Detrazione della spesa per libri, la delusione per il dietrofront del governo da parte di Ginevra Bompiani

LA CRITICA QUOTIDIANA – Sulle pagine del Corriere della Sera la voce dell'editrice Ginevra Bompiani, scrittrice, saggista e fondatrice della casa editrice Nottetempo insieme a Roberta Einaudi, si unisce al coro del malcontento per l'improvviso stravolgimento del decreto sulla detraibilità fiscale della spesa per libri...

In seguito alla modifica del decreto Destinazione Italia, sul Corriere della Sera l’editrice di Nottetempo denuncia il disinteresse dello Stato per la cultura e commenta: “Siamo un Paese destinato alla barbarie”

LA CRITICA QUOTIDIANA – Sulle pagine del Corriere della Sera la voce dell’editrice Ginevra Bompiani, scrittrice, saggista e fondatrice della casa editrice Nottetempo insieme a Roberta Einaudi, si unisce al coro del malcontento per l’improvviso stravolgimento del decreto sulla detraibilità fiscale della spesa per libri.

IL DECRETO DA OGGI IN APPROVAZIONE – Il decreto è da oggi al Senato, pronto a essere convertito in legge entro il 21 febbraio, non però nella forma originale con cui era stato proposto dal ministro Zanonato. Non si parla più di detrazione fiscale del 19% della spesa per libri fino a 2 mila euro per tutti i cittadini, ma di un bonus spesa destinato ai soli studenti delle scuole superiori. Avevamo già chiarito in un nostro precedente articolo, con l’aiuto del presidente dell’ALI – Associazione Librai Italiani Alberto Galla, che non c’era più neppure la certezza di quali cifre economiche si stesse parlando. Ora il discorso inizia a chiarirsi in maniera dolente, visto che, secondo quanto scritto da Ginevra Bompiani, la copertura economica di 50 milioni di euro proveniente dai fondi europei è stata abbassata a 18 milioni di euro.

L’APPELLO DELL’AIE – Nell’articolo, l’editrice fa riferimento a un appello che l’AIE – Associazione Italiana Editori aveva indirizzato alle istituzioni il 30 maggio scorso per introdurre una legge che consentisse di sottrarre  il 50% della spesa per libri dalla dichiarazione dei redditi. La gravità della crisi attraversata dalle attività legate al libro, con più del 20% di lettori in meno in Italia negli ultimi anni, sottolineava l’urgenza di questa richiesta. Il testo dell’appello faceva leva anche sull’importanza dei libri per la “salute mentale” dei cittadini e sul beneficio economico che lo Stato trarrebbe da un incremento della lettura. Il decreto Destinazione Italia era “un primo segno”, il ministro Bray ne aveva parlato come una “decisione storica”.

L’INDIFFERENZA DELLO STATO ALLA CULTURA – Il dietrofront del governo lascia amareggiati, soprattutto perché “al di là delle ragioni economiche e dell’importanza della salute mentale del cittadino, la vera ragione per un simile intervento è proprio che un Paese, senza la sua cultura, smette di esistere. Cioè di avere un’identità”. Cos’altro è un Paese, infatti, se non “la sua lingua, la sua memoria, le sue abitudini, il suo sguardo sul mondo la sua capacità di pensare, di raccontare storie e di ascoltarle?” Un Paese che non cura tutti questi aspetti è destinato a diventare barbaro, cioè estraneo a se stesso. E purtroppo questo sembra confermato dalle scene che avvengono in Parlamento e a cui assistiamo quotidianamente, dai litigi, dagli insulti e anche dalle zuffe. “Ancora una volta lo Stato italiano ha mostrato la propria indifferenza alla cultura, ai cittadini, alla parola data. Tre cose, il rispetto delle quali, mi sembra, formerebbe l’onore di una classe dirigente”.

12 febbraio 2014

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