Giancarlo De Cataldo, ”L’Italia è un paese di scrittori, prendiamone atto”

Italiani popolo di scrittori, ma non è possibile scrivere senza aver prima letto, e quando qualcuno ci si prova, lo si individua subito. Parola di Giancarlo De Cataldo, giudice insieme ad Andrea De Carlo e Taiye Selasi di Masterpiece, il primo talent show per aspiranti scrittori...

Il giudice di Masterpiece spiega come lo scopo del talent dedicato agli scrittori sia non solo trovare autori interessanti, ma anche quello di far percepire libri e la cultura come qualcosa che aiuta a vivere meglio

MILANO – Italiani popolo di scrittori, ma non è possibile scrivere senza aver prima letto, e quando qualcuno ci si prova, lo si individua subito. Parola di Giancarlo De Cataldo, giudice insieme ad Andrea De Carlo e Taiye Selasi di Masterpiece, il primo talent show per aspiranti scrittori. Il giudice di Masterpiece speiga come lo scopo del talent dedicato agli scrittori sia non solo trovare autori interessanti, ma anche quello di far percepire libri e la cultura come qualcosa che aiuta a vivere meglio.

Cosa si aspetta da questa esperienza nei panni di giudice di Masterpiece?
Abbiamo già scoperto qualche scrittore interessante. E con una storia anche personale da raccontare. Ma quello che mi aspetto è di riuscire a comunicare la sensazione che la cultura non sia necessariamente un affare da “sfigati”. Che i libri, in qualunque formato li si metta in circolazione, possono aiutarti a vivere meglio. Se il messaggio raggiungesse anche un solo ragazzo, beh, direi “missione compiuta”.

Crede che il programma riuscirà a coinvolgere il grande pubblico televisivo nel mondo dei libri?
Se non ci credessi non mi ci sarei tuffato dentro con tanto entusiasmo! E’ un tentativo che abbiamo il dovere di fare!

Sono arrivati 5000 lavori nel corso delle selezioni. Secondo lei perché in Italia c’è tutta questa voglia di scrivere, e soprattutto perché questa non è direttamente proporzionale alla voglia di leggere?
L’Italia è un paese di scrittori, prendiamone atto. Ci sono frustrazioni, ambizioni, delusioni dietro questa voglia di raccontarsi, e anche narcisismo. Ma ci sono anche talenti autentici, sinora nascosti. C’è amore per la narrazione. C’è coraggio nel mettersi in gioco davanti alla tv… insomma, si riconosce alla scrittura un’importanza esistenziale innegabile.
Nello stesso tempo, non è possibile scrivere senza aver prima letto, e quando qualcuno ci si prova, lo si individua subito. Perciò i due percorsi devono procedere in parallelo. E io spero, anzi, credo, che stimolare l’interesse per la scrittura finirà per giovare anche alla lettura.

27 novembre 2013

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