Daniela Di Sora di Voland, ”La mia casa editrice mira a pubblicare libri che siano letteratura”

Un editore di catalogo, cha ambisce a pubblicare libri che durino nel tempo, con un occhio di riguardo per gli autori slavi: così si presenta Daniela Di Sora. L'editore di Voland ci parla dell'attività e della storia della sua casa editrice, presentandoci alcune delle principali collane pubblicate...

L’editore di Voland presenta l’attività e il catalogo della sua casa editrice

MILANO – Un editore di catalogo, cha ambisce a pubblicare libri che durino nel tempo, con un occhio di riguardo per gli autori slavi: così si presenta Daniela Di Sora. L’editore di Voland ci parla dell’attività e della storia della sua casa editrice, presentandoci alcune delle principali collane pubblicate.

 

Quando e con quali intenti nasce la casa editrice?
Voland viene fondata come società nel dicembre del 1994, ma io considero come anno di nascita il 1995, quando abbiamo pubblicato i primi tre titoli: Tolstoj con “Anna Karenina”, Gogol’ con “Dall’Italia. Autobiografia attraverso le lettere” e Stanev con “Il ladro di pesche”. Tre slavi dunque, due russi e un bulgaro: io facevo la slavista e la mia idea era quella di tradurre e pubblicare soltanto titoli tratti dalle letterature slave, che sono ricchissime di ottimi libri da leggere. C’è voluto poco per capire che era necessario allargare l’orizzonte per sopravvivere: abbiamo così continuato a occuparci di buona letteratura, ma di tutto il mondo. Tutti gli slavi – russi, bulgari, cechi, slovacchi – sono oggi radunati in una collana, Sírin, nome che ha la stessa radice di “sirena” e indica un mostro mitologico slavo che incanta i passanti con la dolcezza della sua voce. Quando nel 2010 la casa editrice ha compiuto quindici anni, Sírin si è sdoppiata ed è nata anche una Sírin Classica, una collana chiusa di dieci titoli dedicata ai grandi classici russi tradotti da autori italiani, tra cui “Racconti di Odessa” di Babel’ tradotto da bruno Osimo, appena uscito e non ancora in libreria. L’ultimo titolo verrà pubblicato l’anno prossimo e sarà Zamjatin tradotto da Alessandro Niero.

Quali sono le linee guida del progetto editoriale?
Tendo a scegliere libri che siano letteratura – con tutta l’esitazione e il rispetto che si può avere nel pronunciare questa parola. Devono essere libri ben scritti, che durino nel tempo: io sono un editore di catalogo, ambisco a pubblicare opere che abbiano la possibilità di rimanere in libreria più dei quindici giorni canonici, che abbiano a disposizione più tempo per essere scoperti dai lettori. Il nostro è un catalogo di ricerca, comprende ottimi autori, famosi nei loro Paesi d’origine ma ancora poco conosciuti da noi – fatta eccezione naturalmente per gli autori della Sírin Classica. Sta per esempio per uscire in libreria “Il condottiero” di Georges Perec, inedito in Francia fino a marzo scorso, tradotto in italiano da Ernesto Ferrero. Posso poi citare un altro piccolo Perec che abbiamo pubblicato qualche mese fa, “Tentativo di esaurimento di un luogo parigino”, oppure Philippe Djian, un noirista francese molto bravo e molto apprezzato da Goffredo Fofi. Cerchiamo insomma di scegliere libri che poi si ha piacere a conservare nella propria biblioteca.

Può citarci qualche altra collana da voi edita?
Ce ne sono diverse: abbiamo per esempio le Amazzoni, collana dedicata a una scrittura femminile dai tratti un po’ “guerrieri”, la cui capofila è Amélie Nothomb; c’è poi la collana Intrecci, che comprende libri in cui l’intreccio noir, storico o d’avventura è fondamentale; la collana Confini, che include i libri di viaggio, inteso come viaggio letterario; e poi l’ultimissima, la collana Finestre, la più recente tra quelle maggiori. Noi tendenzialmente ci occupiamo di narrativa, ma facciamo eccezione per i libri di questa collana, che comprende un tipo di saggistica molto particolare, un po’ ironica, con titoli quali “Come diventare un malato di mente” o “Guida alla Parigi ribelle”. Quest’ultimo è andato così bene che è arrivato alla terza edizione e ha dato origine a tutto un filone delle “Guide ribelli”: dopo Parigi, abbiamo pubblicato una “Guida alla Barcellona ribelle” e stiamo per uscire, tra qualche mese, con la “Guida alla Roma ribelle”. Evidentemente, di ribellismo c’è necessità di questi tempi.

Lei ha partecipato a Bookcity Milano settimana scorsa e al Pisa Book Festival questo weekend. Può dirci le sue impressioni riguardo a queste manifestazioni, e in particolare riguardo a quella milanese, che si svolgeva quest’anno per la prima volta?
Posso solo esprimere un pieno entusiasmo! Quanto a Pisa, ho insegnato qui letteratura russa per diciotto anni: è la mia seconda città. Da quando è nato Pisa Book Festival, Voland c’è: è una delle fiere cui partecipiamo sempre. E riguardo a Bookcity, la manifestazione ha superato qualunque aspettativa! È stato molto divertente, la città è stata invasa: la sensazione è che Milano avesse fame di un festival del genere. Il libro, la lettura, il desiderio  delle persone di raccontarsi storie sono finalmente scesi in campo. Anche i seminari sono stati un successo. Questo a dimostrazione che il libro c’è, esiste, non è morto, basta continuare a parlarne! Certo, il momento è difficile, ma c’è ancora curiosità da parte delle persone, come un desiderio nascosto. Forse attorno ai libri c’è sempre un’aria di eccessiva seriosità, qui invece c’era un clima di gioco, di festa: è stata la maniera giusta di parlarne.

 

26 novembre 2012

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