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Franco Nasi, ”La poesia è per i bambini un esempio di libertà”

La poesia insegna a vedere le cose in modo diverso e invita i bambini a conservare la capacità di guardare con stupore il mondo. Per questo un libro come ''Bestiario immaginario'', raccolta di componimenti poetici per bambini di Roger McGough, è prezioso. Ne è convinto l'autore delle ''traduzioni aperte'' dall'inglese, Franco Nasi. Al termine dell'articolo, un estratto del libro in anteprima...

“Bestiario immaginario”, il libro di poesie per bambini di Roger McGough, è una delle novità di Gallucci presentate di recente alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna. Ce ne parla Franco Nasi, il traduttore

MILANO – La poesia insegna a vedere le cose in modo diverso e invita i bambini a conservare la capacità di guardare con stupore il mondo. Per questo un libro come “Bestiario immaginario”, raccolta di componimenti poetici per bambini di Roger McGough, è prezioso. Ne è convinto l’autore delle “traduzioni aperte” dall’inglese, Franco Nasi, docente di Letteratura Italiana Contemporanea e di Teoria della Traduzione all’Univesrità di Modena e Reggio Emilia. Nasi ha cercato di conservare lo spirito delle poesie originali, di rendere in italiano i giochi di parole dell’autore. Attento ai suoni del linguaggio, McGough si è divertito a cogliere tutte le sfumature di significato celate nei nomi degli animali. Nascosta nella parola “anaconda”, per esempio, ha scovato la bella moto giapponese Honda, inventandosi un serpente-motociclista che sfreccia per la città. Da giochi come questo è nato un inventario di bestie reali e immaginarie, a ciascuna delle quali McGoug ha dedicato i suoi versi. Ce lo presenta Franco Nasi.


Com’è avvenuto l’incontro con questo libro?

Lavoro sulla poesia di McGough dal ’94, quando è uscito il primo suo libro da me tradotto – un libro per adulti che si intitolava “Sconfiggere la gravità”. Ho lavorato in seguito molti anni sulla sua poesia per adulti, traducendo due raccolte. Nel frattempo sono venuto a contatto anche con tutta la produzione per ragazzi: mi hanno molto colpito i giochi che l’autore era in grado di fare con le parole e ho iniziato a tradurre qualcosa per conto mio, per piacere personale. Nel 2000 poi Einaudi ha acquisito i diritti per “Bad, Bad Cats”, pubblicato in italiano con titolo “Gattacci”, e McGough mi ha chiesto di occuparmi della traduzione. L’anno scorso ho parlato con Gallucci del progetto di tradurre “Bestiario immaginario”, che è una vera e propria miniera di quei giochi di parole che mi piacciono tanto, e l’editore ha accettato di pubblicarlo.

Lei fa un lavoro di libera traduzione di questo libro, lavoro che implica una grandissima attenzione al linguaggio. Quali caratteri stilistici deve avere, da questo punto di vista, un libro per bambini, e in particolare un libro di poesia?
Vorrei precisare che non sono un traduttore professionista. Io insegno letteratura italiana e teoria della traduzione all’università. Per la mia professione, è auspicabile avere anche delle esperienze pratiche nel campo della traduzione: diciamo che è stato questo interesse ad animarmi in primis, l’attenzione al mercato editoriale dei bambini, nella mia strategia traduttiva, era un po’ in secondo piano. Secondo il mio parere personale, comunque, è innanzitutto importantissimo il ritmo, che in McGough è fondamentale: c’è sempre un andamento molto ritmico, giocoso, nelle sue poesie. Bisognava dunque cercare di capire come fosse costruito e cercare di riprodurlo in italiano. Ci sono poi i giochi di parole, che in McGough nascono dall’ingenuità, credo, con cui lui è in grado di vedere il linguaggio. C’è per esempio la poesia “Tassi buoni e tassi cattivi”, “Badgers and Goodgers”, sui tassi – in inglese tasso si dice “badger”, che vuol dire anche “striato”: il tasso viene chiamato così per il suo aspetto, per la striscia che ha sul muso. Ci sono diverse parole come questa, anche in italiano, che hanno altri significati oltre a quello comune, ma noi le pronunciamo senza rendercene conto. In questa parola invece l’autore, con il suo sguardo “bambino”, riesce non solo a vedere il significato di “striato”, ma anche a cogliere quel termine “bad”, “cattivo”, che gli suggerisce l’idea di inventarsi una coppia di animali: il tasso cattivo, il “badger”, e il tasso buono, il “goodger”. Questa ingenuità è tipica dei più piccoli. Mi ricordo che mia figlia, quando era piccolina, una volta mi disse: “C’è il vetro appannato, me lo mangio!” giocando sull’assonanza di “appannato” con “panna”. Noi grandi non vediamo più queste sfumature, ma i poeti conservano la capacità di coglierle. Nel traduzione ho cercato allora di mettermi anche io nei panni del bambino ingenuo.

E invece dal punto di vista contenutistico che caratteristiche deve avere un buon libro per bambini?
L’importanza dell’aspetto pedagogico, di cui ci si preoccupa sempre tanto, mi sembra superata in un libro come questo dalla bellezza e dalla freschezza del nonsense. Quello che è istruttivo in questo testo è la poesia stessa, la capacità di vedere le cose in un modo diverso. La poesia è un esempio di libertà. Se c’è un aspetto educativo in questo libro è proprio l’arguzia con cui è capace di guardare al mondo, è l’invito a guardare con stupore alle parole, a giocare con i suoni.

Dagli ultimi rapporti sulla lettura emerge che bambini e ragazzi leggono di più degli adulti. Secondo lei come va interpretato questo dato? Dobbiamo intendere che la lettura sia un’abitudine che si perde con l’età o credere che si stia oggi formando la generazione di lettori forti di domani?
Non ho dati sociologici per interpretare questo fenomeno. Se guardo però alla mia esperienza personale, devo dire che i miei figli da piccoli leggevano tantissimo, ma poi a un certo punto hanno smesso. Oggi passano più tempo on line o su facebook piuttosto che sui libri. Il perché non lo so. Credo che la scuola media e superiore abbiano in parte una responsabilità. Fanno tante cose buone, ma nel trasmettere ai ragazzi l’amore per la lettura evidentemente falliscono. Imporre in maniera coercitiva certi libri da leggere, che spesso risultano noiosi per i ragazzi, è un metodo con cui non si ottengono grandi risultati. Ma non ho una risposta definitiva a questo riguardo. In ogni caso non credo che i bambini di oggi siano i lettori forti di domani, anzi sono preoccupatissimo per il futuro del libro.

7 aprile 2013

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