Sei qui: Home » Libri » Autori » Donato Carrisi, ”Nei miei libri scrivo le storie che mi piacerebbe leggere”

Donato Carrisi, ”Nei miei libri scrivo le storie che mi piacerebbe leggere”

''Io sono uno scrittore lettore: non mi propongo di educare o di incontrare il favore del pubblico, scrivo semplicemente quelle storie che mi piacerebbe leggere e che finora nessun altro ha messo nero su bianco'', così si presenta Donato Carrisi, celebre autore dei best seller ''Il suggeritore”, ''Il tribunale della anime'' e ''La donna dei fiori di carta'', editi da Longanesi...
 L’autore italiano di thriller più amato del momento parla della sua attività di scrittore e lettore
MILANO – “Io sono uno scrittore lettore: non mi propongo di educare o di incontrare il favore del pubblico, scrivo semplicemente quelle storie che mi piacerebbe leggere e che finora nessun altro ha messo nero su bianco”, così si presenta Donato Carrisi, celebre autore dei best seller “Il suggeritore”, “Il tribunale della anime”  e “La donna dei fiori di carta” , editi da Longanesi.
LA SFIDA AL PUBBLICO – “Tanto come lettore, quanto come scrittore cerco di non pormi alcun limite”, prosegue Carrisi. “Un autore non deve tentare a tutti i costi di assecondare il pubblico, deve anche saperlo sfidare. Dopo il successo de ‘Il suggeritore’, tutti si aspettavano un seguito del romanzo. Io invece ho scritto qualcosa di diverso, ‘Il tribunale delle anime’: il mio pubblico si è diviso, alcuni non hanno accolto il libro con favore, altri invece hanno saputo seguirmi. Penso che sia importante non precludersi nessuna novità, nessuna strada: è così che io stesso ragiono quando scelgo le mie letture.”
I LIBRI CAMBIANO LA VITA – Proprio un libro incontrato per caso e guardato inizialmente con diffidenza ha contribuito alla sua affermazione come autore, come Carrisi racconta in “I libri ti cambiano la vita” di Romano Montroni. “Il mio libraio di fiducia mi affidò ‘Il ragno’ di Connelly: non credevo potesse piacermi, ma lui mi convinse a prenderlo in prestito, dicendomi che avrei potuto riportarglielo indietro. Era il periodo in cui mandavo i miei dattiloscritti alle case editrici, senza ricevere risposta. Una notte di ‘disperazione’, in cui mi tormentavo chiedendomi perché nessuno mi desse un’occasione, adocchiai quel libro e pensai che anche io dovevo a Connelly una possibilità. Fu una rivelazione: ‘Il ragno’ mi ispirò l’idea per un soggetto cinematografico. Scrissi una sceneggiatura che non venne mai prodotta, ma proprio da questa nacque il mio primo romanzo ‘Il suggeritore’, che vinse il Premio Bancarella nel 2010, dieci anni dopo ‘Il ragno’.”
INCROCIARE GENERI E STORIE – Anche il suo ultimo libro, “La donna dei fiori di carta”, ha lasciato il pubblico spiazzato: dopo due thriller, una storia d’amore. Perché questo cambio repentino di genere? “Questo romanzo nasce dalla sfida lanciatami da un giornalista, che mi chiesto se fossi in grado di scrivere una storia d’amore con la struttura di un thriller. In realtà i due generi hanno in comune più di quanto ci si possa aspettare: le storie d’amore funzionano proprio quando hanno la struttura di un thriller, quando ci sono una vittima e un carnefice. Ho concepito questo romanzo come una bomba, un’esplosione da cui si sviluppano tante linee narrative: è un thriller con una storia d’amore dentro, anzi, è la storia di un uomo che racconta storie. Mi piace molto incrociare tante linee narrative, è un tipo di struttura che ho appreso da maestri del cinema come Nolan e Shyamalan.”
I SEGRETI DEL SUCCESSO – Non pone nessuna barriera alla sua attività, quando scrive non si preoccupa di cercare a tutti i costi il favore del pubblico, eppure i suoi libri sono un successo. Qual è il suo segreto? “Lo scrittore di thriller ha in mente un ritmo: c’è una musica segreta che deve assolutamente rispettare. Se si riesce a riprodurre fedelmente questo ritmo il gioco è fatto. Prendiamo per esempio i libri di Dan Brown: al di là della storia hanno un ritmo che costringe a proseguire la lettura.” Ospite di trasmissioni televisive come Quarto Grado e Quinta Colonna, dove si discutono episodi di cronaca e casi di indagine irrisolti, Carrisi sembra anche conoscere bene l’appeal che certe storie dallo sfondo noir esercitano sul pubblico. “È il nostro lato oscuro – tutti ne abbiamo uno – che risponde a questi racconti e fa sì che ci attraggano. Per questo cerco di creare personaggi con psicologie complesse, ma non spiazzanti. L’aspetto più inquietante delle vicende tragiche è la normalità che si mescola all’inaudito. Il ‘cattivo’ non deve essere mai un ‘cattivo assoluto’, deve avere tratti che permettano al lettore di riconoscersi almeno parzialmente anche in questo personaggio.”
IL LETTORE VA EDUCATO – Carrisi insomma non soffre la situazione di crisi dell’editoria italiana, aggravata dalla scarsa diffusione dell’abitudine alla lettura nel nostro Paese. “Il libro non è un prodotto di consumo come gli altri: per sapere se un libro ci piace o no bisogna prima leggerlo”, commenta Carrisi in proposito. “Per scegliere un libro ci dobbiamo allora affidare agli altri, al nostro libraio o bibliotecario, a una nostra rete di fiducia. Questa rete si crea innanzi tutto nelle scuole: bisognerebbe educare i lettori procedendo per gradi, accompagnandoli nella crescita, proponendo di volta in volta libri che rispettino le capacità e i gusti legati all’età. Nel senso di un’educazione del lettore possono giocare un ruolo importante i nuovi social media e i blog. Frequentando un blog il lettore impara a orientarsi nel mondo dei libri secondo i suoi gusti e anche ad affinare il suo stile, aprendosi a nuovi generi e autori.”
21 luglio 2012 
© Riproduzione Riservata