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E le piccole librerie indipendenti, che fine fanno?

E le piccole librerie indipendenti, che fine fanno? Milano, segnali contrastanti. Ha chiuso la storia libreria Utopia, in largo La Foppa, nella zona di Brera-Corso Garibaldi per cercare nuova vita in periferia...

E le piccole librerie indipendenti, che fine fanno? Milano, segnali contrastanti. Ha chiuso la storia libreria Utopia, in largo La Foppa, nella zona di Brera-Corso Garibaldi (pubblico da boutique e bar da aperitivi per bei tipetti lustri e simil-modelle, parole vane e vaghe e modaiole, altro che pensieri intelligenti…) per cercare nuova vita in periferia. Ma a poche decine di metri di distanza, all’angolo tra corso di Porta Nuova e via Moscova, ha aperto (e si è subito ingrandita, a tre vetrine) Parole&Pagine, banchi ricchi di novità presentate con intelligenza e gusto selettivo, librai ben informati e di piacevole conversazione, bambini che scorrazzano nel loro reparto, pubblico di affezionati e curiosi lettori. E – ecco una buona notizia – cerca spazio anche Romano Montroni, per aprire una delle sue ottime librerie della catena delle Coop (dopo i buoni risultati di Bologna e il successo della centralissima ex Zanichelli).

 

Per i piccoli librai, restano le difficoltà, e parecchie. Ma qualche piccolo, timido segnale di movimento, c’è. Come a Palermo. Crisi drammatica per Flaccovio, libreria storica. Ma vivacità per Modus Vivendi: buoni libri, dibattiti e presentazioni continue, consulenza attenta per i lettori (e sciarpe e pochi capi di moda di buon gusto per signore colte ed eleganti: bisogna pur fare crescere il fatturato, no?).

 

Nella notte della crisi, insomma, si intravvede qualche luce. Ne dà conto il quotidiano “La Stampa” inaugurando proprio oggi un ciclo di articoli su “Storie di librerie che resistono” e partendo con un reportage di firma illustre, Giuseppe Culicchia, dalla provincia meridionale, da Avellino: “La libreria Petrozziello si rimpicciolisce per non chiudere. E tra i lettori si diffonde la solidarietà”. Bisogna, appunto, avere a cuore la sorte dei piccoli librai indipendenti. Sono un presidio di cultura, di buone letture, di consapevolezza. Insomma, perché no?, anche di democrazia.

 

Antonio Calabrò

1 maggio 2013

 

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