L'intervista a Paolo Di Paolo

Da “Ogni cosa è illuminata” a “Fight Club”, quei romanzi degli anni Duemila che passeranno alla storia

Sabato 21 gennaio è uscito il primo romanzo della collana Duemila di "La Repubblica". Di questa iniziativa abbiamo parlato con Paolo Di Paolo

MILANO –  Dürrenmatt diceva che i libri sono un “tentativo di mettere ordine nel mondo” che appare spesso come “un labirinto”. D’altra parte, “immersi nella confusione del presente è difficile vedere”, dice a Libreriamo lo scrittore Paolo Di Paolo. È indubbio che i libri ci permettano di comprendere gli stati d’animo, le motivazioni, le ragioni delle scelte e le cause delle inquietudini. “Non posso capire la Francia dell’Ottocento senza Balzac o Stendhal, e così non potremmo capire il mondo degli anni Dieci senza i romanzi di quegli anni, nonostante l’immensa quantità di materiale audio e video di cui siamo in possesso”.

IL POTERE DELLA LETTERATURA – “Basta pensare alla caduta delle Torri Gemelle”, racconta Paolo Di Paolo. “Pensiamo a un ventenne di oggi, che aveva meno di dieci anni quando le torri sono venute giù. Avrà visto l’evento migliaia di volte come un qualunque videoclip, ma che emozione riesce a provare di fronte a un fatto del genere? Leggendo invece ‘Molto forte, incredibilmente vicino‘ di Jonathan Safran Foer o ‘L’uomo che cade‘ di Don Delillo, sarà chiamato a prendersi cura dell’esperienza che la lettura di quei libri gli farà provare. Questi romanzi gli permetteranno di passare da una fredda emozione generica a un sentimento molto più specifico. Una delle grandi qualità della letteratura sta proprio nella capacità di lasciare al futuro una verità non fredda ma calda come l’esperienza”.

LA COLLANA – Ci sono alcuni romanzi che hanno saputo raccontare le gioie e le inquietudini dei primi anni Duemila ed è proprio a questi volumi che guarda l’interessante iniziativa editoriale del quotidiano “La Repubblica“. Sabato 21 gennaio è arrivato in edicola il primo romanzo della collana, “Ogni cosa è illuminata” di Jonathan Safran Foer, collana che prevede un’uscita ogni sabato per altre 35 settimane (ogni volume costa 9,90 € più il prezzo del quotidiano). Di questa iniziativa abbiamo parlato con il già citato Paolo Di Paolo, collaboratore di Repubblica. “Quello dei libri della collana è un elenco completabile all’infinito, ma questi 36 volumi ci dicono qualcosa riguardo al nostro presente”.

DA PAMUK AD ALICE MUNRO – Notevole è la varietà delle opere che vanno a formare la collana. Da “Instanbul” di Pamuk ai racconti di Alice Munro, ci rendiamo conto di essere di fronte “a grandi scrittori che sono riusciti a coinvolgere un grandissimo pubblico”. “La loro narrativa non solo è rappresentativa di quello che si sta facendo nella letteratura degli ultimi anni ma in molti casi ha anche modificato un certo modo di pensare il racconto. ‘Instanbul’, per esempio, è un libro che mescola la scrittura di viaggio al reportage narrativo intimo, l’autofiction all’uso di elementi spuri come le fotografie. Quella di Alice Munro, invece, è una narrativa, solo all’apparenza tradizionale, che sa arrivare con una grande asciuttezza a toccare tutti i nervi scoperti dei rapporti umani e dei sentimenti nella contemporaneità”.

ANCORATI AL NOVECENTO – Ci sono poi romanzi ancora strettamente legati al mondo novecentesco, “perché le ferite, i drammi e i traumi sono ancora molto sentiti”. E sono sentiti a tal punto che “scrittori come Cercas e Carrére tornano dentro al Novecento per cercare di capire con la prospettiva dell’oggi quello che è stato”. Intramontabili sono temi come la famiglia e – soprattutto – l’adolescenza, “una delle zone più interessanti da raccontare, perché è la zona della definizione dell’identità”. Ci sono poi romanzi, come “Gomorra” di Saviano, che mostrano quanto “oggi abbiamo bisogno di uno spazio più ampio della cronaca per entrare nelle vicende del nostro tempo”.

IL RICHIAMO ALL’APOCALISSE – Da “Anna” di Ammanniti a “La strada” di Cormac McCarthy, tante sono le storie distopiche che raccontano un mondo più cupo e lugubre di quello contemporaneo, senza rendersi conto “che tutto ciò che può raccontare una distopia è già nei fatti”. “È già un mondo sull’orlo dell’apocalisse – spiega Paolo Di Paolo – il genere distopico è semplicemente una registrazione parossistica dello stato attuale delle cose”. Colpisce che generi considerati prima marginali siano ora entrati a pieno titolo nella grande letteratura. D’altra parte, i confini di generi come il fantasy e il fantastico sono oggi molto più labili.

IL RACCONTO DI UN MONDO INQUIETO – Elementi di questi generi irrompono infatti nella letteratura autori come Murakami, amato molto dal pubblico e, al contempo, più volte candidato al Nobel. La cosa interessante in “Kafka sulla spiaggia” e in altri suoi libri è che sono “libri fortemente realistici ma capaci di racchiudere al loro interno un elemento di incubo/sogno che li avvicina molto fortemente a una visione angosciosa della realtà”. Sono romanzi che mostrano chiaramente l’inquietudine diffusa in questi anni e che dicono di noi cose che ancora non abbiamo capito. L’operazione editoriale di Repubblica ci ricorda, spiega Paolo Di Paolo, che esiste nel presente “una letteratura viva, una letteratura che non vuol essere ostaggio della cronaca ma prova comunque a scavarsi uno spazio stilistico, di racconto, nella confusione del nostro tempo”.

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