LIBRI - L'ultimo libro del giudice scrittore

Giancarlo De Cataldo, ”I cattivi, ieri come oggi, hanno paura della forza delle donne’”

“Raccontare un serial-killer del passato significa poter fare a meno di cellulari, DNA, intercettazioni. Una bella partita, per uno scrittore”. Parola dal giudice scrittore Giancarlo De Cataldo, autore del libro 'Nell'ombra e nella luce'...

MILANO – “Raccontare un serial-killer del passato significa poter fare a meno di cellulari, DNA, intercettazioni. Una bella partita, per uno scrittore”. Parola dal giudice scrittore Giancarlo De Cataldo, autore del libro ‘Nell’ombra e nella luce‘. Trattasi di un giallo storico, ambientato nella Torino del 1846-1948. Un libro che descrive l’operato di un giovane ufficiale dei Carabinieri Reali alle prese con indagini su efferate uccisioni. L’opera, realizzata in occasione del bicentenario della fondazione dell’Arma, permette all’autore di ripercorrere le atmosfere narrate all’interno dei “Traditori” e di arrivare ad una particolare conclusione: allora, come oggi, i cattivi sono ossessionati dal terrore che le donne li sopravanzino.

  

Come nasce l’idea di realizzare questo giallo storico?

Nasce da un’intuizione del colonnello Roberto Riccardi, all’epoca direttore della rivista Il Carabiniere. E’ stato lui a coinvolgere me, Carofiglio, Lucarelli, Manfredi, in un’iniziativa culturale per celebrare i 200 anni dell’Arma. E visto che io da anni coltivo quest’ossessione per l’Ottocento e il Risorgimento, mi è stato facile tornare alle atmosfere dei “Traditori” e raccontare un altro pezzo di questa nostra storia travagliata, eroica, e pure avventurosa e divertente.

 

Qual i sono i riferimenti storici a cui ha attinto per la realizzazione di questo libro?

Intanto, come dicevo, i miei risalenti studi risorgimentali. Poi il fondamentale lavoro del generale Arnaldo Ferrara “Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri”, davvero decisivo per tutte le informazioni sulla storia dei carabinieri.

 

Quali sono differenze e analogie tra la società torinese in piena rivoluzione industriale e la società italiana attuale?

C’erano, ci sono oggi, e sempre ci saranno, conservatori, parrucconi e reazionari, progressisti, innovatori, gente di mentalità più aperta. Quella del ’48 fu una stagione di transizione e di passaggio, con grandi spinte rivoluzionarie. Oggi pure viviamo una stagione di passaggio, anche se il tratto dominante, almeno qui da noi, sembra la depressione. Un altro particolare: allora, come oggi, i cattivi (qui anche reazionari) sono ossessionati dal terrore che le donne li sopravanzino. Hanno paura delle donne, del loro corpo, della sensualità che sprigiona, della forza dell’elemento femminile. E reagiscono con l’unico strumento che sanno padroneggiare: la violenza. In questo, nulla è cambiato. Se non la forza delle donne, che è enormemente cresciuta, e ci obbliga a cambiare, noi maschi. Se vogliamo sopravvivere.

 

Sempre per quanto riguarda i confronti tra passato e presente, cosa hanno in comune e cosa di diverso il “Diau” della Torino risorgimentale protagonista del libro ed i serial killer di oggi?

Ecco, lo dicevo, l’ossessione contro le donne, che si fa violenza. Per il resto, raccontare un serial-killer del passato significa poter fare a meno di cellulari, DNA, intercettazioni. Una bella partita, per uno scrittore!

 

E’ già al lavoro su un nuovo libro?

Facciamo passare almeno le vacanze di Natale?

 

26 dicembre 2014

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