Federica Brunini, ”Nel mio libro Marilyn Monroe dà una lezione di autostima a noi donne di oggi”

A ogni latitudine e a qualsiasi livello, alle donne manca l'autostima. È una carenza inscritta nel loro DNA. Ad assicurarcelo è Federica Brunini, giornalista di gossip – attualmente collabora con Diva e Donna – e autrice. Ecco perché, come accade nel suo libro ''La matematica delle bionde'', tutte avrebbero bisogno di una Marilyn Monroe che le guidi...

La giornalista e scrittrice presenta il suo ultimo libro, “La matematica delle bionde”

MILANO – A ogni latitudine e a qualsiasi livello, alle donne manca l’autostima. È una carenza inscritta nel loro DNA. Ad assicurarcelo è Federica Brunini, giornalista di gossip – attualmente collabora con Diva e Donna – e autrice. Ecco perché, come accade nel suo libro “La matematica delle bionde”, tutte avrebbero bisogno di una Marilyn Monroe che le guidi e insegni loro a confidare in se stesse. È quello che impara anche Camilla, la protagonista, giornalista milanese di gossip alle soglie dei trent’anni. Quando, al posto del ritratto di Audrey che le serve per la copertina del suo libro, Camilla riceve a casa quello di Marylin Monroe, la sua vita cambia radicalmente. Soprattutto a partire dal momento in cui Marilyn a inizia a parlare, sorseggiare champagne con mano guantata ed elargire consigli non richiesti. Dapprima Camilla si indispettisce ma poi, mentre piange sconsolata la fine della sua relazione con Cris, inizia a chiederle aiuto.


Com’è venuta l’idea di questo libro?

Per anni ho fatto il filo a un quadro di Audrey Hepburn dipinto da un’amica pittrice, Nicoletta Magnani, che cito nel libro, finché un giorno non sono riuscita a permettermelo. Sono andata a prenderlo, e di fianco a questo ho notato un ritratto di Marilyn Monroe. Non so spiegarmi come, ma alla fine mi sono portata a casa Marilyn. Eppure non mi era mai piaciuta, non mi ero mai interessata a lei, non avevo mai visto i suoi film! L’arrivo di questo quadro in casa mia ha coinciso con un periodo della mia vita molto movimentato, sia sul lavoro sia nella sfera privata. A un certo punto mi sono ritrovata da sola con lei in camera e ho iniziato a parlarle, a rivolgere a lei quegli sfoghi cui a volte ci si abbandona– “Che vita di m….!” o “Come vorrei non essere qui” o anche “Mi metto le ballerine o il tacco 12?”. Insomma, ritrovandomi da sola in casa, cosa a cui non ero abituata, sentivo la mancanza di un interlocutore e ho iniziato a “chiacchierare” con lei. Ho poi pensato che avrebbe potuto essere un’idea divertente per un libro. Ho cominciato allora a interessarmi al personaggio, ho letto le sue biografie, ho scoperto i retroscena della sua morte. Ho scoperto così che Marilyn Monroe era molto di più di quello che il suo mito ci ha tramandato.

Per esempio?
Per esempio negli anni Cinquanta ha messo in piedi una sua casa di produzione e ha osato sfidare, lei che per giunta era una donna, le major di Hollywood. E poi aveva una sensibilità fuori dal comune. Insomma, possiamo dire che Marilyn Monroe si è “mangiata” Norma Jeane Mortenson: a noi ha lasciato il mito, ma a lei ha tolto la sua verità, il fatto di essere una donna e non soltanto un’icona sexy. Attraverso di lei ho voluto raccontare com’è cambiata la femminilità dagli anni Cinquanta a oggi, com’è cambiato il rapporto di noi donne con noi stesse. Ho scoperto tra l’altro che lei era coetanea della Regina Elisabetta. Una strana coincidenza: il libro precedente che avevo scritto, “Sarò Regina”, era su Kate Middleton e la casa reale inglese. Questo fatto mi ha incuriosito. Se Marilyn fosse stata ancora viva avrebbe potuto benissimo avere una nipote trentenne – l’età della protagonista del libro, Camilla – e raccontarle della sua vita, dandole dei consigli come fanno tutte le nonne. Mentre scrivevo il libro avevo in mente quest’immagine, con la differenza che questa nonna era anche stata ed è tuttora l’icona sexy mondiale per eccellenza.

