Gianni Biondillo, ”Scrivere e leggere un libro è un modo per riuscire a rivedere le stelle”

''I cittadini sentono il bisogno di cultura e vogliono partecipare a queste manifestazioni'', così Gianni Biondillo, scrittore e direttore artistico del ''Parole sotto la torre'' di Portoscuso, in Sardegna, commenta l'entusiasmo da parte del pubblico. E a proposito dei libri dice che hanno un potere catartico, come il suo ultimo romanzo, ''Cronaca di un suicidio''...
Lo scrittore, direttore artistico di “Parole sotto la torre”, il festival letterario in corso in Sardegna a Portoscuso, riflette sull’importanza delle manifestazioni culturali per i cittadini italiani come motore per ripartire, parla del suo ultimo libro e ci anticipa la sua prossima uscita
MILANO – “I cittadini sentono il bisogno di cultura e vogliono partecipare a queste manifestazioni”, così Gianni Biondillo, scrittore e direttore artistico del “Parole sotto la torre” di Portoscuso, in Sardegna, commenta l’entusiasmo da parte del pubblico. E a proposito dei libri dice che hanno un potere catartico, come il suo ultimo romanzo, “Cronaca di un suicidio”, scritto per buttare fuori un dolore personale. 

Può dirci quali sono le peculiarità di questo festival rispetto alle altre manifestazioni letterarie che ci sono in Italia?
La peculiarità credo che sia innanzitutto la località. Quando sentiamo nominare posti come Portoscuso sui giornali o ai telegiornali ce ne facciamo sempre un’idea negativa, per tutti i problemi che si porta dietro a livello di storia economica. Noi abbiamo pensato che proprio in un luogo come questo, dove c’è un tasso di disoccupazione molto alto, si debba portare la cultura, per poter da questa ripartire. 
È un messaggio che diamo in una piccola città della Sardegna ma che vogliamo lanciare all’intera nazione. Il nostro vero patrimonio è la cultura. 
A ciò si aggiunge la bellezza di questi luoghi: tutt’attorno, qui, abbiamo spiagge meravigliose, si potrebbe riconvertire tutta questa costa in qualcosa di più alto. 
Abbiamo avuto un bellissimo riscontro da parte della popolazione locale: i cittadini sentono il bisogno di cultura e vogliono partecipare a queste manifestazioni.
Questi festival sono effettivamente efficaci per portare i libri alle persone e per avvicinare la gente alla cultura?
Questo sicuramente. Anche perché ho notato che, a volte, uno stesso autore presenta il suo ultimo lavoro nella libreria di un paese o di una grande città e in pochi vanno a seguirlo, mentre in occasione di questi festival riscuote grande successo. 
In contesti come questo, in cui in molti sono in vacanza e durante il giorno si rilassano, vanno in spiaggia, alla sera c’è voglia di uscire, conoscere lo scrittore, farsi firmare il libro. 

Visto che è anche lei uno scrittore, possiamo chiederle da dove nasce la sua passione per i libri, per la scrittura e la lettura? A quali bisogni sanno rispondere i libri nella sua vita?
È una passione che mi porto dietro fin da bambino. Un libro ti fa viaggiare in mondi lontanissimi restando sdraiato sul letto, sul divano, su una spiaggia o sotto un albero. E sono viaggi che costano poco!
Sono poi convinto che i libri siano delle vere e proprie bombe per la mente: creano nuove sinapsi e ci insegnano a vedere il mondo da altre prospettive, fuori dai nostri luoghi comuni. Questo serve a farci crescere interiormente, oltre a essere un divertimento e un piacere. 
Ci può dire qualcosa del suo ultimo romanzo, “Cronaca di un suicidio”?
È un romanzo nato dal desiderio di buttare fuori un dolore personale. Il protagonista è un uomo che riceve una cartella esattoriale e la vive come una sconfitta, perché è una persona onesta: di fronte alla perdita di dignità preferisce farla finita.
Sono storie che purtroppo continuiamo a leggere sui giornali. Storie di persone integre, che hanno lavorato una vita e che vengono a trovarsi in queste situazioni, senza sapersi spiegare il perché, come se in una sorta di tombola un ente superiore estraesse il loro nome.
Era un argomento di cui sentivo il bisogno di raccontare, un po’, ripeto, per esperienza personale – non mi vergogno a dirlo – e un po’ perché attorno a me avevo molti amici che vivevano situazioni analoghe.
Gli scrittori del resto sono delle antenne paraboliche che recepiscono quel che avviene nell’aria e hanno la fortuna di saperlo restituire. È un’operazione catartica, sia per chi scrive sia per chi legge. Attraversare il dolore del protagonista è anche un modo per riuscire a rivedere le stelle. Questa è stata la ragione per cui ho deciso di scrivere questo libro: per buttare fuori un grumo nero che avevo dentro.
Subito dopo infatti ho deciso di dedicarmi a una favola per bambini, che uscirà in ottobre. 
9 agosto 2013
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