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Conversazione con Paolo Grugni

Conversazione con Paolo Grugni

 

Paolo Grugni attualmente vive a Berlino. È autore di Let it be (Mondadori, 2004), Mondoserpente (Alacran, 2000), Aiutami (Barbera, 2008), Italian Sharia (Perdisa, 2009) L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2011), La geografia della piogge (Laurana, 2012), L’antiesorcista (Novecento, 2015), e infine di Darkland (Melville, 2015), un thriller sulle radici culturali del nazismo ambientato della Foresta Nera e pubblicato a settant’anni dal processo di Norimberga.

 

Ho letto l’ultimo libro di Paolo Grugni, Darkland. Prima di parlare di questa interessante opera voglio chiedere all’autore di riassumere per i lettori di Libreriamo il percorso che, ormai undici anni fa, lo ha portato a pubblicare il suo primo romanzo, Let it be, e poi a proseguire con i romanzi successivi. Lei scriveva già per mestiere, in realtà…

Ho lavorato come giornalista e come autore televisivo. Ma sentivo che al mio scrivere mancava qualcosa. Per cui, nel 2002, ho deciso di provare a fare quello che veramente volevo: lo scrittore. Le cose sono andate nel verso giusto e nel 2004 ho esordito con Let it be. Da allora non ho più smesso, ho pubblicato tutto quello che ho scritto, e direi che posso ritenermi moderatamente soddisfatto.

 

Quasi nessuno, ormai, fa lo scrittore a tempo pieno. Lei, che vanta una ricca produzione nel giro di pochi anni, come incastra il tempo per la scrittura letteraria tra gli impegni di altro tipo?

Da qualche anno ho eliminato tutti gli impegni, per cui, almeno io, faccio lo scrittore a tempo pieno, sette giorni su sette, tranne una decina di giorni di vacanza all’anno. Bello, ma molto faticoso da un punto di vista mentale. Non stacco mai.

 

Veniamo adesso a Darkland. Immagino che la stesura sia stata preceduta dalla ricerca e dallo studio di fonti storiche. E immagino che calare i risultati di questa ricerca in una storia inventata sia stato impegnativo. Aveva da tempo in mente le vicende di un professore non troppo fortunato con le donne e di un ex poliziotto ossessionato da una storia d’amore dai risvolti tragici e da un’indagine non riuscita, le cui strade si incrociano?

Tutto è partito qualche anno fa, quando ebbi un’intuizione (che poi si è rivelata esatta) sulle vere radici dell’odio razziale dei nazisti nei confronti degli ebrei, intuizione che ha portato a una totale rivalutazione del popolo ebraico. Per cui avevo in mente di scrivere un romanzo che parlasse di questo, ma la storia dei due antieroi mi è venuta dopo, dopo molti studi e altrettante ricerche, alcune delle quali svolte direttamente nella Foresta Nera, dove si svolge il romanzo. Per quanto riguarda la stesura, ho deciso di riprendere (come ne L’odore acido di quei giorni) gli stilemi del thriller e di adattarli a un romanzo che ripercorresse vicende storiche a noi vicine. Stilemi che, grazie a un’ambientazione cupa, gotica e piovosa, si adattano perfettamente alla narrazione.

 

Nel suo libro si offre del nazismo una chiave di lettura che punta soprattutto sugli esperimenti compiuti dal famigerato Mengele su cavie umane. Ho trovato molto interessante la tesi secondo cui – al di là della propaganda destinata a far presa sulle masse – l’antisemitismo dei tedeschi non si fondava sulla considerazione degli ebrei come razza inferiore. Su quali fonti si basa la sua ricostruzione?

Tutte le fonti sono citate nella bibliografia al termine del libro. Sono i libri nei quali ho cercato le prove della mia intuizione, ma in fondo era già tutto scritto nel Mein Kampf di Adolf Hitler. Basta leggerlo con attenzione. E non capisco come a diversi storici di professione (tranne a Giorgio Galli) siano sfuggiti o ignorati alcuni passaggi che invece ritengo fondamentali.

 

Parliamo di Paolo Grugni lettore. Qual è l’ultimo libro che ha letto? E l’ultimo che l’ha fatta appassionare? E il libro o l’autore che ha amato di più in assoluto?

Dalla scorsa estate vivo a Berlino, per cui sono andato a rileggere Addio a Berlino di Christopher Isherwood, romanzo su una città dove si addensano man mano le nubi naziste. L’ultimo che mi ha fatto appassionare è invece un capolavoro di Erich Maria Remarque, L’obelisco nero, ambientato durante la Repubblica di Weimar. Anche qui, alla fine, il futuro si fa fosco. Il libro che mi ha segnato maggiormente è Opinioni di un clown di Heinrich Böll, mentre l’autore da me più amato è invece Thomas Bernhard.

 

Le va di dire a cosa sta lavorando attualmente?

Da qualche mese ho finito il primo episodio di quella che spero sarà una lunga saga sulla storia d’Italia parallela a quella della mafia. Attualmente vivo però a Berlino, in quanto sto scrivendo un romanzo ambientato alla fine degli anni Settanta nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Dopo il nazismo, il comunismo. E poi? La guerra civile irlandese. Belfast mi aspetta…

 

La ringrazio per il suo tempo e le sue risposte.

Grazie a voi per avermi dedicato il vostro.

 

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