Qual è l’insegnamento che Marilyn può ancora dare alle donne di oggi?
Quello che ho scoperto, un po’ nella mia esperienza di vita un po’ sul lavoro – facendo la giornalista ha avuto modo di viaggiare e di conoscere numerose dive, le donne che tutte guardiamo con un po’ di invidia –, è che a ogni latitudine e a qualunque livello a noi donne manca l’autostima. È una carenza inscritta nel nostra DNA. A differenza degli uomini, che tendono invece a sovrastimarsi, per quanti risultati possiamo raggiungere continuiamo sempre a sentirci delle “Cenerentole”. Questo libro vuole essere una lezione di autostima per tutte le donne, e Marilyn rappresenta la maestra che ti ammonisce: “Guarda bene chi sei, sii consapevole di quali sono i tuoi talenti e usali! Non sentirti sempre non all’altezza, non abbastanza bella, non abbastanza elegante: essere donna è un’altra cosa!” È questo l’insegnamento vero di Marilyn, che nel libro passa attraverso una serie di situazioni molto divertenti. C’è per esempio un passaggio in cui Marilyn rifà il guardaroba a Camilla, la costringe a togliersi il tubino nero alla Audrey che si mette a tutte le feste e a indossare un abito bianco, le fa scoprire le paillettes. Insomma le cambia completamente look, la fa tornare bionda – Camilla infatti si tinge per assomigliare di più a Audrey, perché si è messa in testa che le bionde sono banali –, l’aiuta a ricostruire le sue relazioni sentimentali, le insegna cosa vuol dire stare con uomo e come capire quando un uomo è innamorato davvero.

La protagonista è una giornalista che vive a Milano, come lei. Viene spontaneo chiedere quale sia il gioco tra autobiografia e finzione…
Di mio ho messo la conoscenza dell’ambiente giornalistico e in particolare di come funziona il giornalismo di gossip. Ormai sono tanti anni che lavoro. Ho collaborato con Glamour, Corriere della Sera, adesso Diva e donna. Ho coperto festival del cinema, ho intervista attori, showgirl capricciose. Ho scoperto il meglio e anche il peggio di questi personaggi, a volte snob e capricciosi. Sicuramente però questo mestiere ha una parte molto bella, perché dà modo di conoscere persone che hanno molto da insegnare. Marilyn è una, Audrey un’altra, ma ce ne sono anche molte che vivono nella contemporaneità. Ci sono senz’altro molti spunti autobiografici che diventano materia di racconto nel libro. Ma non sono io la protagonista: sfortunatamente non ho più trent’anni! A parte gli scherzi, ho preso dalla realtà ma ho romanzato molto.

Nella sua rappresentazione del mondo femminile di oggi, oltre alla mancanza di autostima nelle donne, quali sono i caratteri che ha voluto mettere maggiormente in evidenza?
Nella ricerca disperata degli uomini, secondo me abbiamo perso di vista cosa voglia dire veramente essere donna. Tendiamo o a diventare caricature, con il tacco 12 e il seno rifatto, o ad appiattire la nostra femminilità sotto un tubino nero. Abbiamo perso la capacità di essere donne ognuna a modo suo. E così passi dalla serata in cui vuoi fare la showgirl della situazione, perché il sistema ti convince che vali solo se ti comporti così, alla serata in cui fai il tipo Bon Ton, ma tra i due estremi non ci sei mai veramente tu. Cosa vuol dire essere donna oggi? Ognuno dovrebbe avere la sua personale risposta.

3 maggio 2013

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