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L'intervista a Emilio Targia

Emilio Targia, giornalista “L’unico mondiale indimenticabile è quello di Spagna ’82”

Calcio e letteratura hanno qualcosa in comune? Sì, se le pagine di un libro possono portarci indietro, attraverso un bagno di emozioni, al Mondiale di Spagna del 1982, '''Il miglior mondiale della nostra vita''

Il prossimo 13 luglio, anche i Mondiali 2014 giungeranno al termine. Il nostro sogno, quello italiano, è finito da un po’ (purtroppo). Ma il ricordo, per chi l’ha vissuto e guardato, rimarrà indelebile (forse) proprio come lo è il Mondiale di Spagna dell’82 per Emilio Targia, giornalista e capo redattore di Radio Radicale che ha scritto ‘Il miglior mondiale della nostra vita’

MILANO – Calcio e letteratura hanno qualcosa in comune? Sì, se le pagine di un libro possono portarci indietro, attraverso un bagno di emozioni, al Mondiale di Spagna del 1982, ”Il miglior mondiale della nostra vita”. A raccontarlo è Emilio Targia, giornalista: ”Un mondiale magico, impossibile da dimenticare”.  Dopo la sconfitta italiana in Brasile, che ha riportato a casa gli azzurri, forse la voglia di sognare ancora c’è, ma per farlo, bisogna fare un salto nel passato e ricordare quei momenti, di gioia, di festa, di uno calcio che, forse, oggi, non esiste più.

Il mondiale di Spagna dell’82 è, forse, quello che più di tutti è rimasto nel cuore degli italiani. Tu stesso dici che quel mondiale è avvolto da un qualcosa di magico, tanto che hai voluto ricordarne la storia nel tuo ultimo libro. Perché?

Perché i protagonisti, le storie, le partite, i gesti di quel mondiale sono di una tale intensità, sportiva, agonistica ed umana, che inevitabilmente poi quel che ne consegue è il ricordo di un mondiale tecnicamente di alto livello, ma infilato dentro ad una atmosfera fantastica, unica, forse irripetibile. Per questo ho utilizzato il termine “magia”. Ma sia chiaro che dietro ogni magia c’è moltissimo lavoro e tanto talento. E un mago. Che si chiamava Bearzot.

Un mondiale irripetibile. Un’Italia diversa, un calcio diverso. Forse, erano diversi anche gli italiani. Cosa è cambiato e perché?

E’ cambiato tutto. E’ un altro calcio, che non vuol dire necessariamente meno bello. Diverso. Meno romantico e meno umano, senza alcun dubbio.

Tifare gli azzurri, oggi, cosa significa?

Significa provare a vivere un sogno condiviso. In questi giorni una firma prestigiosa come quella di Ilvo Diamanti ha ben spiegato il significato del “tricolore” in Italia. Ma non è una passione scontata, automatica, quella degli italiani per la nazionale. E’ sempre un sentimento molto fluido. La nazionale di Prandelli, ad esempio, mi è sembrato che godesse di una passione piuttosto incerta. Tanto che il pessimo mondiale degli azzurri in Brasile ha suscitato quasi indifferenza, dopo un attimo di rabbia e sconcerto….

Nonostante i tempi andati, hai voluto ‘modernizzare’ la storia di quel fantastico ’82 scrivendo il capitolo “Mundial Tweet” riproponendo, nello stile del cinguettio, parole famose dette dai vari protagonisti di quel mondiale. Perché questa scelta di linguaggio moderno?

Volevo provare ad utilizzare una chiave “social” per ripescare pensieri e parole di quell’estate. Mi incuriosiva vedere sotto forma di cinguettio gli scritti preziosi di Brera, Arpino, Soldati, Del Buono. E poi credo sia un mezzo “comodo” per provare a riassaporare le cronache di quel tempo in modo sintetico ed efficace.

Nel libro sono stati raccolti diversi ricordi di quel mondiale. Ma il tuo qual è? Pensando a quell’estate dell’82 cos è la prima cosa che ti viene in mente?

Beh, quello è un ricordo personale, che nel libro appare solo a metà, in forma romanzata. Il mio ricordo più forte è l’emozione condivisa con mio papà della visione di quel’Italia-Brasile che ancora oggi mi fa venire i brividi. Il secondo ricordo è la folle corsa in moto da solo sulla strada che collega Lido dei Pini ad Anzio, suonando il clacson all’impazzata e urlando come uno scemo. C’era il sole, il profumo della pineta, il mare a pochi metri e una gioia intensa che dava alla testa. Avevamo appena battuto il Brasile 3 a 2 e c’era un cielo azzurrissimo sopra di noi. -appunto- aria di magia.

Dalla Spagna, al Brasile. Oggi con i social network, il mondiale 2014 è super condiviso, ogni singola partita è twittata da milioni di italiani. Nessun pronostico sulla squadra vincitrice, ma, ti chiede: che mondiale è questo di Brasile 2014?

E’ in effetti il primo mondiale super-condiviso. E’ bello leggere tutto di tutti, anche se in effetti seguire ogni cosa diventa un po’ impegnativo. Ma la ricchezza di opinioni e sentimenti su Twitter e su Facebook è una bella risorsa , da non sprecare. Magari invece qualche giocatore farebbe bene ad usare i social in modo più accorto. Non mi sembra un’idea geniale annunciare al mondo del proprio imminente matrimonio nelle prime ore di ritiro, come ha fatto Balotelli. Meglio allora il silenzio dei ragazzi dell’82. Che pensavano solo ad essere squadra.

 “Il miglior mondiale della nostra vita” è la tua ultima fatica letteraria, ma non hai lavorato solo. Il tuo è un libro corale: un insieme di ricordi, racconti, aneddoti, parole ed esperienze. Chi c’è dietro il tuo libro?

C’è la voglia di raccontare. Che ho scoperto essere una urgenza comune. Per questo ho condiviso la memoria di quei giorni con amici e colleghi. Mi piaceva un racconto personale ma anche una memoria corale. Ci sono Pierluigi Pardo e Darwin Pastorin, Melli e Damascelli, Renga e Padovan. C’è la toccante prefazione di Bruno Conti, meraviglioso in quel mondiale. C’è il racconto del film che girò dalle tribune Michele Plastino . I ricordi a bordo campo di Gianfranco De Laurentiis. E ci sono poi i racconti di Enrico Ruggeri, Oliviero Toscani, Giampiero Galeazzi, Giancarlo Governi, Zaccarelli, Antognoni e tanti altri…. E c’è la voglia -personalissima- di rivivere in alcune pagine il rapporto con mio papà, al quale il libro è dedicato. Era un grande appassionato di calcio, tifoso leale e calciatore di talento, compagno di squadra in università del legendiario “fuffo” Bernardini.

Letteratura e calcio, sono due mondi apparentemente lontani l’uno dall’altro. Sfatiamo questo mito? Che rapporto c’è tra i libri e il pallone?

Credo che ci sia un rapporto stretto in realtà. Se le storie sono potenti, e piene di metafore, come è la storia di quel 1982, trovare declinazioni letterarie non è poi difficile. E’ più semplice per la letteratura entrare nel calcio ad esempio rispetto al cinema. E comunque Eduardo Galeano, Valerio Magrelli, Darwin Pastorin, Gianluca Favetto, ad esempio, fanno della ottima letteratura calcistica. Senza retorica, pura sostanza. E il libro che ha scritto su Zoff Giuseppe Manfridi “Tra i legni” è un piccolo capolavoro che racconta la vita di un portiere straordinario con un forte stampo letterario.

10 luglio 2014

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