ARTE - Intervista alle donne italiane dell'arte contemporanea

Donne e Arte, intervista a Federica Schiavo, Gallerista romana

Fin dal Rinascimento, uno dei periodi più fiorenti per quanto riguarda l'arte e la cultura, le donne hanno assunto un ruolo di primissimo piano nel contesto artistico, grazie alla loro raffinatezza, al gusto, al potere economico...

Fin dal passato, le donne hanno ricoperto un ruolo molto importante nel mondo dell’arte: numerose sono state ritratte dagli artisti, alcune erano artiste loro stesse, altre sono state collezioniste e mecenati. La nostra indagine sul mondo dell’arte al femminile muove le fila da queste considerazioni e vedrà coinvolte, per sei settimane consecutive, le donne italiane che ricoprono un ruolo di spicco nel panorama dell’arte contemporanea. Per avere una visione generale, abbiamo pensato di porre le stesse domande a tutte e sei le protagoniste, cogliendo così i diversi punti di vista. Solo l’ultima domanda è personalizzata per ognuna

MILANO – Fin dal Rinascimento, uno dei periodi più fiorenti per quanto riguarda l’arte e la cultura, le donne hanno assunto un ruolo di primissimo piano nel contesto artistico, grazie alla loro raffinatezza, al gusto, al potere economico. Isabella d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga fu ad esempio l’unica nobildonna italiana ad avere uno studiolo, a riprova della sua fama di dama colta, che preferiva gli interessi intellettuali e artistici a uno stile di vita frivolo. Nello studiolo Isabella vi radunò i pezzi più pregiati delle sue collezioni, con opere del Mantegna, di Perugino, del Correggio. Nel seicento una delle figure chiave è Artemisia Gentileschi, pittrice della scuola caravaggesca, divenuta simbolo del femminismo internazionale a causa, suo malgrado, dello stupro subito. Anche un’altra artista ha avuto una vita non poco travagliata ma nonostante ciò, è riuscita a guadagnarsi un posto privilegiato nel mondo dell’arte: Frida Kahlo. Questo per dire che le donne hanno sempre saputo ritagliarsi il proprio spazio, diventando celebri tanto quanto i colleghi maschi. Cosa dire di Ileana Sonnabend, gallerista e mercante d’arte, tra le più celebri protagoniste dell’arte del XX secolo o di Peggy Guggenheim, collezionista d’arte statunitense, che ha dato il via ad un vero e proprio impero?

Settimana scorsa abbiamo intervistato Federica Tattoli, Art Editor. Tutte le interviste sono a cura di Daniele Perra.

La donna protagonista di questa settimana è Federica Schiavo, fondatrice dell’omonima galleria romana.

Chi sei? Descriviti.
Un’inguaribile amante della vita e quindi dell’arte.

Qual è il ruolo delle donne nel mondo dell’arte italiano? Differenze con l’estero?
E’ evidente che il ruolo delle donne nell’arte è sempre più rilevante ed è particolarmente evidente se penso a collezioniste, curatrici, direttrici di museo e dealers. Un po’ più sbilanciato è ancora il rapporto tra gli artisti e le artiste “più potenti” nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, ovviamente a favore dei primi. Non vedo però una grande differenza tra estero e Italia se non forse, nel nostro Paese, un maggiore pregiudizio nei confronti delle donne (artiste, galleriste, curatrici) che decidono di non rinunciare alla famiglia e ai figli. Quest’ultimo però è un tema molto più complesso e urgente da affrontare. Ma è un problema culturale, ci vuole tempo e capacità di parlarne nei termini giusti.

Essere una donna, aiuta? Pro e contro.
Credo che in questa domanda sia sintetizzato tutto il pregiudizio e le difficoltà che le donne possono incontrare nel mondo del lavoro. Così come le innumerevoli mostre su “artiste donne” e le inutili liste delle donne più potenti nell’arte contemporanea che sono comparse ultimamente nelle più importanti testate di settore internazionali. Sarà interessante il momento storico nel quale non sarà più necessario fare questo tipo di classifiche in base al genere.

Un libro, un artista, un fotografo che hanno cambiato la tua vita.
Sono diversi i libri a cui sono legata ma Norvegian Wood. Tokyo Blues di H. Murakami letto a 19 anni, ha decisamente cambiato la mia vita. L’artista è Fabio Mauri con la complicità dell’arch. Bruno Zevi al quale devo l’assoluta libertà e indipendenza nella lettura del mondo. La vecchia Assemblad di mio padre (al quale era legato in modo viscerale) è stata l’unico mezzo di comunicazione intima tra me e lui e quelle fotografie hanno decisamente segnato la mia vita.

Cosa suggerisci a chi vuole intraprendere la tua carriera?
Di analizzare prima in profondità in che momento storico siamo e confrontarlo con le aspirazioni e motivazioni che spingono ad aprire una galleria. Io ho aperto la galleria per il desiderio di lavorare fianco a fianco con artisti della mia generazione in cui credo al 100% con l’ambizione di crescere insieme cercando di lasciare una traccia, un contributo che va ben oltre il successo di mercato immediato. Oggi il successo veloce arriva soprattutto grazie alla capacità di creare mode e pilotare il collezionismo internazionale con operazioni di mercato sempre più raffinate (con la complicità di case d’asta, collezionisti, riviste di settore e purtroppo anche di alcuni curatori, critici). Non credo però che il ruolo di una galleria come la mia sia finito ma semplicemente non è il momento storico migliore, particolarmente in Italia.

Progetti futuri?

Solidificare e migliorare quello che ho costruito con la galleria e, dal punto di vista personale, con la famiglia.

Hai aperto la tua galleria a Roma dopo l’esperienza milanese all’HangarBicocca. Puoi farci un bilancio dopo questi 5 anni?
Ho aperto la galleria nel 2009 dopo un’importante esperienza all’HangarBicocca dove ho capito che per fare quello che volevo avrei dovuto trasferirmi all’estero o dare inizio a un mio piccolo progetto che mi permettesse di provare a realizzare le mie ambizioni. In questi 5 anni posso dire di aver costruito una fantastica squadra o seconda famiglia con i collaboratori (Alan Santarelli crede nel progetto almeno quanto me) e artisti meravigliosi (come Jay Heikes, Salvatore Arancio, Andrea Sala, Carlo Gabriele Tribbioli, Ishmael Randall Weeks, Pascal Hachem, Karthik Pandian). Il riconoscimento internazionale del lavoro della galleria è cresciuto molto e per fortuna le soddisfazioni sono state tantissime, la fatica maggiore come sempre è in Italia.

23 ottobre 2014

Daniele Perra

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