D’Amico ”La letteratura di oggi è migliore che in passato, ma i grandi scrittori restano rari”

''Bisogna far leggere a ciascuno qualcosa che interessi a quel ciascuno''. E' con queste parole che Masolino D'Amico ci fornisce la sua ricetta per far tornare gli italiani ad amare i libri e la lettura...

Masolino D’Amico, scrittore, giornalista e critico teatrale, in questa intervista ci parla dello stato di salute della letteratura italiana ed internazionale e ci consiglia come far tornare ad amare libri e lettura

MILANO – “Bisogna far leggere a ciascuno qualcosa che interessi a quel ciascuno”. E’ con queste parole che Masolino D’Amico ci fornisce la sua ricetta per far tornare gli italiani ad amare i libri e la lettura. In questa intervista, lo scrittore, critico teatrale e giornalista della Stampa ci parla delle sue tre grandi passioni, il teatro, il cinema e la letteratura, e ci svela i retroscena del suo ultimo romanzo, “Il giardiniere inglese”.


Quando e come è nato il suo interesse per la letteratura?

Mi è sempre piaciuto leggere, ho imparato molto prima dell’età scolare, e a quell’epoca (anni di guerra) c’erano pochi giochi per i bambini.


La sua grande passione, influenzata anche dall’ambiente culturalmente stimolante in cui è cresciuto, sono il cinema ed il teatro. Quali affinità e quali differenze vi sono tra queste forme d’arte?

La differenza fondamentale tra cinema e teatro è che il teatro avviene sotto i nostri occhi, mentre il cinema è il prodotto di una lunga e complessa alchimia. Entrambi possono avere risultati entusiasmanti, ma non bisogna confonderli. Trovo penosi per esempio i tentativi di tanto teatro di oggi, incerto sulla propria sopravvivenza, di mascherarsi da cinema, con l’uso di proiezioni, e soprattutto di microfoni per ampliare la voce (e consentire di recitare a divetti televisivi che non sanno adoperarla). E’ un suicidio: se uno spettacolo teatrale assomiglia troppo a un film, meglio stare a casa e guardarsi il dvd. Il teatro è bello perché è elementare, semplice; la nonna che racconta la fiaba non sarà mai sostituita dal videogame. Almeno, spero.

Lei è anche traduttore di testi; quale è la sua opinione sullo stato di salute della letteratura contemporanea in Italia, a confronto con quella straniera?
Tutta la letteratura diciamo così media, italiana e straniera, è qualitativamente migliore di venti o trent’anni fa – tutti sanno più o meno scrivere. Ma lo scrittore che ha una marcia in più è rimasto raro come in passato (oggi dei grandissimi non ci sono, ovvero forse ci sono nelle periferie – Islanda, Oriente…)

Si ripete molto spesso che in Italia si legge troppo poco. Quale potrebbe essere a suo avviso la ricetta giusta per tornare a far amare libri e letteratura?
Bisogna far leggere a ciascuno qualcosa che interessi a quel ciascuno. Un mio amico ex giocatore di pallacanestro che non aveva mai letto un libro intero in vita sua una volta si comprò il reclamizzato premio Strega dell’anno (mi pare fosse la Ortese). Lo piantò a metà e mi disse: “I libri non sono per me.” Gli regalai un romanzo ambientato nel football americano, pieno di scazzottate, e lo divorò.

Ci può parlare del suo ultimo libro “Il giardiniere inglese”?  
Mi aveva sempre intrigato il personaggio di Capability Brown, che in Inghilterra è famosissimo e che è fondamentale per chiunque si accosti al Settecento inglese. Volevo raccontarlo un po’ ma mi resi conto che un trattato – in inglese ce ne sono tanti – sarebbe stato per il nostro pubblico troppo noioso. Così sono ricorso all’espediente del mio grande amico Oscar Wilde, e ne ho fatto un dialoghetto…speravo così di dare alla materia un po’ di leggerezza. Peccato che nella collanina Skira dove è uscito abbiano poi rinunciato a qualche illustrazione – i tagli, i tagli! Ma forse è meglio così, quei paesaggi vengono bene nel grande formato e a colori.

18 ottobre 2013

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