Erri de Luca, ”Nei miei libri le storie sono un incrocio di ricordi e di incontri”

Originario di Napoli, si definisce un autore del Sud, non solo d'Italia, ma del mondo. Nei suoi libri racconta la sua storia, il suo bagaglio di ricordi ed esperienze, senza però alcuna volontà di fare del suo percorso personale un esempio. Così si presenta Erri De Luca, che ci parla della sua passione per i libri e la scrittura, della sua passata esperienza politica e della situazione attuale del nostro Paese...

Lo scrittore, intellettuale e poeta napoletano ripercorre alcune tracce della sua vita e racconta come nasce il suo amore per le lettere, i libri e la scrittura

MILANO – Originario di Napoli, si definisce un autore del Sud, non solo d’Italia, ma del mondo, uno che nelle storie dei migranti di oggi riconosce la sua storia. Ed è questa che racconta nei suoi libri, il suo bagaglio di ricordi ed esperienze, senza però alcuna volontà di fare del suo percorso personale una traccia al cammino di altri. Così si presenta Erri De Luca, che ci parla della sua passione per i libri e la scrittura, della sua passata esperienza politica e della situazione attuale del nostro Paese.

Da dove si origina il suo amore per le lettere, la poesia e la scrittura?
Il vizio di scrivere mi viene da quello di leggere, creato nell’infanzia dall’ambiente ovattato di uno stanzino pieno di libri sotto i quali dormivo. Quella materia fitta e isolante mi ha imbottito i sonni e poi la veglia. Se fossi nato in una stanza dove i libri erano rinchiusi in un ebook, non mi sarei occupato di loro.

Come nasce l’idea del suo ultimo libro? Sente di avere qualcosa in comune con il protagonista de “Il torto del soldato”?
Le mie storie sono un incrocio di ricordi e di incontri. "Il torto del soldato" è il racconto di un criminale di guerra fatto da sua figlia. Io sono presente di persona all’inizio del racconto quando mi trovo in montagna un’estate e mi imbatto in quella strana coppia di padre e figlia.

Lei ha alle spalle un’esperienza di forte e sentito impegno politico e civile, di lotta, che costituisce una parte fondamentale dell’umano, così vividamente ritratto nei suoi libri.  L’impressione è che oggi la partecipazione degli intellettuali al proprio tempo sia venuta meno, che sia scomparsa la passione politica e che manchino voci in grado di farsi in questo senso guida…
Non mi intendo di letteratura contemporanea, leggo pagine di vecchia data. In Italia la figura dell’intellettuale classico, lo scrittore, il filosofo, è stata defilata sul piano dell’impegno civile. Mentre ha avuto una buona rappresentanza nell’ambito del cinema del dopoguerra. Registi, sceneggiatori, attori hanno contribuito a formare la coscienza del nostro paese di allora. Oggi mancano anche loro, quelli di cinema. La mia esperienza personale non è stata quella di un intellettuale impegnato, ma di uno che ha appartenuto all’ultima generazione rivoluzionaria del 1900. Sono stato un militante a tempo pieno e poi un operaio. La scrittura è arrivata dopo a fornirmi l’onore di rispondere a pubbliche domande come queste.

 

La sua poesia, i suoi romanzi, la sua parola hanno il respiro della sua, della nostra terra. Le sue frasi sembrano plasmare una materia viva fatta di sole, mare, aspre montagne. L’amore per questa terra martoriata, l’Italia, che oggi vive le sofferenze di una crisi spietata, è abbastanza presente nella letteratura attuale o è un valore che va recuperato? I libri possono aiutare il nostro Paese a sollevarsi da questo difficile momento?
Sono uno del Sud, non solo d’ Italia, ma del Sud del mondo. Riconosco miei parenti nelle storie, facce, viaggi di quelli che emigrano adesso. Riporto nelle mie pagine la materia prima della vita che ho conosciuto. Ma i libri servono a tenere compagnia a uno che li legge. Non hanno altro valore, non hanno altra virtù. Alla lunga forniscono al lettore , per accumulo, un suo vocabolario solido, che non si fa mettere in bocca parole fasulle dall’imbonitore di turno che sale al potere. I poteri spacciano vocabolario falso, un lettore incallito ha le sue difese contro la manipolazione. Chi legge poco è indifeso, ha meno anticorpi per resistere al pifferaio.

Quali letture hanno maggiormente contribuito alla sua formazione, alla sua crescita, al suo percorso personale di vita? A quali libri e a quali autori consiglia, in particolare ai giovani, di rivolgersi e affidarsi?
Non do consigli di lettura. I libri sono incontri personali e non si possono prescrivere come ricette. A me sono serviti i poeti del mondo, di meno quelli italiani, per allargarmi il respiro e la scatola cranica.

C’è qualche consiglio, qualche monito o parola di speranza che si sente di rivolgere a chi è in difficoltà, a chi sta perdendo il lavoro, a chi non lo trova, a chi vive quotidianamente sulla propria pelle la situazione attuale di precarietà?
Non ho raccomandazioni, non indicherei a nessuno la traccia del mio sbandare dentro la corrente del 1900 che è acqua passata.

 

14 settembre 2012

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