Ermanno Olmi, ”Al mio libro affido i ricordi di una vita”

Sono stati momenti di pura poesia quelli che Ermanno Olmi ha regalato al pubblico accorso ieri sera a Milano, alla Feltrinelli di piazza Piemonte, per assistere alla presentazione del suo libro, ''L'Apocalisse è un lieto fine''. Il maestro del cinema italiano, regista di capolavori come ''L'albero degli zoccoli'', è stato accolto con il ''sacro rispetto'' che si destina ai grandi misto a manifestazioni di profondo affetto...

Il grande maestro del cinema italiano ha presentato “L’Apocalisse è un lieto fine” ieri sera a Milano, alla Feltrinelli di piazza Piemonte

MILANO – Sono stati momenti di pura poesia quelli che Ermanno Olmi ha regalato al pubblico accorso ieri sera a Milano, alla Feltrinelli di piazza Piemonte, per assistere alla presentazione del suo libro, “L’Apocalisse è un lieto fine”. Il maestro del cinema italiano, regista di capolavori come “L’albero degli zoccoli”, è stato accolto con il “sacro rispetto” che si destina ai grandi misto a manifestazioni di profondo affetto e riconoscenza. Ha parlato poco – era un po’ affaticato – ma ogni sua parola di sicuro si è incisa con forza e indelebilmente nella memoria di chi ha avuto l’occasione di ascoltarlo. Nel libro Olmi ripercorre la sua vita, gli incontri che l’hanno segnata. Alla pagina consegna i suoi ricordi, ma anche una lucida riflessione sulla nostra epoca, che ha perso di vista il valore del bene preferendogli quello del male minore, attenta solo all’arricchimento e al risparmio.

L’APOCALISSE È UNA RIVELAZIONE – A presentare la serata è stato il giornalista Marco Garzonio, che ha introdotto il pubblico alla lettura del libro e ne ha presentato il contenuto attraverso undici parole chiave. Olmi attraverso i ricordi qui poeticamente rievocati parla innanzitutto delle “buone maniere”, ovvero del problema dello stile, che è  il fondamento, oltre che di ogni fare  di ogni fare artistico, anche della stessa società civile. La seconda parola chiave è “democrazia”, che Olmi racconta di aver appreso da suo padre ferroviere, che perse il posto per non essersi iscritto al partito fascista. La democrazia è, per Olmi, “un’affermazione di civiltà e insieme un atto d’amore”, legge Garzonio dal libro. Altro grande nodo tematico è l’“esistenza”. Olmi si pone le domande fondamentali della vita – chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? – e risponde: “La vita è un viaggio di sola andata”, con “un’accettazione straordinaria di ciò che siamo”, commenta il giornalista. Altri concetti chiave che accompagnano la lettura sono lo “humor”, la comicità discreta che pervade le pagine, e il “lavoro”, “che Olmi cita in continuazione”, sottolinea Garzonio, “ma mai con toni rivendicativi”. E legge: “Ho fatto il mio lavoro consapevole della buona sorte”. Ci sono poi le “melodie”, che ricorrono nel testo come una colonna sonora, e gli “odori”. È un libro illuminato da un forte senso dell’“onestà”, che è indignazione fortissima per la stagnazione culturale, l’assenza di moralità, le bugie, la corruzione. Verso la conclusione affiora poi anche la parole “sogno”, fino all’ultimo trattenuta: “Che il sogno sia il fine ultimo dell’esistenza?” si chiede Olmi a un certo punto di questo fluire ininterrotto di ricordi. Si parla infine di “sviluppo” – Olmi cita un poeta vietnamita che racconta come il processo di sviluppo si sia imbarbarito – e di “vergogna”, che è la premessa per poter cambiare qualcosa del nostro mondo.  L’invito è a “scuoterci con vigore e metterci a fare quello che ciascuno di noi deve fare”, legge ancora Garzonio. L’Apocalisse di cui si parla nel titolo non è infatti una tragedia, di fronte a cui rimanere inermi. “Noi pensiamo che ‘Apocalisse’ voglia dire ‘catastrofe’”, spiega il giornalista. “In realtà, deriva da un termine greco che significa ‘rivelazione’.”

IL DESTINO DELLE PAROLE SCRITTE – “Sentendo le tue parole, mi sono chiesto: ‘ma sono proprio io quello di cui sta parlando?’”, esordisce Olmi. Appare stanco – dalla fatica della lunga giornata trascorsa e degli anni che pesano sulle spalle – ma determinato a condividere i suoi preziosi istanti e pensieri con quel pubblico che gli si stringe attorno attento. “Il fatto è che chi scrive non fa tutte queste considerazioni: mette semplicemente nero su bianco le parole che sente di dover consegnare alla pagina, perché arrivino agli altri. Quando le rileggi, queste parole ti interrogano: ‘sei sicuro di essere stato all’altezza di quello che volevi comunicare?’ A quel punto, o butti via la lettera, o la lasci al suo destino. Ecco perché non torno mai su quello che scrivo. Ho ascoltato con piacere la tua presentazione”, prosegue il regista rivolto a Garzonio, “ma è stato come guardarsi allo specchio e non riconoscersi. Non mi sono mai conosciuto, né mi conoscerò mai, sotto questo aspetto. Quando lascio le parole sulla pagina, non sono più mie, non mi riguardano. Me le dimentico. Ed è una necessità. Se fate una carezza a una persona che amate, come potreste fargliene una seconda se non aveste già dimenticato la prima? Se non aveste già dimenticato, la seconda carezza sarebbe soltanto una ripetizione di quel primo gesto. E invece, quando fate quella seconda carezza, è perché avete ancora motivi straordinari per dire ‘ti amo’.”

IL VALORE DEI RICORDI – “Vorrei parlare del valore della memoria”, prosegue il maestro mentre i presenti ascoltano incantati, in silenzio, e un’atmosfera magica, d’altri tempi, pervade davvero la sala. “Un conto sono i ricordi che si hanno in gioventù, tutt’altro quelli che si hanno a 82 anni. Quando si è giovani si può ricordare un fatto, o al più l’emozione che a quel fatto si è accompagnata: abbandonarsi alla memoria è un attimo, poi si ritorna alla vita, pronti a costruire nuovi ricordi. Alla mia età invece ci si abbandona volentieri alla memoria. I ricordi improvvisamente ti sorprendono e ti agganciano, vogliono stare in tua compagnia. È solo in età matura che capisci il significato di quello che hai vissuto. E i ricordi allora ti sorprendono con qualcosa di nuovo. Sono animati da un nuovo senso. Quante volte vorrei poter parlare con le persone che mi appaiono nel ricordo, vorrei poter dire loro: ‘Sì, è stato bello, ma adesso lo è ancora di più’”, afferma con il sorriso. E sempre sorridendo si rivolge alla sala con queste parole: “La vecchiaia non è una brutta cosa, credetemi. I ricordi allora ti restituiscono la tua vita, perché tu nel ricordo la possa meglio capire e amare.”

 

15 marzo 2013

 

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