LIBRI - L'ultima opera della giornalista

Elena Gaiardoni, ”Creare significa aprirsi a un mondo che vuole necessariamente venire alla vita”

Dare 'alla luce' un libro? E' come la nascita di un figlio. Parola di Elena Gaiardoni, la giornalista del quotidiano “Il Giornale” autrice del libro 'Il pianto di Camilla'...

MILANO – Dare ‘alla luce’ un libro? E’ come la nascita di un figlio. Parola di Elena Gaiardoni, la giornalista del quotidiano “Il Giornale” autrice del libro ‘Il pianto di Camilla‘, frutto della fantasia e dell’immaginazione dell’autrice che, partendo dalla domanda ‘perchè i bambini nascono piangendo?’ ha dato vita ad una vera e propria fiaba che si svolge in un Regno, sorto dopo il Secondo Diluvio Universale, dove il re Porfirio vieta di piangere perché ritiene le lacrime espressione di vergognosa debolezza.

Come nasce la storia di questo libro?

Nasce da una riga di una pagina del libro della vita. Diciotto anni fa la mia cara amica Donatella, rimasta incinta e conoscendo il mio amore per la scrittura, una sera mi chiama e mi chiede: quando Francesca nascerà da te non vorrei i soliti doni ma un racconto tutto per lei. La cosa buffa è che il libro narra anche della storia di un’amicizia maschile, ma per quel magnifico gioco di specchi, che uno scrittore si diverte a muovere, in realtà nasce dalla storia di una grande amicizia femminile, che è fatta di complicità, scherzo, sfida, gioco e tenerezza. Ed esiste, sì esiste. Cosa posso scrivere per una bimba che sta per nascere? Questa la domanda che iniziò a pulsare dopo quella richiesta. Una notte mi sveglio e mi chiedo: perché i bambini nascono piangendo? Da dove vengono le lacrime? Cosa sono? Prendo un foglio e inizio a scrivere a mano, scrivo sempre a mano ogni cosa, prima di ribatterla al computer. Ricordo perfettamente quell’attimo. Pensavo che avrei scritto per una settimana e una ventina di fogli. Per otto anni ‘Il pianto di Camilla’ mi ha chiamata a sè.

A cosa ti sei ispirata per la creazione di questo libro?

Non siamo noi che ci ispiriamo a una cosa, è l’ispirazione che s’apre una strada in noi. Noi siamo il letto e il fiume scorre. Creare è aprirsi a un mondo che vuole necessariamente venire alla vita. Se mi si chiede quali sono i miei scrittori più amati. rispondo: Proust e Rilke. E’ vero in questo libro c’è un Angelo, perché amo le Elegie Duinesi, ma non mi sono ispirata ad esse per creare l’angelo Titania. Il mondo de ‘Il pianto di Camilla’ è semplicemente il mio mondo. E’ stata sufficiente chiedere: perché i bambini nascono piangendo? E quel mondo si è aperto. Non esiste un immaginario: esiste la magia della scrittura che condensa nel suo segno più realtà, da quella che viviamo tutti i giorni concretamente a quella che presagiamo e pre – sentiamo con la nostra sensibilità. La cosa che tengo a sottolineare è che questo romanzo, che non è un romanzo, si apre come una fiaba, ma ciò a cui mi piacerebbe aver dato vita è un’epica, perché la fiaba è l’unica vera epica rimasta in questo mondo di narrazioni spente, solipsiste e anelanti a sogni spesso senza speranza. L’epica è speranza di un ritorno a una narrazione collettiva, vitale, tragica e sorridente.

Hai definito questo un ‘libro che duri per tutta la vita’. Ci puoi spiegare il significato di questa definizione?

Il pianto di Camilla è nato per una bambina che stava per nascere, quindi doveva essere una narrazione semplice come una ninna nanna, ma nel contempo spessa nei suoi significati da poter essere letta da quella bambina una volta diventata adulta o vecchia. Racconta di un regno in cui un re vieta di piangere perché ritiene le lacrime una segno di debolezza e di morte, ma racconta anche della lacrima mai pianta che vive nel profondo di ciascuno di noi e soprattutto del sorriso a cui può portare la liberazione che viene dall’accettare di piangere quella lacrima. E poi ‘Il pianto di Camilla’ dura tutta la vita anche per me, perché so che un giorno lo riscriverò portandolo a un compimento che ancora non ha.

Quale differenza tra passione e amore?

Due parole soltanto: morte e vita, ma anche qui il gioco di specchi è molto complesso.

Cosa rappresenta per te la pubblicazione di questo libro?

Una nascita a tutti gli effetti. Recentemente un mio amico presentando un suo libro ha detto: non lo credevo, ma un libro è come un figlio. L’affermazione è così semplice e molteplice che darne una spiegazione sarebbe troppo laboriso. Diciamo che ho attaccato un fiocco rosa e azzuro fuori dalla porta di casa? Sì, l’ho fatto davvero. Perché rosa e azzurro? Perché un libro è sempre la nascita di due gemelli.

11 dicembre 2014

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