Ogni anno, il 27 gennaio, la Giornata della Memoria ci chiede di fermarci. Non solo di ricordare, ma di capire. In mezzo a discorsi ufficiali, cerimonie e numeri che rischiano di diventare astratti, esiste un libro capace più di ogni altro di restituire un volto, una voce, un pensiero alla tragedia della Shoah: “Diario. Le stesure originali” di Anne Frank.
Non è soltanto un documento storico, né solo un libro “da ragazzi”, come per anni è stato semplificato. “Diario. Le stesure originali” è un’opera letteraria complessa, stratificata, consapevole, scritta da una giovane che non annota soltanto ciò che accade fuori, ma soprattutto ciò che accade dentro di sé. È la testimonianza di come, anche nelle condizioni più disumane, la scrittura possa diventare uno spazio di libertà, di identità e di resistenza.
“Diario. Le stesure originali”: un libro che non smette di interrogare il presente
Celebrare la Giornata della Memoria con “Diario. Le stesure originali” non è un gesto scontato, ma necessario. Questo libro continua a interrogarci perché non offre risposte semplici, ma domande essenziali: cosa significa essere umani? Come si conserva la dignità quando tutto è negato? Che responsabilità abbiamo nel ricordare?
Anne Frank non ci chiede di compatirla. Ci chiede di ascoltarla. E di non dimenticare che la memoria, se non è viva, rischia di spegnersi.
Chi era Anne Frank
Anne Frank nasce a Francoforte sul Meno nel 1929, in una famiglia ebrea colta e assimilata. Con l’ascesa del nazismo, i Frank si trasferiscono ad Amsterdam nel tentativo di sfuggire alle persecuzioni. Ma anche nei Paesi Bassi, dopo l’occupazione tedesca, la situazione diventa presto insostenibile.
Nel luglio del 1942, quando Anne ha appena tredici anni, la famiglia entra in clandestinità nell’“Alloggio segreto”, un nascondiglio ricavato sul retro dell’azienda del padre Otto. Qui Anne trascorrerà oltre due anni, fino all’arresto nell’agosto del 1944. Morirà nel campo di Bergen-Belsen nel 1945, a soli quindici anni.
Eppure, ridurre Anne Frank a una vittima sarebbe un errore profondo. Anne è una scrittrice in formazione, una lettrice vorace, una ragazza con un’intelligenza acuta, ironica, talvolta spietata, sempre lucida. In “Diario. Le stesure originali”, emerge tutta la complessità di una giovane mente che osserva il mondo, lo giudica, lo interroga, e tenta di dargli un senso.
Cosa c’è scritto nel suo diario e come nasce la scrittura
Il diario di Anne nasce inizialmente come un quaderno privato, un luogo intimo in cui sfogare paure, rabbia, entusiasmi, conflitti familiari, sogni e frustrazioni. Anne si rivolge a una destinataria immaginaria, Kitty, trasformando il diario in una sorta di romanzo epistolare.
Ma nel 1944 accade qualcosa di decisivo. Da Radio Londra, il ministro olandese dell’Istruzione in esilio invita i cittadini a conservare diari e testimonianze della guerra per il futuro. Anne ascolta quell’appello e capisce che ciò che sta scrivendo non è solo per sé. Inizia così una vera e propria riscrittura del diario: riorganizza i testi, cura lo stile, elimina e aggiunge passaggi, costruisce personaggi e una struttura narrativa.
“Diario. Le stesure originali” restituisce proprio questa duplice anima dell’opera: la versione spontanea (A) e quella rielaborata (B). È qui che il diario si rivela non solo come documento storico, ma come laboratorio letterario straordinario, in cui una ragazza riflette consapevolmente su cosa significhi scrivere per essere letta.
Perché è importante leggerlo oggi
Leggere “Diario. Le stesure originali” oggi significa confrontarsi con una memoria viva, non addomesticata. Anne non scrive per commuovere: scrive per capire se stessa e il mondo. Parla di paura, certo, ma anche di desiderio, di corpo, di amore, di identità, di ingiustizia.
In un’epoca in cui la memoria rischia di diventare rituale, questo libro restituisce la complessità dell’esperienza umana sotto la persecuzione. Non idealizza, non semplifica. Mostra conflitti familiari, tensioni, ambiguità morali. Ed è proprio questa onestà a renderlo ancora oggi insostituibile.
Leggere “Diario. Le stesure originali” significa anche comprendere come il male non sia astratto, ma quotidiano, fatto di leggi, esclusioni, silenzi, complicità. È una lezione che parla direttamente al presente.
Perché andrebbe letto a scuola
“Diario. Le stesure originali” dovrebbe essere letto a scuola non come testo commemorativo, ma come opera letteraria e civile. È uno strumento potentissimo per avvicinare gli studenti alla storia attraverso una voce coetanea, capace di creare immedesimazione senza retorica.
A scuola, questo libro insegna che la scrittura è un atto di resistenza, che le parole possono sopravvivere alla violenza, che la memoria non è solo ricordo del passato ma responsabilità verso il futuro. Inoltre, mostra come anche una giovane ragazza possa avere una visione critica del mondo, una voce autonoma, un pensiero complesso.
Leggere “Diario. Le stesure originali” in classe significa educare alla cittadinanza, alla consapevolezza storica e all’empatia, senza mai rinunciare alla profondità.
