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Enrico Ruggeri, ”Scrivere un libro è un atto liberatorio meno vincolante di una canzone”

Il filo conduttore della storia è un'indagine: la scena iniziale ci presenta il protagonista con la pistola in mano e la tempia sfondata da una pallottola. Ma non è morto, Giorgio Sala: non può parlare ma non ha perso la capacità di pensiero, e mentalmente inizia a ricostruire l'accaduto. In ''Non si può morire la notte di Natale'' Enrico Ruggeri ci conduce così attraverso un avvincente racconto giallo. Al termine dell'articolo, un estratto in anteprima del libro...

Il celebre cantante e autore italiano presenta il suo nuovo libro, “Non si può morire la notte di Natale”, edito da Baldini Castoldi

MILANO – Il filo conduttore della storia è un’indagine: la scena iniziale ci presenta il protagonista con la pistola in mano e la tempia sfondata da una pallottola. Ma non è morto, Giorgio Sala: non può parlare ma non ha perso la capacità di pensiero, e mentalmente inizia a ricostruire l’accaduto. In “Non si può morire la notte di Natale” Enrico Ruggeri ci conduce così attraverso un avvincente racconto giallo, che parte dalla cena della vigilia, con tutta la famiglia riunita attorno alla tavola, e si sposta poi in ospedale. E dalla prospettiva d’osservazione del suo letto l’io narrante disegna una galleria di personaggi, i suoi parenti, tra cui annidano e si intrecciano tanti vecchi rancori.

Già cantautore di successo, com’è arrivata a un certo punto della sua vita la scelta di dedicarsi anche alla scrittura di libri?
A me piace raccontare le cose agli altri. Scrivere un libro è un atto liberatorio che non è vincolante come scrivere una canzone.

In “Non si può morire la notte di Natale” si cimenta con il giallo, che sta avendo in questo periodo un grande successo. Chi sono i suoi maestri e riferimenti per questo genere?
Il giallo è un pretesto narrativo per raccontare  la storia di un uomo e di una famiglia. Se parliamo di grandi scrittori del passato il mio preferito è Simenon.

Dal suo libro risulta un’immagine tutt’altro che positiva dei legami famigliari: ha voluto essere una voce in controtendenza con il clima del periodo e raccontare il lato noir del Natale?
Il Natale è quello che è: uno struggente contatto con la propria infanzia e una dolce fiera dell’ipocrisia adulta. Tutto questo e molto altro nel Natale in casa di Giorgio Sala: le persone che entrano in questa storia hanno così tanti rancori pregressi che avrebbero potuto trovarsi tutte assieme solo in questo giorno particolare.

Sulla trama principale, l’indagine mentale del protagonista per ricostruire i fatti, nel suo libro si innestano molti temi importanti: oltre alla morte e ai legami famigliari, la disabilità…
La disabilità è vista in questo caso come punizione dantesca: un uomo che ha fatto della fisicità e della voce le sue bandiere si trova impossibilitato a muoversi e parlare. Solo scontando questa terribile pena potrà rimanere con se stesso.

Una domanda personale: quali sono i suoi libri e autori preferiti, che consiglierebbe ai nostri lettori?
Oltre al già citato Simenon, consiglio classici che hanno requisiti di attualità, come Pirandello e Svevo. Per sorridere e riflettere consiglio Nick Hornby.

 

13 dicembre 2012

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