Francesco La Licata, ”Falcone ci ha lasciato insegnamenti giuridici e di vita”

OMAGGIO A FALCONE - La figura e l’impegno di Giovanni Falcone raccontato da Francesco La Licata, giornalista de La Stampa, siciliano e attento conoscitore delle vicende legate alla piaga che dilania la sua terra e l’Italia intera: la mafia. La Licata racconta l’eredità e la figura dell’uomo Giovanni Falcone, anche attraverso un emblematico aneddoto personale.

Il giornalista de La Stampa racconta l’eredità e la figura dell’uomo Giovanni Falcone, anche attraverso un emblematico aneddoto personale


MILANO – La figura e l’impegno di Giovanni Falcone raccontato da Francesco La Licata, giornalista de La Stampa, siciliano e attento conoscitore delle vicende legate alla piaga che dilania la sua terra e l’Italia intera: la mafia. La Licata racconta l’eredità e la figura dell’uomo Giovanni Falcone, anche attraverso un emblematico aneddoto personale.

Perché è importante e tutt’ora attuale ricorda la figura del giudice Giovanni Falcone?
E’ un dovere nei confronti di persone che hanno sacrificato la propria vita per il bene comune. Senza di loro, probabilmente il paese sarebbe molto diverso. Poi c’è anche il dovere di trarre una lezione da quello che hanno fatto, e quindi comportarsi di conseguenza, seguendo l’esempio di chi non c’è più. Trattandosi poi di un tecnico eccezionale come Falcone, abbiamo tutto l’interesse di prendere e far nostra la lezione, anche giuridica, che ci ha lasciato.

Cosa ha lasciato in eredità alle nuove generazioni?
Tutto quello che riguarda la lotta alla mafia. Noi non abbiamo fatto un solo passo avanti dal ’92, nel senso che alcune cose sono state persino peggiorate. Tutti gli strumenti giudiziari, giuridici che oggi rappresentano le armi contro la mafia, provengono da quella mente che, ahimè, ci è stata strappata in quel modo lì.

Ci può raccontare qualche aneddoto emblematico di cosa è stato l’uomo Falcone?
Lui non amava i giornalisti: era molto diffidente, proprio perché sapeva come funzionava il nostro mestiere. Specialmente in una realtà come quella di Palermo. Un giorno avevo saputo che ci sarebbe stata un’operazione di polizia, conseguente ad una rivelazione del pentito Calderone. Quindi cercavo conferme direttamente da Falcone. Lui rimase veramente colpito e mi chiese chi me l’avesse detto. Io gli risposi che lungo i corridoi del palazzo di giustizia non si parlava d’altro. Allora lui mi ha “sequestrato” nel suo ufficio, mi ha fatto avvisare a casa e al giornale per dire che non sarei tornato presto, e sono rimasto lì fino a quando non è stata fatta l’operazione. A sera tarda, prima d’andarmene, lui m’ha detto: “L’ho fatto nel tuo interesse, perché se fosse fuggito qualcuno da questa retata, avrebbe perfino potuto sospettare di te”. Questo era l’uomo Falcone.


23 maggio 2013

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