Fare l’editore in Germania e in Italia

La storia della casa editrice Wagenbach affonda le radici nell’ormai lontano 1964, quando Klaus prese la decisione, dopo anni di lavoro in campo editoriale, di fondare una casa editrice indipendente e libera...

Il festival letterario di Pisa Book Festival ha ospitato ieri un interessante incontro con un editore indipendente tedesco, Klaus Wagenbach, il quale, insieme a Ranieri Polase, giornalista del Corriere della Sera, e con il coordinamento di Bettina Muller, ha descritto le vicende editoriali di cui è stato protagonista e il suo rapporto con l’Italia

PISA – La storia della casa editrice Wagenbach affonda le radici nell’ormai lontano 1964, quando Klaus prese la decisione, dopo anni di lavoro in campo editoriale, di fondare una casa editrice indipendente e libera. Nel 1951 Klaus – allora ventunenne – nel suo primo viaggio in Italia aveva tanto amato il Belpaese per l’ospitalità, la versatilità politica e la capacità di eloquio dei suoi abitanti, da decidere di diffondere la cultura e la letteratura italiana in Germania. Obiettivo della sua impresa era – ed è – quello di «migliorare la coscienza dei suoi lettori».

TATTICHE DI SOPRAVVIVENZA – Come racconta anche nel libro La libertà dell’editore, edito da Sellerio, esistono alcune tattiche di “sopravvivenza” che una casa editrice indipendente dovrebbe seguire. Sollecitato dalle domande di Polase, infatti, Wagenbach espone un elenco di fondamenti che permettono, a suo parere, a una casa editrice di sopravvivere nel mercato editoriale attuale. Primo, fondamentale, consiglio che Klaus rivolge agli editori  è quello di non scendere mai a compromessi e mantenere la propria coerenza intellettuale. La casa editrice Wagenbach si è sempre proposta di pubblicare elementi insoliti, nuovi e radicali, creando così un seguito di lettori che si aspettano questi elementi dai libri Wagenbach. La selezione dei libri deve quindi obbedire a criteri di massima qualità ed è fondamentale sia che i collaboratori mantengano la stessa coerenza e producano libri secondo gli stessi criteri sia che la casa editrice non operi in modo isolato ma si relazioni con le altre. Questo principio comporta la decisione di avere moltissimi editor all’interno della Wagenbach (6 editor su un totale di 12 collaboratori) e di concordare riunioni settimanali con queste risorse, che Klaus definisce «il cuore della casa editrice», oltre alla scelta di tradurre solo testi dall’italiano, dal francese, dallo spagnolo e dall’inglese.

LAVORARE CON COLLANE – Altri importanti consigli di Klaus riguardano la necessità di lavorare con collane, in modo da rendere visibili e facilmente riconoscibili i libri all’interno di una libreria («i libri Wagenbach si riconoscono anche dall’odore!» dice), l’importanza di mantenere un prezzo fisso di copertina, anche per i best seller – ricordiamo che La lettrice sovrana, in Italia edito da Adelphi, ha permesso alla Wagenbach di vendere centinaia di migliaia di copie – e la scelta di creare antologie, come quella che Klaus ha pubblicato in Germania con l’intento di avvicinare i lettori tedeschi al popolo italiano, comprensiva anche di un manuale per interpretare la gestualità italica.

COERENZA POLITICA – La conversazione si sposta poi sulle scelte e sulla coerenza politica di Klaus, che ha mantenuto le sue idee radicali anche negli anni 70’, dimostrando un grande coraggio nelle scelte editoriali di una casa editrice politicamente schierata. Alla domanda di Polase: «come è riuscito a mantenersi libero e indipendente e sopravvivere?», risponde affermando che questa domanda andrebbe rivolta alle case editrici che ormai sono fallite oppure che si sono vendute ad altri, «come fossero una minestra».

Cristina Rendina

16 novembre 2013

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