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Da Lilin a Salvatores, il caso editoriale ”Educazione siberiana” diventa un film

''Meglio cattivi maestri che nessun maestro'', questa l'affermazione provocatoria del regista Gabriele Salvatores nel corso della presentazione del suo ultimo film ''Educazione siberiana''...
In occasione del film che uscirà nelle sale domani, il regista e lo scrittore si sono confrontati in una serata di presentazione alla Feltrinelli

MILANO – “Meglio cattivi maestri che nessun maestro”, questa l’affermazione provocatoria del regista Gabriele Salvatores nel corso della presentazione del suo ultimo film “Educazione siberiana”, avvenuta a Milano lunedì 25 febbraio presso la libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte. Durante l’incontro, che ha visto una grande partecipazione di pubblico, Il regista si è confrontato con l’autore dell’omonimo romanzo, lo scrittore Nicolai Lilin.

EDUCAZIONE SIBERIANA – Dopo essere diventato un caso editoriale tradotto in 14 lingue, “Educazione Siberiana” di Nicolai Lilin è diventato un film, diretto da Gabriele Salvatores, che uscirà nelle sale il prossimo 28 febbraio. Il libro racconta dell’educazione criminale, ma con precise regole d’onore, ricevuta dall’autore. Quel che accade nel romanzo e nel film si ispira infatti, secondo quanto affermato dallo scrittore, all’infanzia e all’adolescenza dello stesso Nicolai Lilin all’interno di una comunità di Criminali Onesti siberiani, così come loro stessi si definiscono. Nel corso della presentazione, Lilin ha svelato di essere stato molto indeciso sulla vendita dei diritti del libro: “Molti mi hanno sconsigliato di accettare una trasposizione cinematografica, – ha dichiarato lo scrittore – perché il libro a loro detta ne sarebbe uscito stravolto. Mi ha convinto la filosofia dei produttori della Cattleya, secondo i quali non sarebbe stato possibile realizzare un buon film senza la mia partecipazione. Quando ho scoperto che il regista sarebbe stato Gabriele non ho più avuto dubbi”. Il regista, interrogato sul suo approccio al libro, ha detto: “Sono stato attratto dai personaggi, dall’universo molto particolare della storia e dai ricordi che Lilin ha raccolto, che ho trovato estremamente affascinanti. Mi ha colpito la possibilità di raccontare un mondo sconosciuto e lontano da noi, ma che mandava riflessi molto importanti sul nostro mondo e modo di vivere”. La vicenda dell’amicizia tra i due ragazzi protagonisti è ambientata infatti in Transnistria, una regione dell’ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. La storia, che si svolge a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, affronta lo choc collettivo conseguito al crollo dell’Unione Sovietica, e rievocato anche da Lilin, che nel corso della serata ha condiviso alcuni suoi ricordi di quel periodo.

LE RESPONSABILITÀ DEGLI EDUCATORI
– “Nel film è molto forte la dimensione storica, tra vecchio e nuovo, con tutto il fascino che queste dimensioni portano con sé” – ha dichiarato Salvatores, che poi ha proseguito –  “volevo analizzare la storia di due ragazzi che crescono insieme in un’età complicata, mentre il mondo cambia e crolla: le loro difficoltà raddoppiano. Mi piaceva indagare il tema dei giovani e dei loro maestri. Ritengo che chiunque abbia un ruolo educativo, un politico, un insegnante, o semplicemente un genitore, debba assumersi anche la responsabilità di non essere amato, di prendere una posizione, di schierarsi, di accettare le critiche che inevitabilmente conseguono all’esercizio del suo compito”. Il libro come il film indagano il tema della violazione della legge, attraverso un ribaltamento della prospettiva: la criminalità è affrontata dalla parte di chi la compie. La narrazione induce il lettore a riflettere sui concetti di legge e crimine, e sulla labilità del confine che li separa. Una prova difficile per il regista, premio Oscar nel 1992 per “Mediterraneo”, che infatti ha detto: “Sono stato costretto a uscire dal mio guscio protettivo, a misurarmi con situazioni complicate, anche dal punto di vista tecnico. Questo film è un’opera prima, in un certo senso”.

LITUANIA E TATUAGGI – Durante l’incontro sono emerse alcune curiosità relative alla trasposizione cinematografica, come il fatto che, essendo il film girato a Vilnius, in Lituania, dove la lingua ufficiale è il lituano, la troupe ha dovuto tradurre qualsiasi scritta – cartelli stradali, targhe delle automobili, persino le indicazioni sui pacchetti di sigarette – usando l’alfabeto cirillico.  Un’altra particolarità è legata ai tatuaggi, che come ha dichiarato Lilin, sono stati disegnati da lui stesso e resi verosimili per le riprese attraverso un particolare procedimento, in modo che i disegni ricordassero i tatuaggi grossolani e poco definiti che si realizzavano con le bacchette. Il regista ha inoltre raccontato delle difficoltà incontrate durante le riprese, soprattutto legate alla rigidità del clima, e qualche aneddoto su Malkovich che nel film interpreta nonno Kuzja, un patriarca solenne e un maestro fondamentale per il giovane protagonista.

27 febbraio 2013

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