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Francesca Ambrogetti, ”Papa Francesco è la persona giusta al posto giusto”

Quando Papa Francesco ha mostrato al mondo la sua pace e serenità, le preoccupazioni per il peso del compito affidatogli sono scomparse. Così la giornalista Francesca Ambrogetti commenta l'elezione al Soglio pontificio di Jorge Maria Bergoglio, che lei ha intervistato quando era ancora il Cardinale di Buenos Aires insieme al giornalista Sergio Rubin. Da una serie di colloqui è nato il libro ''Papa Francesco'', di cui si può leggere qui un estratto...
L’autrice del libro-intervista a Jorge Maria Bergoglio, lavoro realizzato con il giornalista Sergio Rubin, racconta com’è nato “Papa Francesco” e parla delle impressione ricevute dal dialogo con l’allora Cardinale di Buenos Aires, ora Vescovo di Roma

MILANO – Quando Papa Francesco ha mostrato al mondo la sua pace e serenità, le preoccupazioni per il peso del compito affidatogli sono scomparse. Così la giornalista Francesca Ambrogetti commenta l’elezione al Soglio pontificio di Jorge Maria Bergoglio, che lei ha intervistato quando era ancora il Cardinale di Buenos Aires insieme al giornalista Sergio Rubin. Da una serie di colloqui è nato il libro “Papa Francesco”, pubblicato di recente in Italia per Salani.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro, in un momento in cui Bergoglio era il Cardinale di Buenos Aires e non ancora il successore di Pietro?

L’idea del libro ha una precisa data di nascita: il 10 aprile del 2001. Quel giorno insieme a un gruppo di giornalisti dell’Associazione della stampa estera in Argentina incontrammo Jorge Bergoglio, l’arcivescovo di Buenos Aires da poco nominato cardinale, per parlare della grave crisi che attraversava il paese.
Giunse all’appuntamento da solo, a piedi, vestito come un qualsiasi sacerdote di una delle tante parrocchie della capitale. Ma bastarono poche battute per farci capire che eravamo invece in presenza di una personalità straordinaria. L’atteggiamento e il linguaggio erano di estrema semplicità  ma i concetti profondi, espressione di una grande lucidità di pensiero. Eravamo una quindicina di giornalisti di diversi Paesi, alcuni dei quali probabilmente agnostici, ma tutti restammo colpiti della sua visione sulla situazione in Argentina e nel mondo e sul ruolo e il futuro della Chiesa. In quel momento pensai che il suo pensiero meritava di essere approfondito. Proposi il progetto di un libro su di lui a Sergio Rubin forse il più  noto giornalista argentino esperto in temi religiosi. Ma non riuscimmo a convincerlo se non cinque anni dopo.             
 
Quale aspetto del carattere del nuovo Pontefice l’ha colpita maggiormente?
Forse la coerenza tra fede e vita e anche una grande sensibilità e capacità di ascolto.

Nel libro vengono narrati i momenti più salienti della vita di Jorge Mario Bergoglio, tra cui la difficile malattia che ha dovuto affrontare in giovane età. Come questo evento ha segnato la sua vita ed il cammino verso la religione?  
La strada della fede l’aveva già intrapresa ma l’esperienza del dolore e il dibattersi tra la vita e la morte non hanno fatto altro che rafforzarla. Ci raccontò  infatti che la sua unica consolazione in quei momenti furono le parole di una suora che gli disse semplicemente:  “Stai seguendo l’esempio di Gesù”. Una lezione che gli diede un grande senso di pace e una visione cristiana del dolore e di come affrontarlo. Ci disse anche che quell’esperienza lo aiutò a capire la differenza tra le cose importanti della vita e quelle irrisorie.  

La caratteristica che ha colpito tutti sin dal primo momento dell’elezione è stata l’estrema dolcezza ed umiltà di Papa Begoglio. Quale episodio o aneddoto contenuto nel libro, a suo avviso, esprime al meglio questa peculiarità del nuovo Pontefice?
Restammo colpiti quando in occasione di una delle interviste ci fece aspettare qualche minuto, cosa che non accadeva mai. Assistemmo senza volere all’incontro con una coppia di bambini, che abbracciò con tanto affetto che sembrava fossero suoi parenti. Poi scusandosi del ritardo ci spiegò che era una famiglia del Chaco: erano passati a salutarlo all’improvviso prima di tornare nella loro regione, una delle più povere del Paese. “Gli ho riscaldato l’acqua per il mate” (l’infusione tipica del sud dell’America Latina), ci disse con semplicità, “così  avranno qualcosa di caldo da bere durante il viaggio”.   

 
Quanto Papa Bergoglio sente vicine le origini italiane, piemontesi, e quanto l’Argentina, Paese in cui è nato e cresciuto?
Fin dal primo incontro siamo rimasti colpiti dall’attaccamento alle origini della sua famiglia. Parlando dell’emigrazione e della nostalgia recitò  a memoria in piemontese una poesia di Nino Costa. E ci disse che aveva imparato dai nonni il dialetto. “Ero il più grande dei cinque fratelli e ho avuto il previlegio di condividere il linguaggio dei loro ricordi”. Quando il libro finalmente fu pronto, organizzammo a casa di un dirigente della comunità piemontese una bagna cauda, perché sapevamo che era uno dei suoi piatti preferiti, e lo abbiamo visto commuoversi ascoltando le canzoni alpine. Ha ricordato anche che i genitori li portavano sempre a vedere i film di Aldo Fabrizi e Anna Magnani, facevano ascoltare loro le opere più conosciute e leggere i classici della letteratura italiana. Ma quando gli abbiamo chiesto se si sentisse completamente argentino ha risposto con un deciso sì e ci ha detto di sentire con forza  l’identità del luogo di nascita, forse accresciuta dalle radici italiane, così presenti in questo paese.  

Come ha accolto la  notizia dell’elezione di Papa Francesco?
Prima con sorpresa, perché non era nella rosa dei più probabili. Poi con preoccupazione per il peso che era caduto all’improvviso sulle sue spalle. Ma quando ho visto la pace, la serenità e il sorriso felice con cui si è  affacciato al balcone e ha rivolto il primo saluto, questo pensiero è svanito. Ho sentito che era la persona giusta al posto giusto.  

13 maggio 2013

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