Fouad Laroui vince il Premio Francesco Alziator 2013

Lo scrittore ed economista marocchino Fouad Laroui è il vincitore del Premio Francesco Alziator 2013, nella Sezione Speciale, con il libro ''L'esteta radicale'', edito da Del Vecchio...
L’autore marocchino è il vincitore nella Sezione Speciale, dedicata ad autori stranieri originari dei paesi del Mediterraneo, per il libro “L’esteta radicale”
 
MILANO – Lo scrittore ed economista marocchino Fouad Laroui è il vincitore del Premio Francesco Alziator 2013, nella Sezione Speciale, con il libro “L’esteta radicale”, edito da Del Vecchio. 
 
IL PREMIO – Il premio è stato istituito in memoria dello scrittore e saggista Francesco Alziator, morto nel 1977 a Cagliari, città cui ha dedicato diversi studi antropologici, e si propone di promuovere l’importanza del capoluogo sardo come centro culturale di riferimento nel Mediterraneo. Il concorso letterario è articolato il tre sezioni: la narrativa, per cui è risultato vincitore Nicola Lecca con ‘La piramide del caffè‘ (Mondadori), la saggistica, per cui è stato premiato Riccardo Iacona con ‘Se questi sono gli uomini‘ (Chiarelletere), e la Sezione Speciale, dedicata alle opere di autori stranieri originari dei paesi del bacino mediterraneo.
 
IL LIBRO – Ne “L’esteta radicale”, a Casablanca, al Café de l’Univers, un gruppo di giovani conversa, discute, rumoreggia fra un caffé e l’altro; espone opinioni, fatti, idee. 
Ogni pretesto è buono – un turista che si è perso, un passante eccentrico – per far scattare una scintilla, una parola che scaturisce in una storia. Uno racconta di un matrimonio che qualche anno prima, in un piccolo villaggio, si doveva celebrare fra Malika e un giovane professore islamista. Un altro si ricorda di quella partita di calcio che aveva significato la libertà dei calciatori, o di quell’anno in cui l’amministrazione scolastica non riusciva a assegnare un colore al bounni, che pure era il nome di un colore. 
Le storie non raccontano solo di un passato recente, i giovani marocchini al bar sono loro stessi una storia, simile a quella dei loro coetanei che hanno lasciato il paese per vivere nelle metropoli d’Europa. Sono ragazzi integrati che studiano e lavorano, eppure Jaafar e Ahmed (e altre migliaia di ragazzi) stanno colmando una distanza che è ancora un terreno minato, coltivato dall’imprudenza o dall’uso scellerato del linguaggio.
Perché se è vero, come dicono questi ragazzi seduti al bar che ‘la linguistica non ha mai ucciso nessuno’ è pur vero che la convivenza e la pietà passano attraverso la traduzione e la comprensione.
Fouad Laroui, – una biografia che sembra quella di uno dei suoi giovani protagonisti – racconta una varietà sorprendente di storie che pescano dalla cronaca, la morte di Saddam Hussein, il terrore di Al Qaeda, al costume di un Marocco in cui la tradizione e la religione sono molto radicate.
Il Café de l’Univers (il nome che è un indizio neppure troppo velato) è il punto fermo attorno al quale i racconti partono per violare con semplicità le cornici che li contengono, e tracciare un filo rosso in cui le narrazioni affluiscono per dare corpo e voce al Marocco contemporaneo, ai suoi giovani, alle sue estati afose e certamente alle sue primavere.
 
L’AUTORE – Fouad Laroui è un economista e scrittore, nato a Oujda in Marocco. Dopo aver terminato il liceo a Casablanca, ha studiato ingegneria alla prestigiosa École Nationale des Ponts et Chaussées di Parigi. Ha vissuto e lavorato a Cambridge e New York prima di arrivare ad Amsterdam dove attualmente insegna econometria e scienze ambientali. È autore di numerosi romanzi e racconti. Nel 2010 Une année chez les Français è stato candidato al Premio Goncourt. Laroui è anche cronista letterario per il settimanale «Jeune Afrique», la rivista «Economia» e la radio franco–marocchina MEDI1.
 
4 novembre 2013
 
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