Foglia di Feltrinelli, ”Per ritoccare il prezzo dei libri andrebbe semplificato l’apparato distributivo”

INCHIESTA SUL PREZZO DEI LIBRI – Analizzando le varie voci di costo che compongono il prezzo di copertina di un libro, si potrebbe forse intervenire sulla distribuzione, semplificandone l'apparato di modo che non incida troppo sul costo finale. Questa è una possibilità suggerita da Gianluca Foglia, il direttore editoriale di Feltrinelli...

Il direttore editoriale di Feltrinelli, Gianluca Foglia, interviene nella nostra inchiesta sui prezzi di copertina e spiega perché secondo lui non è giusto tagliare i costi del lavoro editoriale sui libri

 

INCHIESTA SUL PREZZO DEI LIBRI – Analizzando le varie voci di costo che compongono il prezzo di copertina di un libro, si potrebbe forse intervenire sulla distribuzione, semplificandone l’apparato di modo che non incida troppo sul costo finale. Questa è una possibilità suggerita da Gianluca Foglia, il direttore editoriale di Feltrinelli, intervistato nell’ambito della nostra inchiesta sul prezzo dei libri.

 

Da cosa è dato il prezzo di copertina di un libro?
Sono numerosi i fattori che determinano il prezzo di un libro, in genere poco conosciuti perfino da chi opera a stretto contatto con il mondo editoriale. Non tutti sanno ad esempio che circa metà del prezzo di copertina serve a coprire i costi di distribuzione e lo sconto alla libreria. A questi bisogna aggiungere i costi di carta e stampa, il diritto d’autore, cioè la giusta retribuzione per chi ha scritto il libro, e il costo della traduzione se si tratta di un libro straniero. Resta una parte spesso esigua per coprire i costi di struttura dell’editore e soprattutto la parte più impalpabile ma secondo me più caratterizzante del lavoro editoriale, e cioè la selezione dei titoli, la cura del testo e la comunicazione. Se venissero meno queste ultime funzioni, verrebbe meno la funzione stessa dell’editore.

 

Si potrebbe pensare a qualche strategia per abbassare i costi di produzione e distribuzione e di conseguenza il prezzo di vendita al pubblico?
Come dicevo, a mio avviso non è giusto risparmiare sulle funzioni specificamente editoriali, perché il pubblico si troverebbe in mano dei libri scelti senza un criterio, poco curati o mal tradotti, comunicati senza efficacia. Soprattutto marchi che puntano sulla qualità e l’affidabilità come Feltrinelli, non possono permettersi di risparmiare sulla cura del prodotto, anche se naturalmente da sempre riserviamo un’attenzione particolare all’accessibilità dei nostri volumi, e in particolare delle nostre edizioni tascabili. Detto questo, il costo della carta è sceso negli ultimi anni e sicuramente ha aiutato a tenere sotto controllo il prezzo, mentre credo che sarebbe importante semplificare l’intero apparato distributivo in modo che non pesi eccessivamente sul prezzo finale.

 

In questo momento in cui il potere di acquisto delle famiglie è diminuito, si potrebbe secondo lei pensare a una politica fiscale per favorire la vendita dei prodotti editoriali a prezzi più bassi, in quanto beni culturali di primaria importanza per il Paese?
L’incongruenza fiscale più evidente è la differenza tra l’Iva che si paga per i libri di carta, che è il 4%, e quella per i libri digitali, che è attualmente al 22%. I contenuti sono gli stessi, uguale è il valore culturale: perché mai dovrebbe esserci una tale distanza? Più in generale, gli editori di libri stanno sul mercato solo ed esclusivamente con le proprie forze, senza nessun tipo di aiuto come quello destinato ad esempio ai giornali. Non rivendico aiuti, ma certamente un Paese moderno dovrebbe porsi seriamente il problema di come sostenere libri e librerie, che sono strumenti indispensabili per la formazione di una coscienza civile e di un dibattito pubblico in grado di confrontarsi con la complessità dei problemi di oggi. Temo però che nella politica italiana questo tema non sia nemmeno in agenda, nonostante gli sforzi dell’AIE.

 

Può fare un paragone con il resti del mercato europeo? I libri costano di più o di meno all’estero? Quali sono le differenze del mercato?
Nel mondo dei libri non c’è ancora una vera e propria dimensione europea, perché ogni mercato è legato alla sua lingua, alle sue specificità culturali, alla sua legislazione. Questo si riflette anche sui prezzi, che variano molto da Paese a Paese. In Italia i libri sono comunque mediamente più accessibili che in Inghilterra, Francia o Germania.

 

16 novembre 2013

 

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