Festa della Mamma

Festa della Mamma, il ricordo di Massimo Gramellini

Massimo Gramellini ci fa dono di un passo del suo celebre libro "Fai bei sogni" in occasione della Festa della Mamma

MILANO – In occasione del giorno dedicato alla mamma, Massimo Gramellini, con la gentile concessione di Longanesi, ha voluto farci dono di un passo contenuto all’interno del suo libro “Fai bei sogni“, nel quale ripercorre il difficile percorso interiore per accettare la morte della madre avvenuta quando aveva nove anni. Ecco l’estratto.

“Ero l’unico della classe a non essere più accessoriato di madre amorevole. E anche se la Maestra stava attenta a non pronunciare mai la parola «mamma» in mia presenza, dentro di me il disagio per la condizione di orfano si mescolava al terrore che fosse ineluttabile e nutriva il demone dell’aggressività.

Nei primi anni di scuola avevo reso testimonianza al segno zodiacale della Bilancia sotto il quale ero nato, prodigandomi fra i compagni nel ruolo di pacificatore. Ora invece reagivo colpo su colpo alle provocazioni dei più maneschi. Perché avrei dovuto continuare a comportarmi bene, se tanto non c’era più nessuno a dirmi bravo?

Le mamme degli altri bambini mi abbracciavano con un affetto gonfio di commiserazione, come se fossi stato un peluche caduto in una pozzanghera: stando attente a non sporcarsi troppo. In modo ben diverso le vedevo abbracciare i loro figli, che poi era il modo in cui la mamma aveva sempre abbracciato me. Una specie di slancio primordiale.

Non è semplice rimanere orfani nel paese dei mammoni. Certo, è anche il paese dei vittimisti e la perdita precoce di un genitore, se ben esibita, può diventare un’aureola o un certificato di impunità. Però per il ruolo di vittima bisogna esserci tagliati. Io non chiedevo compassione e privilegi, ma amore. Pretendevo che qualcuno facesse il tifo per me. Invece per nessuna di quelle mamme sarei mai stato il primo della lista.

Nascondevo la mia disperazione dietro una maschera d’orgoglio, ispirata all’epica paterna dell’eroe solitario che sa bastare a se stesso. Non ho mai sopportato chi si piange addosso. Io non piangevo nemmeno di notte. Credevo ancora che una mattina mi sarei svegliato e avrei visto la mamma ai piedi del letto con la vestaglia sulle spalle. Non volevo che trovasse il cuscino zuppo di lacrime”.

Massimo Gramellini

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
Longanesi & C. F 2012 – Milano
Gruppo editoriale Mauri Spagnol

 

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