Concita De Gregorio, ”L’amore è la colla che riesce a mettere insieme i pezzi degli essere umani”

''Ho voluto raccontare una situazione comune a tutti quanti, la storia di Irina è stata solo un pretesto. Ho voluto analizzare in che modo è possibile ripartire dopo un trauma''. Con queste parole introduce la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio...

“Mi sa che fuori è primavera”, l’ultimo libro della scrittrice, è un romanzo ispirato “da storia di cronaca e dall’incontro con la protagonista”; trattasi di Irina Lucidi, la mamma di Alessia e Livia, due gemelle scomparse dal gennaio 2011, portate via dal padre e scomparse dopo il suicidio di quest’ultimo. Un libro che contiene un messaggio di speranza.

 
MILANO – “Ho voluto raccontare una situazione comune a tutti quanti, la storia di Irina è stata solo un pretesto. Ho voluto analizzare in che modo è possibile ripartire dopo un trauma”. Con queste parole introduce la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio il suo ultimo libro “Mi sa che fuori è primavera”, un romanzo ispirato “da storia di cronaca e dall’incontro con la protagonista”; trattasi di Irina Lucidi, la mamma di Alessia e Livia, due gemelle scomparse dal gennaio 2011, portate via dal padre e scomparse dopo il suicidio di quest’ultimo.

 
SUPERARE IL TRAUMA ATTRAVERSO LA PAROLA – Irina è andata a bussare alla porta della giornalista Concita De Gregorio, per ricomporre tutti i pezzi, per ricostruire i frammenti come si ripara un oggetto rotto. “Irina – afferma l’autrice – aveva bisogno di affrontare il trauma attraverso la parola. Non sapendola scrivere, ha deciso di rivolgersi a me. La storia, i dettagli dell’inchiesta, rimangono sullo sfondo, nella dimensione del ricordo. Il mio non è stato un lavoro giornalistico. Il tema è ricostruire un percorso, che è poi il valore della letteratura, che esercita una funzione, in questo caso, rigenerante e costitutiva dell’esistenza in vita. La parola è una forza capace di costruire, di dare senso, di rigenerare. In che modo? “Bisognava mettere in scena il percorso di ricostruzione dei pezzi. Perciò ho deciso di ricostruire questo “oggetto rotto” attraverso la scrittura e la parola. Le lettere sono un modo per raccontare la stessa storia attraverso un timbro diverso e con dei dettagli diversi, a seconda del destinatario. Molti episodi sono presi dalla storia della mia vita. Quando hai un danno, la parola riesce a risarcirti in modi diversi. Insieme alle lettera, ho utilizzato anche degli elenchi come se stessi scrivendo un diario personale”.

 
SCRITTURA TERAPEUTICA – L’autrice sottolinea come la scrittura di questo libro non sia stato solo un esercizio di scrittura, ma un percorso personale. “Ho scelto di raccontare questa storia perché mi è arrivata dentro. Quindi ho sentito il bisogno di spiegare il perché di questa necessità di raccontare questa storia, non solo per il piacere di farlo. E’ una storia che ci permette di capire come uscire da situazioni che sembrano senza uscita, qualunque esse siano: un lutto, mancanza di lavoro, la perdita di un amore, un problema economico grave.

 
CONCITA E IRINA – Concita De Gregorio sottolinea la forza di volontà e la voglia di reagire della stessa Irina. “Mi ha fatto impressione: è venuta a parlarmi di una storia di solitudine con una forza ed una lucentezza uniche. Ci sono dei momenti in cui ti senti veramente solo quando le cose non vanno. Anche io sono una persona sola: ritengo che più si è esposti alla visibilità e si è apparentemente pieni di relazioni, più si sono ristrette le persone su cui si può contare”. Una donna molto simile a lei. “Irina è una donna che mi somiglia, con un autonomia culturale, sociale ed economica che la rende libera. Quando le è capitato quel che le è capitato, è rimasta letteralmente sola: una storia da romanzo russo, dell’ ‘800”.

 
NORMALITA’ VIOLENTA – Dal colloquio con Irina, esce un ritratto del marito impeccabile, ma al tempo stesso violento. “Quella che noi chiamiamo normalità è una battaglia vinta da una parte di noi che controlla l’altra. Tutti noi camminiamo in bilico sul baratro. Se analizziamo le vite di tutti, troviamo sempre un elemento di psicosi, di autolesionismo. Il marito aveva un padre con manie suicida. Inoltre era svizzero, un ambiente dove la vita è regolata dalla forma, che diventa sostanza. Quando vivi in un mondo ordinato dalla forma, che diventa sostanza, fai più fatica ad individuare che cosa è  rigidità patologica e cosa è procedura. Segnali “violenti”, ma in una forma impeccabile, rispetto ai quali non si hanno gli strumenti per rispondere in maniera adeguata. In molte donne, inoltre, c’è sempre la presunzione di essere capaci di gestire il pericolo che proviene dal proprio compagno, accettando segnali che, in realtà, sono dei veri e propri campanelli d’allarme”.

 
L’AMORE, LA COLLA CHE UNISCE TUTTO – Ispirato da una storia finita male, il libro “Mi sa che fuori è primavera” contiene al suo interno un messaggio positivo, di speranza. “La vita non finisce dopo un lutto. La natura ha fato in modo che il dolore, da solo, non uccide. L’estinzione della vita stessa non è di per sé un fatto di natura. Ciò vale in tutti i tipi di dolore: se resti chiuso, non capiterà mai di trovare una persona che ti aiuti ad affrontare e superarlo. La storia di questo libro ci insegna che è l’amore la colla che riesce a mettere insieme i pezzi degli essere umani”.
 
17 giugno 2015
 
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