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Francesco Oggiano, ”Nel mio libro analizzo pregi e difetti del M5S di Beppe Grillo”

Sono diverse le ragioni del successo del Movimento 5 Stelle, il richiamo all'onestà in politica, la presenza sul territorio e, non ultimo, il carisma del suo leader, paragonabile a quello si Berlusconi. Ma c'è un'altra ragione per cui Grillo si può accostare al Cavaliere: il rapporto inaccettabile con i media. È quanto affermato da Francesco Oggiano, giornalista e autore del libro ''Beppe Grillo parlante''...

Il giornalista, attualmente collaboratore di Vanity Fair dove si occupa di attualità per il sito, presenta il suo libro “Beppe Grillo parlante”

MILANO – Sono diverse le ragioni del successo del Movimento 5 Stelle, il richiamo all’onestà in politica, la presenza sul territorio e, non ultimo, il carisma del suo leader, paragonabile a quello di Berlusconi. Ma c’è un’altra ragione per cui Grillo si può accostare al Cavaliere: il rapporto inaccettabile con i media. È quanto affermato da Francesco Oggiano, giornalista e autore del libro “Beppe Grillo parlante”, in cui attraverso le testimonianze dei protagonisti e la consultazione di documenti mai pubblicati racconta retroscena finora rimasti in ombra sul M5S. In appendice il libro riporta anche una sorta di dizionario, con tutte le parole del movimento dalla A alla Z.

Come le è venuta l’idea di scrivere un libro su un argomento così delicato e controverso?
Seguo il blog di Beppe Grillo dal 2006. Lo intervistai alla vigilia del V-Day del 2007. Non andò bene. Ero inesperto e risposi piccato quando iniziò a gridare alla censura che i giornalisti stavano attuando nei confronti della manifestazione. Dissi che si trattava di una disattenzione colposa dei cronisti, non certo di un’operazione censoria premeditata. Oggi reputo il Movimento 5 Stelle l’esperimento politico più affascinante degli ultimi anni a livello mondiale: è la storia di un comico riccioluto che incontra un imprenditore riccioluto, si lascia convincere ad aprire un blog e nel giro di pochi anni trasforma i suoi lettori in attivisti ramificati in tutto il Paese, che arrivano a diventare la seconda, forse prima, forza politica della nazione. Neanche il più ispirato Ken Follett avrebbe partorito una storia simile.


Qual era la sua idea circa il movimento prima della redazione del libro? E dopo?

Parlando con i protagonisti, leggendo le loro discussioni, sono rimasto sorpreso dalla fluidità del Movimento: è un puzzle le cui tessere cambiano disegno ogni mese, ogni volta da ricomporre nuovamente. Ho capito che ogni attivista è un’isola. E che non esiste “la base” intesa come monolite compatto che soffre all’unanimità delle ingerenze provenienti dall’alto. Ci sono le “guerre” tra i piemontesi e gli emiliani, i dissidi intestini all’interno dei capoluoghi, le “soffiate” più o meno vere fatte al capo per mettere in cattiva luce un avversario. Quasi sempre ogni decisione di Grillo e Casaleggio, che sia un’espulsione o un richiamo, viene auspicata, incoraggiata e talvolta richiesta da una parte del Movimento, piccolissima o grande che sia. Diciamo che ho scoperto il volto “umano” e il lato più istintivo degli attivisti.

Come mai, a suo avviso, il Movimento di Beppe Grillo ha guadagnato così tanti consensi in così breve tempo?
Per tre ragioni: anzitutto il carisma del suo leader, paragonabile a quello di Silvio Berlusconi. Poi i continui richiami al ritorno dell’onestà in politica, iniziati in tempi non sospetti. Gli eletti a 5 Stelle sono spesso supponenti, urticanti e disastrosi dal punto di vista della comunicazione. Ma hanno un curriculum immacolato, rifiutano ogni euro eccedente i reali costi della loro politica e si battono per il rifiuto dei rimborsi elettorali. E in un sistema fondato su Er Batman della Ciociaria, i “c…i tuoi” di Razzi e l’agopuntura di Domenico Scilipoti, non è poco. Terza e ultima ragione, il radicamento sul territorio. Fatta eccezione forse per il Pd, il Movimento è l’unico partito dotato ovunque di attivisti locali, pronti a organizzare manifestazioni, sit-in e raccolte di firme. Altro che movimento virtuale.


Ritiene che il Movimento possa avere un futuro o sia destinato a disgregarsi non appena gli altri partiti riacquisteranno credibilità tra i cittadini italiani?

La popolarità del Movimento è inversamente proporzionale a quella dei partiti che lo circondano. In Norvegia o in Svezia, Paesi dotati di un sistema politico più che efficiente, il Movimento non avrebbe raggiunto più del 2%. Anzi, dubito che sarebbe mai nato. Ma dubito anche che in Italia i partiti riacquisteranno credibilità a breve.

Faccia un esempio.
È un testo che dovrebbe tornare a mente a tutti quando ci si chiede perché il Movimento sia arrivato a tanto. È l’intervento fatto il 30 marzo 2012 a La Zanzara su Radio24 dal deputato Massimo Calearo. Uno che nel marzo 2008, corteggiatissimo da tutti i partiti, abbandonò la presidenza di Federmeccanica ed entrò in politica col Pd nel segno di un understatement assoluto. Se allora diceva che “come imprenditore è arrivato il momento di restituire quanto ho ricevuto”, il 30 marzo 2012 spiega che rimane “a casa a fare l’imprenditore, invece che andare a premere un pulsante”. Nel 2008 annunciava sincero: “Vedo un nuovo modo di fare politica moderno, innovativo e progressista”. Cinque anni dopo ammette: “Con lo stipendio da parlamentare ci pago le rate per la casa che ho comprato”. La sinistra? Quattro anni fa spiegava che “il muro delle ideologie è caduto da un pezzo. Non c’è differenza tra destra e sinistra”. Oggi però non si dimette perché al suo posto “entrerebbe uno del Pd molto di sinistra, un filo-castrista”. Non trovo di meglio per spiegare la degenerazione dei parlamentari italiani.


Essendo lei giornalista, come giudica il rapporto di Beppe Grillo con la stampa e con i new media?

Inaccettabile per una democrazia. Grillo è l’esponente politico italiano più simile a Silvio Berlusconi per quanto riguarda il rapporto con i media: insulta i cronisti italiani, criminalizza l’autore di ogni forma di critica e rifiuta qualsiasi forma di contraddittorio. Non sono da meno i neoparlamentari. Tutti hanno espresso sdegno per l’audio rubato a Vito Crimi a fine marzo, in cui il portavoce confessava che i giornalisti gli stanno sul “c…o”. Ma Crimi può pensare quello che vuole. La frase per cui indignarsi è quella che disse un secondo prima. Ovvero: “I giornalisti e le tv li sto rifiutando tutti perché mi stanno sul c…o”. Purtroppo non può concedersi questo lusso, il portavoce della seconda forza politica italiana. Così come non può concederselo più Gianroberto Casaleggio, co-fondatore e ideologo del movimento.

Il suo libro si rivolge agli elettori grillini o agli scettici circa il Movimento?
A entrambi. Il libro cerca di analizzare nel modo più obiettivo possibile i pregi e i difetti del Movimento. E non è detto che gli elettori grillini, specie quelli dell’ultim’ora, non siano anch’essi scettici.

30 aprile 2013

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