LIBRI - Il nuovo libro dell'autore di ''Se ti abbraccio non aver paura''

Fulvio Ervas, ”Nel mio libro conduco il lettore alla scoperta dei sentieri della salute, del corpo e della responsabilità”

'Le storie vere, frammenti di stelle caduti dal cielo della vita, bisogna impastarle a mano: questo fa la scrittura''. Parola di Fulvio Ervas, li lcelebre autore che dopo il successo di Se ti abbraccio non aver paura, torna in libreria con 'Tu non tacere''...

“Già, questo è un paese dove nessuno sbaglia mai, dico. In questo paese, di fronte agli errori più grandi, bastano una confessione e poi un perdono.”

MILANO – ‘Le storie vere, frammenti di stelle caduti dal cielo della vita, bisogna impastarle a mano: questo fa la scrittura”. Parola di Fulvio Ervas, li lcelebre autore che dopo il successo di Se ti abbraccio non aver paura, torna in libreria con ‘Tu non tacere”, un nuovo romanzo di grande sensibilità su un tema delicato all’incrocio degli incroci: il diritto alla salute. Con il suo sguardo attento, fiducioso e sognante, Fulvio Ervas dà voce ai pensieri della gente quando sono lì, dove la vita ci viene a cercare: quando si è soltanto parenti, medici, infermieri, pazienti, soltanto persone che si tendono la mano al confine tra singolo e comunità.

 

Il suo nuovo romanzo affronta casi delicati di malasanità. È una storia ispirata alla cronaca?

Nessun altro libro, che ho scritto, contiene (per unità di superficie) altrettante storie vere  di questo romanzo.  La storia  è quella di Lorenzo, uno studente di medicina, il cui padre Paolo subisce un incidente stradale. Lorenzo è assalito dal dubbio che le cure prestate al padre non siano state all’altezza della situazione e, anzi, ne abbiano determinato una lunga infermità. La storia scaturisce da un episodio di grave errore medico, già giudicato in tribunale; la TNT, l’azienda che si occupa di tutoring ai danni alla persona è ispirata ad una azienda vera; Lorenzo stesso è la mescolanza di tanti studenti che in questi anni mi hanno aiutato a prendere sul serio l’insegnamento; Elisabetta, una delle figure importanti della storia, nasce da una persona reale e il dottor Clown, che segue Elisabetta nella parte finale della sua vita, è ispirato ad un vero dottor clown che ho conosciuto.

E dentro, come se non bastasse,  ci sono io. Anche se non avevo immaginato, all’inizio, quale ruolo sarei stato chiamato a recitare.

Poi, le storie vere, questi frammenti di stelle caduti dal cielo della vita, bisogna impastarli a mano: questo fa la scrittura.

 

Nei notiziari, gli episodi di malasanità che causano la morte dei pazienti a causa di sviste e o problemi logistici sono all’ordine del giorno. Qual è la sua opinione sul sistema sanitario italiano? Cosa si può fare per migliorare questa situazione?

Io uso il termine malasanità con un certo disagio. Non amo le contrapposizioni buoni-cattivi, che confondono. Gli episodi di medicina non adeguata e poco scrupolosa hanno molteplici cause, alcune dipendono dalla professionalità del medico, altre della filiera organizzativa. Ho, chiarissima, la coscienza che il sistema sanitario è un luogo di grande complessità e che la professione medica porta su di sé rischi e responsabilità notevolissime.  Cerco, per questo, di parlarne con attenzione e rispetto. So, anche, che il sistema sanitario è il mercato dove s’incontra la domanda di cura con l’offerta di cura e su questo, concreto, mercato agiscono interessi giganteschi e possono prodursi distorsioni che nulla hanno a che vedere con la salute dei cittadini. Non è il mercato esclusivo della cura: tra i 5-6 milioni di italiani vi ricorrono solo raramente, affidandosi a metodi alternativi. Credo che il sistema, sino a quando non si produrrà una cultura della prevenzione (che è il primo, e il più violato, diritto del malato sancito dalla Carta Europea) e non cambieranno le cause ambientali di offesa all’integrità del corpo, il sistema sarà sempre in continua emergenza. 

Personalmente continuo a pensare che una medicina davvero efficace dovrebbe produrre ospedali sempre meno pieni. 

 

Nella presentazione del romanzo leggiamo che “Tu non tacere” è il romanzo dove interpreta più scopertamente se stesso, al punto che sono caduti i confini tra narrazione e realtà: ci può spiegare cosa si intende con queste parole?

A tre quarti della stesura del libro, che lo ricordo prende spunto da un reale caso di errore medico, nel mese di novembre due persone a me carissime (mia madre e mia moglie) vivono un’esperienza sanitaria complicata: mia madre è colpita da una endocardite (tardivamente diagnosticata) e rischia la vita e mia moglie viene falciata sulle strisce pedonali.  Divento, di colpo, più personaggio dei personaggi del mio romanzo: vivo le stesse preoccupazioni di Lorenzo, le lacerazioni familiari, le paure, le speranze, il rapporto con i medici scrupolosi e con quelli disattenti. 

Scrivere di sé, non solo scrivere di altri. E non una parte, passata, della propria esperienza. Ma la vita, come sta accadendo. Come cadere assieme alla valanga, e raccontare la valanga. E’ stata una condizione emotiva davvero particolare e stordente.

 

Uno dei personaggi del romanzo è un  professore di scienze che al liceo insegna ai suoi studenti a conoscere e rispettare il corpo umano. È un ruolo in cui appare il Fulvio Ervas? È questo il tipo di rapporto e di insegnamento che ha provato a trasmettere ai suoi studenti?

Al quarto anno di un liceo scientifico ci sono alcune ore settimanali di Anatomia e Fisiologia umana.  Il corpo “visto da dentro”, non la pellicola che osserviamo allo specchio, non il corpo narcisisticamente esibito. Il nostro “noi profondo”, lo scaffale su cui appoggiare le esperienze della vita. Averne rispetto non è la “mission” dei contenuti scolastici, ai quali basterebbe saper collocare correttamente la cistifellea. Il rispetto del corpo dovrebbe essere il cardine di una società sensata e avanzata.  O la “mission” di ogni genitore lungimirante.

 

Questo è il suo primo romanzo dopo il grandissimo successo di “Se ti abbraccio non aver paura”. Il pubblico che è arrivato a conoscerla grazie al romanzo precedente, saprà riconoscerla anche in questa storia molto diversa?

Scrivo storie che nascono tutte dal bisogno di capire e studiare.  Un po’ esploro, chiedendo ai lettori di seguirmi anche su territori narrativi non consueti. Questa volta vorrei condurli a passeggiare sui sentieri della salute, del corpo e della responsabilità.

Confido che sarà un’esperienza emozionante. 

 

6 aprile 2015

 
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