Francesco Leggieri, ”Nel mio libro racconto l’esperienza in Vietnam, capace di segnarti dentro”

Chi è stato imbarcato sulla nave Vittorio Veneto, facendo parte l'equipaggio numero uno della Marina Militare Italiana e, forse, dell'Europa di fine anni Settanta, ha vissuto momenti incancellabili e se li è portati dietro, in termini di stile, classe, il modo di porsi e cultura. Parola di Francesco Leggieri, autore del libro 'Camminando una notte d'estate'...

L’ex sottufficiale della Marina Militare e giornalista tarantino parla del suo libro “Camminando una notte d’estate’, un racconto indimenticabile di una missione umanitaria durante la guerra del Vietnam

MILANO – Chi è stato imbarcato sulla nave Vittorio Veneto, facendo parte l’equipaggio numero uno della Marina Militare Italiana e, forse, dell’Europa di fine anni Settanta, ha vissuto momenti incancellabili e se li è portati dietro, in termini di stile, classe, il modo di porsi e cultura. Parola di Francesco Leggieri, autore del libro ‘Camminando una notte d’estate‘, edito dalla casa editrice ‘Dellisanti Editori’. L’opera è costituita da un duplice corpo: il primo narra un’esperienza unica dell’autore, maturata nell’estate 1979 nella Marina Militare, sottufficiale della Forza Armata del mare, facente parte dell’equipaggio della nave Vittorio Veneto, la seconda parte una serie di racconti legati alla vita personale, ricordi, aneddoti, insomma alla vita ‘civile’ dell’autore. Cessata l’attività Militare il 31 dicembre del 2007, Francesco Leggieri inizia l’attività di giornalista locale nella sua città, Taranto, anch’essa protagonista dell’opera, con i suoi vizi e le sue virtù. L’autore, prima testimone e narratore e poi militare, all’interno del libro narra l’esperienza maturata, in quell’estate, insieme all’equipaggio della Vittorio Veneto, finalizzata al salvataggio di un gruppo di vietnamiti, i cosiddetti ‘boat people’.

Da cosa è nata l’idea di scrivere questo libro?
L’idea c’era sempre stata… sin dal primo minuto che lasciammo Taranto, quel 5 luglio del 79, con Nave Vittorio Veneto, alla volta del mar Cinese. Lo compresi mentre aggiornavo il mio diario, quel racconto della mia vita che non ho mai smesso di scrivere.

Nel libro racconti la tua esperienza con la nave Vittorio Veneto in Vietnam a distanza di oltre 30 anni. Perché non l’hai fatto prima?
Il perché credo stia nel fatto che forse, inconsciamente, avevo stabilito la data sin d’allora.

Tra i tanti episodi che ripercorri all’interno del libro, quello che riguarda My Linh Du, la bambina che tieni in braccio nella copertina della foto. Ce la vuoi brevemente raccontare?
Quella bimba fa parte oggi della mia conversione. Ti faccio una confessione: la mia vita, a causa di accadimenti improvvisi, aveva virato in senso negativo, negli ultimi anni. Nonostante io appaia alla gente sempre ironico e sorridente, molto è il disordine dentro di me (spero di non essere il solo ad avere questi stati d’animo). La sua comparsa improvvisa mi ha dato quel quid in più per credere in Dio. 

Quanto l’esperienza con l’equipaggio della Vittorio Veneto in Vietnam ha segnato poi la tua vita “civile” di tutti i giorni?
Tantissimo: chi è stato imbarcato su quella nave, Ammiraglia della flotta, in quel periodo, viveva momenti incancellabili e se li è portati dietro. Parlo dello stile, la classe, il modo di porsi e finanche la cultura: tutto migliorava  se eri un membro dell’equipaggio numero uno della Marina Militare Italiana e, forse, di quell’Europa di fine anni settanta.
Nella seconda parte del libro racconti la tua vita personale con ricordi e aneddoti. Potresti sceglierne uno o due che rendano l’idea della tua città, Taranto, con i suoi vizi e le sue virtù?
Lo faccio con piacere: ne scelgo uno che sia in grado di descrivermi….e descrivere il mio malcontento.

BUONGIORNO ANCHE A TE E POI NASCE IL SOLE

Buongiorno anche a te! In questa città, dove prevalentemente
vige il sole, ma, da qualche tempo, è un sole spento.
Una città, Taranto, la nostra, dove è facile miscelare odio,
cattiveria, ingiustizia, malasanità alla normalità. Dove respirare
ormai è un optional, dove sorridere è quasi impossibile. Dove si
vedono bambini straziarsi sulla bara di una mamma morta in
giovane età, dove ogni giorno si registrano morti per mali incurabili.
E il grido d’allarme, lanciato da alcuni, è pari ad una sirena
del 118: tutti l’ascoltiamo, ci voltiamo a vedere dove va, e poi,
una volta passata, non ci pensiamo più.
Non può e non deve essere possibile, è ingiusto che Taranto
debba essere la capitale del Cancro.
La sofferenza che ogni famiglia si porta dietro è talmente tanta
che i luoghi di incontri più frequenti, per rivedersi, ahimè, sono i
funerali e gli ospedali. Non lo dico tanto per raccontare qualcosa
ma, ieri, mentre fervevono i preparativi di un memorial dedicato
ad un amico scomparso prematuramente, mi sono giunte due
telefonate: la prima, quasi un invito, per il funerale di una giovane
donna, moglie di un carissimo amico; la seconda per segnalarmi
l’avvenuta scomparsa in giornata di un’altra quarantenne, ambedue
mamme.
Ma dove sta il particolare? A chiamarmi, nel primo caso, erano
stati due colleghi fraterni, ambedue colpiti da eventi luttuosi, in
famiglia, sempre per quella maledetta malattia, da poco tempo,
per congiunti giovani e, uno di loro, nel conversare telefonicamente,
si è espresso con queste testuali parole:
“Dai, vieni presto, è un occasione per ritrovarsi tutti”…
E poi nasce il sole…

23 novembre 2013

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