Elisabetta Malvagna, ”L’informazione oggi si trova soprattutto on line”

Ha alle spalle una carriera professionale estremamente variegata, oggi è giornalista, blogger, mamma e anche autrice. Elisabetta Malvagna, giornalista dell'Ansa, dove lavora da 12 anni nella redazione Cultura e Spettacoli, ci racconta di sé e dei suoi libri – ''Partorire senza paura'' e ''Il parto in casa'' – e dà un giudizio sulle potenzialità offerte dai nuovi strumenti di informazione del web...
La giornalista dell’Ansa e blogger ci racconta di sé e del suo percorso professionale, dando un giudizio sui cambiamenti portati dal web nel campo dell’informazione
MILANO – Ha alle spalle una carriera professionale estremamente variegata, oggi è giornalista, blogger, mamma e anche autrice. Elisabetta Malvagna, giornalista dell’Ansa, dove lavora da 12 anni nella redazione Cultura e Spettacoli, ci racconta di sé e dei suoi libri – “Partorire senza paura” e “Il parto in casa” – e dà un giudizio sulle potenzialità offerte dai nuovi strumenti di informazione del web, campo in cui vanta una consolidata esperienza – gestisce i blog partoriresenzapaura.itpartoincasa.it, elisabettamalvagna.it.
Ha sempre voluto fare la giornalista?
No, inizialmente volevo fare la fotografa, perché trovavo che l’approccio istintivo, istantaneo proprio del linguaggio fotografico corrispondesse bene al mio carattere. Ero entrata nel giro dei fotoreporter di cinecittà – lavoravo per il fotografo di scena di Fellini, Pierluigi Praturlon. Avevo poco più di 20 anni e volevo la mia indipendenza economica. Con la fotografia era dura. I materiali erano molto costosi e si guadagnava pochissimo. Mio padre mi fece fare un colloquio con una banca francese che debuttava in Italia con una sede a Roma, in via Veneto. Andò bene. Fui assunta. Ma non era quella la mia strada. 
E poi, come è arrivata al giornalismo?
Scoprii poi dei corsi organizzati da Gino Pallotta, giornalista Rai, che decisi di seguire continuando nel frattempo a lavorare. Feci lo stage finale a Repubblica, dove scelsi la redazione spettacoli. Conobbi “mostri sacri” come Beniamino Placido, Leonetta Bentivoglio, Eugenio Scalfari, Giampaolo Pansa. Chiaramente mi sono innamorata del mestiere! La mia strada a Repubblica però si concluse presto: le amiche che avevano scelto altre redazioni, la cronaca, l’economico, riuscirono a entrare, io no. 
Dopo lo stage fui richiamata per un paio di sostituzioni, ma poi non riuscii a proseguire. Seppi che l’Ansa stava lanciando il notiziario ambiente, io ero appassionata di questa tematica e iniziai a lavorare lì. Mio padre tornò alla carica col posto fisso, stavolta nell’ufficio stampa di una società statale che si occupava di ambiente. Guadagnavo molto ma a me piaceva scrivere, raccontare, curiosare. Ma non mi fermai subito. Da un’amica di Repubblica seppi che Raffaella Carrà stava cercando redattori per un nuovo programma. Dopo tre mesi diedi così le dimissioni dal posto in cui mi trovavo e andai a lavorare per Raffa. Finito il contratto in Rai, sono tornata all’Ansa dove mi sono occupata di tutto, dal CdA Rai ai curdi in fuga durante la Guerra del Golfo. Sono stata assunta all’Ansa nel ’92 per occuparmi di editoria, poi mi è stato offerto di passare al politico dove sono rimasta per tre anni. Seguivo Berlusconi – era appena sceso in campo e nessuno aveva previsto come sarebbe andata. Dopo sei mesi Forza Italia divenne il primo partito. Mi sono divertita molto in quel periodo. Ma Montecitorio non era la mia "casa" e ho chiesto di passare alla redazione cultura e spettacoli.
Mamma, giornalista, blogger: la sua agenda dev’essere veramente fitta di impegni. Nella sua vita c’è spazio anche per libri e letture?
Certo! Leggo tutti libri “old style”. Mi piace molto la letteratura straniera, soprattutto inglese e francese – io mi sono diplomata al liceo linguistico. Più che le novità, mi piace leggere le poesie di Verlaine, Baudelaire, i libri dei miei vent’anni. 
Mi piacciono molto anche i libri sul cinema, in particolare quelli dedicati a Francoise Truffaut, il mio preferito.  Amo molto poi le biografie delle attrici, come Romy Schneider o Jeanne Moreau. 

