Gli aforismi dello scrittore

Ernest Hemingway, le frasi più belle tratte dai suoi libri

Il mondo delle lettere ricorda la nascita di Ernest Hemingway. Per ricordarlo, abbiamo selezionato le frasi più belle tratte dai suoi libri
Ernest hemingway

MILANO – Oggi, il mondo delle lettere ricorda uno degli scrittori che hanno fatto grande il mondo della letteratura: Ernest Hemingway. Soprannominato Papa, fece parte della comunità di espatriati americani a Parigi durante gli anni venti, conosciuta come ”la Generazione perduta” e da lui stesso così chiamata nel suo libro di memorie Festa mobile, ispirato da una frase di Gertrude Stein. Condusse una vita sociale turbolenta, si sposò quattro volte e gli furono attribuite varie relazioni sentimentali. Raggiunse già in vita una non comune popolarità e fama, che lo elevarono a mito delle nuove generazioni. Hemingway ricevette il Premio Pulitzer nel 1953 per Il vecchio e il mare, e vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1954. Lo stile letterario di Hemingway, ebbe una significativa influenza sullo sviluppo del Romanzo nel XX secolo. I suoi protagonisti sono tipicamente uomini dall’indole stoica, i quali vengono chiamati a mostrare ‘grazia’ in situazioni di disagio. Molte delle sue opere sono considerate pietre miliari della letteratura americana. Per ricordare il grande scrittore, abbiamo scelto alcune delle sue frasi più celebri tratte dai suoi libri.

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È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti. 

(Addio alle armi, 1929)

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Non c’è rimedio a niente nella vita.

(Morte nel pomeriggio, 1932)

Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.

(Morte nel pomeriggio, 1932)

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Se hai amato qualche donna e qualche paese, ti puoi ritenere fortunato, perché anche se muori, dopo, non ha importanza.

(Verdi colline dell’Africa, 1935)

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Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso.

(Per chi suona la campana, 1940)

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Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti gli altri giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi.

(Per chi suona la campana, 1940)

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Non si dovrebbe mai desiderare troppo, perché si rischia sempre di ottenere quel che si desidera. 

(Di là dal fiume e tra gli alberi, 1950)

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A dirle, le cose belle non succedono. 

(Il vecchio e il mare, 1952)

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Avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino, un’onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà da bambino.

(Verso all’alba, 1954/56)

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