Daniel Pennac a Pordenonelegge, ”La lettura è piacere e godimento, una sorpresa continua”

DAL NOSTRO INVIATO A PORDENONE - Con Storia di un corpo (edizione Feltrinelli) Daniel Pennac, grande frequentatore di festival, arriva a Pordenonelegge. Al centro del romanzo regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell'io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi...

PORDENONE – Con Storia di un corpo (edizione Feltrinelli) Daniel Pennac, grande frequentatore di festival,  arriva a Pordenonelegge. Al centro del romanzo regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva, la voce stridula della madre anaffettiva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata attraverso Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno. “E’ un diario del corpo descritto con una scrittura materiale e sensibile che procede per piccoli tratti, mentre in Malaussene – rivela l’autore – tracimava con entusiasmo e fisicità per un intero capitolo”.

IL SUO QUARTIERE – Inevitabile ritornare indietro a Belleville e descrivere l’evoluzione del quartiere in cui vive dal 1969: “ E’ un luogo – dice l’autore francese – che cambia in continuazione. Nel secolo scorso era abitato da operai, poi, in seguito alle persecuzioni, da ebrei, sono quindi arrivati gli immigrati dalle ex colonie francesi del Maghreb e del sud est asiatico, infine sono arrivati i serbi-croati ed i cinesi. A volte ci sono anche i turisti italiani che visitano l’unico quartiere parigino in cui vedere non c’è niente da vedere, convinti di incontrare Malaussene. Quello che non cambia è il mercato perché da sempre è multiculinario”. Lo vedremo presto nel primo film tratto da un’opera di Pennac: “Il paradiso degli orchi “ di Nicolas Bary, in uscita a novembre, “film nel quale – dice Pennac – ritrovo la mia stessa energia, il mio stesso entusiasmo che mi hanno fatto scrivere il libro molti anni fa”.

IL PIACERE DELLA LETTURA – Convive, con lo scrittore, il professore che parla dell’evoluzione della scuola che non riesce mai, almeno in Francia, “ma temo sia cosi anche in Italia”, a stare al passo con i tempi e che quando riesce, “cambia poi la norma e bisogna iniziare tutto daccapo”. Ma stare al passo con i tempi significa anche andare alla ricerca delle proprie radici in una prospettiva classica e anche filosofica perché “i bambini sono già metafisici” e questo non è mai abbastanza valorizzato. Ventisette anni dietro una cattedra a trasmettere le proprie letture e i propri gusti  a un uditorio che magari si annoia, ma non può scappare ed ecco perché Pennac si è cimentato anche con un reading teatrale di un monologo di Melville, una sfida per trasmettere il piacere di un’opera prediletta. Cosi si passa a un altro tra i temi cari allo scrittore francese:  come comunicare la passione e il desiderio di leggere, lo si può fare solo attraverso la condivisione e il passaparola e confessa che ad averlo entusiasmato recentemente è  Acciaio di Silvia Avallone, “per la scrittura matura e forte allo stesso tempo”. Nel suo passaparola ha coinvolto i suoi amici che poi ne hanno parlato ad altri e via dicendo: la passione si trasmette a cerchi concentrici, “ma non si insegna e non si impone”.  “E soprattutto – conclude Pennac – la lettura non è utile, ma piacere e godimento, come la scrittura e come il rapporto che abbiamo col nostro corpo : una sorpresa continua”.

Alessandra Pavan

23 settembre 2013

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