LIBRI - Intervista al celebre comico ligure

Dario Vergassola, ”Leggere un libro è meglio di vedere un film, ti permette di vivere vite parallele”

Nei bar di oggi non esiste più lo spirito d’aggregazione di un tempo, a causa dell’invasione di slot machine e macchinette. Parola di Dario Vergassola, attore e comico molto amato dal pubblico italiano, nei panni di autore con il libro “La ballata delle acciughe”...

MILANO – Nei bar di oggi non esiste più lo spirito d’aggregazione di un tempo, a causa dell’invasione di slot machine e macchinette. Parola di  Dario Vergassola, attore e comico molto amato dal pubblico italiano, nei panni di autore con il libro “La ballata delle acciughe”, un romanzo divertente e malinconico ambientato nella Liguria a lui tanto cara con l’ironia e l’umorismo che lo contraddistinguono. La vicende del racconto di Vergassola hanno luogo nella periferia di La Spezia al Bar Pavone, dove gli strani personaggi che lo frequentano non hanno “nulla da invidiare al bar di Guerre Stellari”. Il protagonista, in cui Vergassola si rispecchia, si fa trascinare dai ricordi tra il presente e il passato, alla ricerca dei frammenti di un’infanzia ormai lontana su cui si può solo ironizzare.

Cos è la ‘ballata delle acciughe’ che da il titolo all’opera?
Ho rubato il titolo dalla “Ballata del mare salato” di Hugo Pratt, uno dei fumetti più belli che ho mai letto in vita mia, che in adolescenza mi ha aiutato a passare dalla lettura dei fumetti a quella dei libri (prendete appunti, mamme che state leggendo questa intervista…). Le acciughe sono protagoniste importanti del racconto: nei bar liguri fedeli alla tradizione non mancano mai le acciughe sott’olio, e nel mio racconto esse rappresentano la parte saggia del gruppo degli squinternati del bar.

Quanto c’è di autobiografico in questo libro?
Parecchio, non perché abbia chissà quale vita interessante da essere raccontata in un’autobiografia. Per la storia di questo libro ho tratto spunto dalla mia adolescenza passata in questo bar, che continuo a frequentare. Nel libro riporto un’umanità abbastanza fedele: troviamo quello che racconta di esser stato rapito dagli UFO, quelli che giocano sempre a biliardo… Nei bar si parla sempre del mondo, ma poi si resta sempre chiusi al suo interno. Il racconto gira intorno al viaggio del protagonista, Gino, da La Spezia fino in
America, a Woodstock, durante il quale ha modo di ripensare alle cose della sua infanzia (quindi, alla mia). Durante questo viaggio, il protagonista comprende che le cose che sembrano routine come gli amici, la famiglia, in realtà rappresentano le cose più importanti, da non perdere mai di vista.

Fulcro centrale della storia narrata nel libro è ‘il bar di quartiere’, vero e proprio cuore pulsante di un paese di provincia. Perché a tuo parere le stesse atmosfere sono irripetibili nelle  grandi metropoli?
Anche nei piccoli centri ciò avviene, a causa dell’avvento delle macchinette e delle slot machine e del fatto che i bar vengano frequentati sempre più da gente non del posto. Non c’è più lo spirito d’aggregazione di un tempo. In passato il bar era un vero e proprio “centro di igiene mentale omeopatico.” Oggi invece c’è un po’ più di diffidenza, interrompendo la magia che c’era una volta…
 
Infine, un invito alla lettura in vero stile Vergassola: leggere un libro è bello perché…
La lettura ti apre vite parallele. I libri ti permettono di vivere vite diverse. Leggere un libro è meglio di vedere un film: al cinema trovi tutto pronto e guardi una storia in maniera passiva, mentre con un libro hai tra le mani un racconto scritto da un altro, in cui lavori di immaginazione e ci metti qualcosa di tuo, mettendo in moto in cervello. Ciascun libro cambia a seconda di chi lo legge: varia a seconda se sei felice, depresso, innamorato, allegro. Leggere è un bell’esercizio per vivere altre storie.

 7 dicembre 2014

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