il resto è venuto dopo”. Sono queste le parole con cui Gianrico Carofiglio ha descritto “Il bordo vertiginoso delle cose”,  il suo ultimo libro, in un incontro con i blogger tenutosi qualche giorno fa nella sede del Corriere della Sera.

IL BORDO VERTIGINOSO DELLE COSE – Solare e disponibile, Gianrico Carofiglio pur non appartenendo ad una generazione di nativi digitali, ha accettato con entusiasmo questo incontro con i blogger, con i quali si è messo totalmente a nudo in una tavola rotonda, parlando in primis del suo nuovo romanzo. Enrico Vallesi legge una notizia sul giornale: in un conflitto a fuoco con i carabinieri, è rimasto ucciso un rapitore, da poco uscito di galera. Il nome della vittima riporta Enrico alla fine degli anni Settanta, al primo giorno di liceo, quando in una classe di quindicenni aveva fatto la sua comparsa Salvatore, più volte bocciato, turbolento, il compagno che gli aveva insegnato come difendersi dalla violenza di strada e superare a testa alta quel territorio straniero che è l’adolescenza. Ai ricordi di Enrico si alterna il racconto del suo ritorno nella città dalla quale era partito, quando non aveva ancora conosciuto gioie e delusioni del matrimonio e del suo mestiere di scrittore. Un ritorno a casa in cerca di risposte ai propri tormenti, per scoprire quello che tanti anni prima si era lasciato alle spalle, ma anche per capire cosa è diventata nel frattempo la sua vita. ne "Il bordo vertiginoso delle cose" ricordo, passioni e amore si fondono, in una appassionata narrazione.

PASSIONE PER LE IDEE E PER LE STORIE – Carofiglio racconta come “Il bordo vertiginoso delle cose” nasca dal desiderio di narrare l’iniziazione alla violenza e all’amore. “Il racconto contiene passione per le idee e per le storie. Si tratta di un romanzo di formazione, che descrive il confine labile che intercorre tra il successo e il fallimento”. Ambientato nei difficili anni di Piombo, che sono proprio quelli in cui l’autore ha vissuto la sua adolescenza, “Il bordo vertiginoso delle cose” ruota intorno al desiderio di parlare di violenza “L’iniziazione alla violenza non deve essere considerata come un processo di crescita necessario; non lo consiglierei sicuramene, ma è indubbio che aiuti a maturare”. “La totale assenza di rischio”, prosegue Carofiglio, “non permette infatti di crescere. L’eccesso di tutela non è benefico”.  


IL RICORDO DEGLI ANNI DI PIOMBO
– Tema centrale del romanzo, oltre alla violenza e all’amore, è senza dubbio il ricordo. La narrazione del passato non è mai fedele a quanto realmente successo, ma viene modificata e riscritta ogni volta che si pensa ad un particolare avvenimento. Il periodo narrato nel romanzo è uno dei più difficili ed efferati della storia del nostro Paese: gli anni di Piombo. “ A livello personale, quegli anni conservano numerosi aspetti e ricordi positivi, in quanto si tratta di quelli della mia giovinezza. Per quanto riguarda invece l’Italia, in quel periodo si è combattuto e vinto il terrorismo, grazie al lavoro dello Stato e delle forze dell’ordine, tutto svoltosi nel rispetto dello Stato di Diritto. Lo considero quindi come una grande prova di maturità di democrazia”.

IL MESTIERE DELLO SCRITTORE – Per quanto concerne le sue diverse “carriere”, Carofiglio spiega come quella di magistrato, ormai conclusasi, sia nata per caso e non abbia avuto alcun legame diretto con il periodo storico nel quale è cresciuto, gli anni di Piombo appunto del suo romanzo. Per quanto concerne invece l’attività di scrittore, spiega come questa sia nata come passatempo, e solo dopo si sia evoluta a vero e proprio mestiere. “A me non piace scrivere nella tranquillità. Ho scritto molto in aeroporto, in treno, o in Senato durante la mia esperienza politica. Scrivere deve essere qualcosa di difficile e sofferto. Se non risulta così, significa che quello che si sta scrivendo non vale la pena di essere raccontato”.


LA SCRITTURA PER ESSERE VALIDA DEVE ESSERE “SOFFERTA”
– Per quanto riguarda il processo vero e proprio di scrittura, l’autore spiega come la sua scrittura sia soggetta a continue revisioni. Prosegue dicendo come la scrittura di saggi sia indubbiamente più facile di quella di romanzi, in quanto “quando scrivi un saggio scrivi di qualcosa che conosci e padroneggi, mentre quando componi un romanzo, scrivi per fare chiarezza su qualcosa che sino a quel momento non avevi capito”. Molto interessante è anche la riflessione riguardante la narrazione di luoghi che si conoscono, come accade per Bari, città natale dell’autore e ambientazione delle vicende de “Il bordo vertiginoso delle cose”. Carofiglio dice che il processo di narrazione di un luogo che si conosce sia più complicato, in quanto si rischia di cadere nella banalità e di perdere la freschezza con cui si osservano luoghi mai visti. All’interno di molti romanzi ambientati nella sua Bari, l’autore colloca tuttavia in posti realmente esistenti edifici o locali che nella realtà non esistono.

28 ottobre 2013

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