I benefici della lettura

Ecco perché la lettura ci rende persone migliori

Chi legge spesso romanzi è più bravo a capire le altre persone, a empatizzare con loro e a guardare il mondo dalla loro prospettiva. Ecco perché
Ecco perché leggere storie di finzione ci rende persone migliori

MILANO – Forse dovremmo smettere di chiederci quanto possa farci bene leggere Tolstoj, perché non ci sono prove evidenti che dimostrino che la lettura renda le persone migliori moralmente e socialmente, ha scritto qualche tempo fa sul “New York Times” Gregory Currie, professore di filosofia all’Università di Nottingham. In realtà, come scrive Annie Murphy Paul sul “Time“, i benefici sono innumerevoli.

CAPIRE LE PERSONE – Chi legge spesso romanzi è più bravo a capire le altre persone, a empatizzare con loro e a guardare il mondo dalla loro prospettiva. E la cosa resta vera anche se ipotizziamo che a leggere più romanzi siano le persone più empatiche, perché in queste persone l’empatia – è stato dimostrato – si sviluppa ancora di più. Studi recenti nelle scienze cognitive, nella psicologia e nelle neuroscienze hanno mostrato che la lettura profonda – lenta, coinvolgente, ricca di dettagli sensoriali e capace di complessità emozionale e morale – è una esperienza particolare, diversa da ogni altra. Il fatto è che la lettura attiva nel nostro cervello le stesse pulsioni che provocherebbe il vivere per davvero le storie che leggiamo. Per il nostro cervello, viviamo per davvero le avventure dei personaggi che più amiamo. Le situazioni emozionali e i dilemmi morali che sono propri della letteratura sono esercizi profondamente tonificanti per il cervello. Spingendoci dentro la testa dei personaggi, le storie sviluppano la nostra capacità di essere empatici nella vita reale.

LEGGERE ROMANZI – Questi benefici, come abbiamo visto, non provengono dal semplice gesto di decifrare una serie di parole. Leggere sul web, per esempio, non arreca i benefici sopra descritti. La lettura è una pratica che va preservata con grande cura. La sua scomparsa rischierebbe di compromettere lo sviluppo intellettuale ed emozionale dei presenti e futuri nativi digitali. Allo stesso tempo, se scomparisse un certo tipo di lettura, potremmo perdere romanzi, poesie e altri generi di letteratura che per essere compresi hanno bisogno di pazienza e di tempo.

 

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