LIBRI - Cose da lettori

Ecco perché leggere un libro che non ci piace

Vi abbiamo spesso consigliato di abbandonare le letture che non sanno conquistarvi: il tempo per leggere è troppo poco per “sprecarlo” in libri che non riescono ad appassionarci. Eppure a volte leggere qualcosa che proprio non ci va a genio può essere molto costruttivo...

Vi abbiamo spesso consigliato di abbandonare le letture che non sanno conquistarvi: il tempo per leggere è troppo poco per “sprecarlo” in libri che non riescono ad appassionarci. Eppure a volte leggere qualcosa che proprio non ci va a genio può essere molto costruttivo. Ecco perché

 

MILANO – Ci sono autori che, sebbene celebri, affermati, amati e glorificati… proprio non riusciamo a digerire. E le ragioni possono essere molteplici! Magari, leggendo uno scrittore come Alessandro Baricco (a titolo esemplificativo, ma potremmo citare chiunque altro) ci può irritare il suo linguaggio a volte evanescente, la storia dove sembrerebbe non accadere nulla di rilevante. Eppure insistiamo nel leggerlo, anche se magari un bel thriller di Jeffery Deaver ci appassionerebbe di più. O magari può succedere qualcosa di ancora più strano: la storia ci piace, lo stile è scorrevole, ma… non ci prende! Riusciamo a leggere soltanto poche pagine per volta. Eppure, misteriosamente, se prendiamo in mano un, per dire, “Jurassic Park” di Michael Crichton (diamine, ci sono i dinosauri, cosa può esistere di più avvincente!), lo divoriamo in un pomeriggio. E pur sapendo che Crichton è uno dei massimi maestri nel suo genere, vediamo benissimo che il suo livello di scrittura non è paragonabile – per stile, eleganza, poesia – a quello di Baricco. (Ribadiamo il concetto, i due autori presi sono degli esempi per generi e stili estremamente lontani, non vogliamo esprimere un giudizio di merito e demerito dei due scrittori in particolare). Eppure, quando tra amici, colleghi o in qualche forum di accaniti lettori proviamo a spiegare la nostra avversità per Baricco e la nostra passione per Crichton, ci si sente spesso domandare: “Ma scusa, se non ti piace Baricco perché insisti tanto nel leggerlo?”

 

I BENEFICI – Leggere un libro o un autore che non ci convince a pieno può essere molto istruttivo: può insegnarci quali parametri ricerchiamo in un determinato romanzo, quale aspetto della narrazione è più rilevante per noi. Esistono autori che sanno scrivere splendidamente eppure le loro storie raccontano ben poco, la forma sovrasta la struttura e all’eleganza dello stile corrisponde sicuramente un significato concettuale ma uno sviluppo narrativo piuttosto effimero. Altri autori sono esattamente all’opposto: imbastiscono trame estremamente ben congeniate, affidandosi poi a una lingua più basilare e meno studiata. Leggere – ogni tanto – un libro che non ci piace può permettere di trovare il nostro punto di equilibrio, di arrivare a conoscere in profondità i motivi per cui un libro piace o meno, allontanandoci da un pregiudizio sterile e poco costruttivo. In sostanza, leggere un libro che non piace può essere molto formativo perché ci permette di imparare. A fine lettura, non sarà tanto importante saper dire se il libro è piaciuto o non è piaciuto, sarà più rilevante saper spiegare in questo libro cosa ha funzionato e cosa no. Inoltre è anche più stimolante, in una conversazione tra amici e appassionati, saper spiegare perché non ci piace Baricco o perché odiamo Crichton, piuttosto che limitarci a lanciare un banale e per niente approfondito anatema nei confronti di uno o dell’alto autore. Infine, nel bene e nel male, piacendoci o pesandoci, da ogni lettura c’è sempre e comunque qualcosa da imparare. E se anche non ci starà piacendo, il dato autore ci starà comunque comunicando e insegnando qualcosa. Il che non è poco.

(Fonte: Bookriot)

 

26 maggio 2015

 

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