Sono una grande lettrice dei romanzi di Virginia Woolf.

Leggo anche molti libri che riguardano i temi della nascita e della gravidanza. La maggior parte sono stranieri, perché in Italia non ce ne sono molti. Io stessa ne ho scritti due per contribuire a riempire un po’ questo vuoto.
Parliamone un po’…
Ho iniziato a leggere sul parto nel ’96, quando ero incinta, e mi sono resa conto che a questo riguardo c’era una grave mancanza di informazione, anche basilare. Mi sono quindi rivolta all’estero e ho creato una mia biblioteca in inglese e francese.
Una volta che ho partorito, ho iniziato a scrivere miei pensieri personali su quello he avevo provato durante la gravidanza, senza l’idea di farne un libro. Piano piano però mi sono resa conto che potevo creare qualcosa di mio e metterlo sul mercato per altre donne, che magari si trovavano nella stessa situazione di difficoltà a reperire certe informazioni che avevo vissuto anche io. È nato così “Partorire senza paura”, uscito nel 2008. È stata una grande sfida: lavorare come giornalista, avere due bambini piccoli – nel frattempo era nato anche il mio secondo figlio – e contemporaneamente scrivere un libro non è stato semplice. Ho dovuto anche prendere un’aspettativa dal lavoro per concluderlo. In questo periodo sono stata anche all’estero, a Copenaghen, per seguire convegni tenuti dai grandi luminari del parto naturale e scambiare opinioni con loro. A tutto questo ho aggiunto molto del mio – molte donne mi hanno contattata dicendomi che era un libro scritto con il cuore. È stata un’esperienza molto faticosa, ma anche molto importante: ho sempre sognato, fin da piccola, di scrivere un libro. Dopo il primo la casa editrice me ne ha chiesto un secondo. Dopo due anni ho accettato ed è nato così “Il parto in casa. Istruzioni per l’uso”.
Veniamo all’attività di blogger – lei ha una consolidata esperienza in questo campo, gestisce molti blog dedicati alle mamme. Quali sono le potenzialità di questi nuovi strumenti della comunicazione rispetto alla carta stampata?
Io oggi trovo informazioni soprattutto on line. Il web è molto più rapido e apre possibilità che prima non c’erano: lo scambio attraverso la rete. La potenzialità di creare comunità consolidate attorno l’interesse per un tema è enorme. Ci sono community ormai che stanno diventando vere e proprie lobby, molto appetibili anche per la pubblicità. Se si è bravi si può pensare di creare una vera e propria attività lavorativa basata sul blog. Conosco mamme che l’hanno fatto. Credo che questa sia una frontiera che si amplierà sempre di più, perché la rete offre l’opportunità di lavorare stando in casa, e questo per una madre è un’enorme aiuto. Si dovrebbe anzi sfruttare di più offerta dalla rete in tutto lavorativo, questo aiuterebbe le donne a conciliare l’impegno professionale e famigliare.
Dal suo osservatorio privilegiato sul mondo dei giovani – ricordiamo infatti la sua presenza nella serata finale del programma “Amici” – cosa pensa del rapporto dei ragazzi con la cultura? 
Odio le generalizzazioni, odio chi dice che tutti i giovani sono dei perditempo e dei mammoni. Conosco tanti ragazzi di 18-20 anni che stanno progettando di andare, o che si sono già trasferiti, all’estero per portare avanti i loro progetti lavorativi. Mio nipote, che ha 22 anni, fa lo chef. Non avendo mai trovato uno sbocco qui in Italia si è trasferito a Londra, e lì sta andando alla grande.
Quanto alla cultura, anche qui dipende da persona a persona. Mia figlia, che ha 16 anni, non legge molto – a parte i romanzi di Nicholas Sparks – ma adora WhatsApp. Mio figlio, che ne ha 12, legge autori come Orwell, Hemingway e segue i documentari del National Geographic. Eppure io e mio marito siamo entrambi giornalisti e scrittori. Da che cosa dipende? È difficile da dire, probabilmente dalla fortuna! 
22 giugno 2013
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