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Francesco Recami: “Meglio esordire a 50 anni che a 20”.

Intervista a Francesco Recami (1956), scrittore fiorentino entrato in età matura nell’olimpo della narrativa italiana dopo un passato da romanziere per ragazzi. L’autore ci parla del primo ‘no’ ricevuto dalle case editrici, della sue esperienza con il pubblico degli adolescenti e del suo rapporto con i premi letterari.
Entrato tardi nel panorama narrativo italiano, lo scrittore fiorentino ha subito riscosso successo tra i critici e il grande pubblico.

MILANO – Ha iniziato la sua carriera di scrittore di narrativa da cinquantenne, con il romanzo “L’errore di Platini”  edito nel 2006 da Sellerio, ma in realtà scritto e proposto vent’anni prima. Eppure Francesco Recami, che di recente ha pubblicato sempre con la casa editrice palermitana “La casa di ringhiera”, non nutre rimpianti per l’esordio tradivo, anzi, diffida della moda di lanciare scrittori giovanissimi. E i prestigiosi riconoscimenti ottenuti (tra gli altri, finalista al Premio Strega 2010 con “Prenditi cura di me”, Sellerio) gli danno ragione, anche se l’autore dà una valutazione disincantata dei concorsi letterari. Per anni dedicatosi alla stesura di libri scolastici e romanzi per ragazzi, Recami ci presenta anche un’analisi del pubblico degli adolescenti attraverso un aneddoto curioso ma emblematico del loro rapporto con la lettura.

L’ESORDIONel 1986 Recami scrive e propone a varie case editrici il manoscritto che vent’anni dopo verrà pubblicato col titolo “L’errore di Platini”. “Ho ricevuto delle risposte di routine, se non molto negative, a causa del tema trattato, il rapporto tra una madre e il figlio celebroleso, che all’epoca non andavano per la maggiore. Qualcuno mi disse addirittura di cambiare mestiere”. Anche Sellerio, il futuro editore di Recami, diede un feedback, se non negativo, per lo meno di attesa.  Che è durato vent’anni, sino a quando Elvira Sellerio l’ha ricontattato. E così l’esordio in età matura. “Devo dire che in questo campo è molto meglio esordire a 50 anni che a 20. A 20 si perde la testa”. Anche se in Italia è definito ‘giovane scrittore’ un quarantenne, il fenomeno di lanciare giovanissimi autori è in crescita. In modo provocatorio Recami si chiede: “che ha da raccontare un ventenne se non il suo ombelico incerto?”. Il rischio è che il ventenne attuale, spesso ancora da formarsi sotto il profilo esistenziale prima ancora che letterario, “finisca col parlare di sé e della sua inadeguatezza, il che – sostiene Recami – non sarebbe un male, se non fosse che si tratta di un movimento inflazionato e spesso poveruccio”. 

LIBRI PER RAGAZZI – Oltre che per la professione che lo vede impegnato nella stesura di testi scolastici, a Recami è venuto voglia di scrivere libri per ragazzi “avendo sotto gli occhi i miei figli di 10-13 anni”. Un’età in cui ancora si legge. A riguardo, l’autore individua una sorta di legge sociologica: “i lettori forti arrivano fino alla scuola elementare e media, poi la gente smette di leggere e rimane una piccolissima parte che va a formare lo zoccolo duro di lettori”. Secondo Recami la colpa è da rintracciare non solo nelle distrazioni che subentrano in adolescenza, ma anche nella scuola: “mi rendo conto che l’attenzione esasperata al testo come laboratorio linguistico fa perdere allo studente il piacere per la lettura”. Un aneddoto. In occasione della presentazione di un suo libro alle scuole, Recami è rimasto inizialmente stupito del fatto che una classe, finito il suo turno, sia rientrata a riascoltarlo. La professoressa ha però subito smorzato il suo entusiasmo: “si è trattato di una punizione alla classa per la confusione fatta durante l’incontro”. L’episodio permette di evidenziare l’ottica spesso punitiva con cui gli studenti vivono la lettura. Recami afferma inoltre che la letteratura per ragazzi “è sempre stata considerata di serie B, opera di scrittori falliti, anche se negli ultimi anni si è rivalutata grazie all’uscita di libri di qualità – e non sto parlando di Harry Potter o Twilight. Occorre trattare i ragazzi non come scemi o come soggetti da moralizzare”.

I PREMI – Con “Il superstizioso” è stato finalista al Premio Campiello 2008, con “Il ragazzo che leggeva Maigret” ha vinto il Premio Scrittore Toscano 2009 e con “Prenditi cura di me” è entrato nei 12 finalisti del Premio Strega 2010, libri tutti editi da Sellerio. Il rapporto di Recami con l’ambiente dei premi letterari è però disincantato: “ho vissuto esperienze negative e positive; queste mi hanno permesso di entrare in un mondo che prima non conoscevo”.  In fine, una considerazione dell’autore sul rapporto tra qualità intrinseca del testo e la quantità di vendita: “Io non credo che se un libro vende molto sia migliore di un altro, ma non credo neanche il contrario, e cioè che se un libro vende molto faccia schifo”.

Note bibliografiche: La carriera di Francesco Recami (Firenze, 1956) inizia con la pubblicazione dei due romanzi per ragazzi “Assassinio nel paleolitico” (Mondadori 1996) e “Trappola nella neve” (Le Monnier 2001). Negli ultimi anni ha pubblicato con Sellerio “L’errore di Platini” (2006), “Il correttore di bozze” (2007), “Il superstizioso” (2008, finalista al Premio Campiello 2009), “Il ragazzo che leggeva Maigret” (2009), “Prenditi cura di me” (2010, Premio Castiglioncello 2010 e Premio Capalbio 2010) e “La casa di ringhiera” (2011).

20 aprile 2012

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