Esisto anche se non sono su Facebook, lo sfogo di Claudio Magris sul Corriere

LA CRITICA QUOTIDIANA – ''Viviamo in una eclatante contraddizione'', commenta sul Corriere della Sera Claudio Magris, che ha recentemente scoperto di essere iscritto a Facebook, portale che non ha e non avrà mai intenzione di usare, a sua insaputa...

Lo scrittore e senatore rivendica il suo “diritto alla disabilità digitale” e spiega il suo rifiuto di iscriversi al celebre social network

LA CRITICA QUOTIDIANA – “Viviamo in una eclatante contraddizione”, commenta sul Corriere della Sera Claudio Magris, che ha recentemente scoperto di essere iscritto a Facebook, portale che non ha e non avrà mai intenzione di usare, a sua insaputa. “Da un lato si rivendica in ogni campo, il valore della diversità, si riconoscono diritti e pari dignità a categorie e a culture prima ignote o conculcate. Dall’altro si impongono, esplicitamente o subliminalmente, comportamenti, gusti, abitudini eguali per tutti e obbligatori per tutti.”

LIBERTÀ E COSTRIZIONI DELLA NOSTRA SOCIETÀ – Magris si richiama a un importante articolo della nostra Costituzione, il 20, che sancisce la libertà del cittadino di non aderire ad alcuna associazione. Redatto all’indomani del fascismo, questo si preoccupava di assicurare che nessun regime totalitario potesse più obbligare una persona a far parte delle sue strutture. Questo pericolo oggi è venuto meno: la società contemporanea ha di sicuro creato grandi libertà politiche, economiche e sociali. Tuttavia subiamo altre coercizioni: per non essere considerati asociali, dobbiamo “leggere gli stessi libri, discutere gli stessi problemi, partecipare agli stessi eventi”. E anche essere iscritti a Facebook.

UN PARTITO INVISIBILE – “Non ho nulla di cui lamentarmi, non c’è stato alcun uso scorretto di quella falsificazione, nessun cattivo scherzo. […] Ma credo si sia trattato di un richiamo all’ordine, di un’iscrizione d’ufficio di qualcuno colpevolmente riluttante al dover di prendere la tessera”, prosegue lo scrittore, che non ci sta. Qualsiasi conseguenza, professionale e personale, di non appartenere a quel mondo è sua e soltanto sua. “Rivendico il diritto alla mia disabilità digitale”, afferma appellandosi a quello che è un suo diritto costituzionale.  

UN DIRITTO COSTITUZIONALE INALIENABILE – “Bisognerebbe distribuire copie di quell’articolo della Costituzione a tutti, proclamarlo alla tv, ricordare il diritto di non partecipare a convegni, cortei, mozioni, assemblee, iniziative, comitati, gruppi di lavoro, associazioni”, suggerisce Magris. “Alcune di queste iniziative sono generose e chi vi sacrifica il tempo della sua vita va ammirato, ma nessuno può essere obbligato a seguire il suo esempio”. Una riflessione di grande attualità in quest’epoca che, proprio grazie alla connettività, ci espone a richieste sempre più incalzanti di adesioni a gruppi o sette, mettendo a rischio, oltre alla nostra privacy, anche la nostra indipendenza.

6 febbraio 2014

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