L'intervista a Edgarda Ferri, autrice del libro ''Guanti Bianchi''

Egarda Ferri, ‘Scrivo di storia perché mi piace sapere da dove vieniamo. Il futuro mi interessa meno”

''Guanti Bianchi'' non è solo il titolo dell’ultimo libro di Edgarda Ferri, ma anche un simbolo, che racconta al lettore della difficile condizione di Sophie Chotek, moglie ''non adatta'' di Francesco Ferdinando d’Asburgo...

Il 28 giugno 1914 Francesco Ferdinando d’Asburgo fu freddato nell’attentato di Sarajevo. Un episodio storico che tutti ben conoscono, ma non come Edgarda Ferri, l’autrice che ha scritto ”Guanti Bianchi” (edito da Skira) per raccontare più nel profondo per raccontare quel che è accaduto quel giorno

 

MILANO – ”Guanti Bianchi” non è solo il titolo dell’ultimo libro di Edgarda Ferri, ma anche un simbolo, che racconta al lettore della difficile condizione di Sophie Chotek, moglie ”non adatta” di Francesco Ferdinando d’Asburgo. Era il 28 giugno 1914 quando ci fu l’attentato di Sarajevo, data che diede inizio alla Prima Guerra Mondiale. Ma dietro quell’episodio, si nasconde una grande storia d’amore e un’inquietante personaggio: Alfred di Montenuovo, Gran Ciambellano di Corte. Per scoprire cosa si nasconde dietro quei guanti bianchi, ecco l’intervista ad Edgarda Ferri, giornalista, saggista e scrittrice

 

“Guanti Bianchi” nasce in occasione del centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.  L’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, è un episodio che tutti conoscono e hanno studiato. Ma lei ha scavato molto più nel profondo. Come si è mossa per costruire la trama di questo libro?

Stavo documentandomi per una biografia su Klimt quando mi sono imbattuta in questa storia   crudele.   Ritengo la parità dei diritti    un dato essenziale per un vivere moderno e democratico. L’applicazione del  protocollo  di Corte,  secondo il quale Sophie Chotek non era   degna delle esequie  spettanti ai membri della famiglia Asburgo   per il fatto    di essere moglie legittima, e però   morganatica, di Francesco Ferdinando, mi è parsa una  assurda, grottesca  ,macabra farsa. La trama era già pronta. Francesco Ferdinando e Sophie sono stati  assassinati il 28 giugno 1914 a Sarajevo. Da quel giorno alla loro sepoltura nel castello di Arstetten, dopo essere stati portati in piena notte a Vienna e frettolosamente  esposti nella cappella palatina dell’Hofburg, è passata una settimana. Ho diviso i capitoli dalla domenica al sabato successivo, raccontando   che cosa accadeva a Corte e in città mentre le due salme viaggiavano verso l’Austria  ,  guardate a vista da Alfred di Montenuovo,   gran Ciambellano di Francesco Giuseppe, che si rifiutava di  concedere anche il minimo diritto alla donna che    l’erede al trono aveva voluto ad ogni costo sposare.  

 

Non è la prima volta che si dedica a episodi famosi della storia, e a personaggi storici molto conosciuti, per scrivere i suoi libri. Come nasce la sua passione per questo genere letterario?

Perché mi piace sapere da dove veniamo. Il futuro mi interessa molto meno. E’ relativo, cambia in continuazione. Il passato è lì. E io lo voglio conoscere.  

 

I guanti bianchi, oltre a dare il titolo al suo romanzo, ha anche un significato ben preciso che riguarda in particolar modo la contessa boema Sophie Chotek. Ce lo può spiegare meglio?

Dopo aver deciso che Sophie Chotek aveva diritto a un funerale di terza classe, il Gran Ciambellano principe di Montenuovo le ha  consentito che sulla bara esposta per due ore nella Cappella palatina dell’Hofburg, fossero messi un paio di guanti bianchi e un ventaglio nero. Dal momento che,prima di sposarsi, era stata daa di corte della moglie di un arciduca Asburgo, gianti e ventaglio  rappresentavano   il solo unico legame con la famiglia di suo marito.

 

Lei non ha solo raccontato un episodio della storia, ma ha anche proposto ai lettori una grande storia d’amore. Qual è l’elemento che, secondo lei, attira di più i lettori? L’amore o la realtà storica?

Francesco Ferdinando e Sophie   erano riusciti a tenere nascosta la loro relazione per cinque anni.   L’erede  di Francesco Giuseppe aspettava il momento opportuno per convincer  l’imperatore   a concedergli il permesso di sposare  la contessina boema anche se non aveva titoli sufficienti per diventare sua    moglie.  Nel  castello di Arstetten, dove Francesco Ferdinando  si era fatto costruire la tomba di famiglia perché mai, anche se fosse diventato  imperatore ,sarebbe sceso nella cripta dei Cappuccini senza Sophie,     ogni fotografia, ogni oggetto, ogni cosa parlano del loro amore e della loro felicità.   Tutta questa storia non sarebbe accaduta se, dietro, non ci fosse stata  questa grande e appassionante storia  .A me, in realtà, importava   raccontare  la caparbietà di Montenuovo,  che in nome della ”stabilità” della monarchia si  ostinava  a   escludere dalla famiglia Asburgo la moglie morganatica dell’erede al trono, mentre la monarchia stava crollando sotto    i colpi di cannone  della guerra imminente ;e quelli della storia stessa, che non solo avrebbe seppellito la Casa Asburgo,ma  avrebbe  stravolto il destino dell’ occidente. Tuttavia, ho le prove provate che ai lettori interessa di più la storia d’amore. E qui, se vogliono, hanno da saziarsi.

 

Il Gran Ciambellano di Corte è un personaggio molto forte, sul quale lei ha puntato molto i riflettori. Ci racconti qualcosa di più di questo protagonista.

Non avrei scritto “Guanti bianchi” se non avessi….scoperto chi era Montenuovo.  Era un “bastardo” Asburgo. Come i bambini di Sophie Chotek e Francesco Ferdinando, che non potevano portare il nome del padre a causa del  loro matrimonio morganatico, e non avevano nessun diritto. Suo padre era figlio del conte Neipperg e di Maria Luigia,   figlia dell’imperatore Francesco d’Austria. Mai riconosciuto dalla madre, che doveva chiamare ”signora” ; e che, tra l’altro, avrebbe dovuto chiamarsi Bonaparte, essendo Napoleone, legittimo marito dell’arciduchessa,  ancora vivente. Aveva fatto carriera grazie alla moglie, una potentissima Kinsky.  Ai pranzi ufficiali, sedeva di fronte a Francesco Giuseppe non perché era Asburgo da parte della nonna paterna, ma perché era il Gran Ciambellano di Corte. Un personaggio inquietante. Quello che ho più studiato e cercato di capire. Difficilissimo ,imperscrutabile. A corte,lo chiamavano”Il Cerbero”,e anche “la maschera”.

 

Per soddisfare la curiosità dei lettori. Dopo “Guanti Bianchi”, possiamo già parlare di  un nuovo libro in cantiere?

Io, non mi fermo mai. Generalmente, dopo aver finito un libro, mi vengono in mente due o tre  storie. Però  non scelgo, aspetto che , all’improvviso, una di queste  entri nel mio cervello e incominci a muoversi. E’ un momento bellissimo. Ma non è ancora arrivato.

13 ottobre 2014

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