Cosa ci svela lo Zen sull’arte di lasciare andare

Un classico della filosofia del Novecento torna a parlarci: “Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” di Eugen Herrigel racconta il cammino interiore della disciplina, dell’attesa e del lasciar anda

Cosa ci svela lo Zen sull'arte di lasciare andare

Lasciar andare è una delle espressioni più abusate del nostro tempo. La ripetiamo come un consiglio facile, una formula di conforto, spesso senza sapere davvero cosa significhi. Eppure, lasciar andare non è rinunciare, né smettere di desiderare. È un gesto complesso, che richiede disciplina, attenzione e una profonda fiducia nel tempo.

“Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” di Eugen Herrigel ci accompagna proprio lì: in quel punto sottile in cui l’azione smette di essere forzata e diventa necessaria. Non ci insegna come colpire un bersaglio, ma cosa accade quando smettiamo di volerlo dominare. In un mondo che ci chiede continuamente di controllare, accelerare, produrre, questo libro ci propone una direzione diversa: imparare a stare.

Pubblicato per la prima volta a partire dagli appunti del 1936 e tornato oggi in una nuova edizione per Ubilibri, impreziosita dagli acquerelli di Nicola Magrin e da una postfazione di Agnese Grieco, questo testo continua a parlare al presente perché tocca una questione essenziale: come stare nel mondo senza forzarlo.

“Lo zen nell’arte del tiro con l’arco” Apprendere senza possedere: il cammino dello Zen

“Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” racconta l’esperienza di Eugen Herrigel, professore di filosofia a Heidelberg, che negli anni Venti si trasferisce in Giappone e decide di avvicinarsi al kyūdō, l’antica disciplina del tiro con l’arco. Ma quello che inizia come un apprendistato tecnico si trasforma presto in un percorso radicalmente diverso: non si tratta di imparare a colpire un bersaglio, bensì di trasformare il proprio modo di essere.

Il maestro giapponese che guida Herrigel non corregge la postura con spiegazioni razionali, non insegna “come fare”. Chiede, piuttosto, di attendere, respirare, ripetere. Di lasciar cadere l’ansia del risultato. L’arciere deve diventare vuoto, disponibile, attraversabile dal gesto. Solo allora, l’arco scocca la freccia “da sé”.

Il libro mostra come lo Zen non sia una filosofia astratta, ma una pratica che riguarda il corpo, il tempo, l’attenzione. Il tiro con l’arco diventa una metafora potente del percorso interiore: finché vogliamo arrivare, non arriviamo; finché vogliamo controllare, sbagliamo. È una lezione che entra in attrito con la mentalità occidentale della prestazione, e proprio per questo risulta oggi sorprendentemente attuale.

“Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” Eugen Herrigel, Ubilibri

In “Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco”, Eugen Herrigel racconta il proprio spaesamento di fronte a una disciplina che rifiuta le categorie a cui è abituato. Non c’è progresso misurabile, non c’è un traguardo chiaro, non c’è una ricompensa immediata. Il bersaglio, paradossalmente, non è l’obiettivo principale.

Il cuore del libro sta proprio in questa tensione: l’apprendimento come perdita di controllo. Herrigel scopre che l’atto autentico nasce solo quando il soggetto smette di imporsi sull’azione. Il gesto corretto non è il frutto della volontà, ma dell’abbandono. Non è l’io che agisce, ma qualcosa che accade attraverso l’io.

Leggere oggi “Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” aiuta a rimettere in discussione il nostro rapporto con il tempo e con l’efficienza. In un mondo che ci spinge a fare sempre di più, questo libro insegna l’arte del fare meno, del restare, dell’attendere il momento giusto. Non propone una fuga dalla realtà, ma una diversa qualità di presenza.

La nuova edizione Ubilibri restituisce al testo una dimensione visiva e sensibile: gli acquerelli di Nicola Magrin accompagnano il lettore in un paesaggio interiore fatto di silenzi, respiri e spazi aperti, mentre la postfazione di Agnese Grieco contestualizza l’opera come una vera e propria pietra miliare del pensiero spirituale contemporaneo.

Chi è Eugen Herrigel

Eugen Herrigel (1884–1955) è stato un filosofo tedesco, professore all’Università di Heidelberg, noto soprattutto per aver introdotto il pensiero zen in Europa attraverso un’esperienza diretta e vissuta. Il suo interesse per la mistica orientale nasce da una ricerca filosofica profonda sul rapporto tra soggetto e azione, volontà e conoscenza.

Il soggiorno in Giappone segna una svolta decisiva nel suo percorso intellettuale. L’incontro con lo Zen lo porta a mettere in crisi l’impianto razionalista occidentale, aprendo lo spazio a una forma di sapere non concettuale, incarnata, esperienziale. “Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” non è un trattato, ma una testimonianza: il racconto di un attraversamento che trasforma chi lo compie.

Herrigel non scrive per insegnare lo Zen, ma per mostrare cosa accade quando ci si espone davvero a un’altra visione del mondo. È questo che rende il suo libro ancora vivo: non la pretesa di spiegare, ma il coraggio di raccontare un cambiamento.

“Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” è un libro che fa bene perché restituisce valore all’attesa, al silenzio, all’incompiuto. In un presente dominato dalla velocità e dalla performance, insegna che non tutto ciò che conta può essere forzato.

Leggerlo oggi significa concedersi il tempo di stare in ascolto, di sospendere il giudizio, di accettare che il senso non sempre coincide con il risultato. È un libro che non promette soluzioni, ma offre una postura diversa davanti alla vita: meno aggressiva, più presente, più umana.